L’ex subcommissario Giacomo Papa: “Da 20 anni la sanità è depredata da una lobby politico-affaristica”
Anche il sindaco di Petacciato e presidente Cosib Di Pardo interviene nel dibattito ricordando che “chi oggi si erige a difensore dei ‘diritti dei cittadini’ dovrebbe conoscere bene la norma. Era a Roma in quel periodo e non nelle vesti di turista ma per difendere gli interessi del Molise e dei Molisani. E invece non è stato fatto nulla”.
Michele Iorio, a lungo Goveratore del Molise, chiede le dimisssioni di Donato Toma “anche dal ruolo di presidente della Regione”, lo accusa di vittimismo e inadeguatezza. Il clima in Molise è a temperatura altissima, tra polemiche, veleni reciproci, partiti dilaniati dalla querelle sulla sanità che tiene banco e si accinge a essere per l’ennesima volta terreno di scontro della imminente campagna elettorale (in Molise si vota il 25 e 26 giugno).
In questo contesto, nel bel mezzo del passo indietro di Donato Toma che dopo la telefonata di Tajani ha sospeso l’iter per le dimissioni da commissario alla sanità, arrivano le parole di Giacomo Papa affidate a un post facebook: “Si può fare finta di non capire ma la realtà è una sola: negli ultimi vent’anni la sanità molisana è stata depredata da una lobby affaristico politica, trasversale a tutti gli schieramenti, che ha beneficiato della protezione di quanti erano istituzionalmente chiamati a vigilare sul rispetto della legge. In Molise non servono più soldi ma persone serie e preparate che abbiano a cuore le sorti delle future generazioni e non solo quella dei propri familiari”.
L’ex sub commissario alla sanità per il rientro dal debito, oggi tornato a essere il consulente giuridico di Toma, ha mollato l’incarico assegnatogli dal Consiglio dei Ministri il 22 febbraio scorso per “il venir meno delle condizioni che mi avevano indotto ad accettare l’incarico”, dopo un incontro a Roma con i funzionari del Ministero della Salute che è stato – parole sue – oltremodo deludente. Del resto, se la situazione in Molise è arrivata a questo braccio di ferro tra pubblico e privato, la ragione va ricondotta anche a una mancanza di chiarezza e disposizioni precise da parte dei tavoli ministeriali preposti al monitoraggio della sanità. Michele Iorio, che ha intenzione di candidarsi al vertice della Regione Molise, ha posto l’accento sull’accordo di radioterapia che ha “riportato la situazione nell’alveo della normalità”, mettendo così Toma (che non ha partecipato alla firma di quell’accordo, i cui contenuti peraltro non sono nemmeno stati resi noti) all’angolo e indicandolo come il responsabile del disastro che si è verificato in Molise.
Ma Giacomo Papa richiama alla memoria il passato, e nemmeno tanto lontano, in cui Iorio governava il Molise e ha contribuito a generare il cosiddetto disavanzo sanitario. “Iorio, per oltre 10 anni presidente della Regione Molise – scrive ancora, accompagnando le parole a una immagine di Pinocchio – è la stessa persona che nei primi sette anni del 2000, da Presidente della Regione, ha generato il disavanzo sanitario e costretto il Molise a subire il commissariamento, la stessa persona che da commissario alla sanità ha assunto decreti ‘farlocchi’, tanto da essere a sua volta commissariato”.
Sono stati diversi i commissari ad acta alla sanità del Molise, e obiettivamente va detto che nessuno ha segnato la svolta auspicata, nè ha preso in mano la situazione affrontando il nodo centrale: si poteva fare qualcosa prima che si arrivasse a questo punto, ma non è stato fatto. La sanità in Molise è commissariata da luglio 2009, perchè il deficit era arrivato a livelli altissimi (oggi siamo a 150 milioni di euro di disavanzo). Proprio Michele Iorio è stato il primo commissario, dal 2009 al 2012. Dopo di lui è arrivato Filippo Basso (2012/2013), quindi Paolo Di Laura Frattura, che è stato commissario per sei anni, fino al 2018. In seguito, su pressione del Movimento 5 Stelle, è arrivato il generale Angelo Giustini, rimasto in carica dal 2018 al 2021, e dunque negli anni della pandemia. Indagato, Giustini si è dimesso lasciando spazio a Flori Degrassi, che è rimasta in carica solo sei mesi, fino all’agosto 2021 quando il Consiglio dei Ministri di Mario Draghi ha nominato Donato Toma, tuttora commissario (salvo ratifica delle dimissioni annunciate).

Oggi, sempre su facebook, il sindaco di Petacciato Roberto Di Pardo che è anche presidente del Consorzio per lo Sviluppo Industriale, ricostruisce i vari commissariamenti alla sanità del Molise e interviene nel dibattito sottolineando alcune carenze considerate insormontabili degli anni pregressi. “Gli standard ospedalieri, nel rispetto di una norma del 2012, sono stati licenziati nel 2015 (Lorenzin ministro). I nostri 4 parlamentari all’epoca non mi sembra abbiano alzato barricate, seppur il governo era del loro stesso colore politico per 3 di loro, per contrastare l’adozione di questo provvedimento. Il presidente della Regione Frattura avrebbe potuto chiedere una deroga o non licenziare in conferenza Stato/Regioni il provvedimento che regolava gli standard ospedalieri, ma non è stato fatto (addirittura dai verbali risulta assente) e nessun assessore regionale dell’epoca sollevò rilievi. Oggi per molto meno si chiedono le dimissioni”.
“Chi oggi si erige a difensore dei ‘diritti dei cittadini’ – prosegue Di Pardo – dovrebbe conoscere bene la norma… Era a Roma in quel periodo e non nelle vesti di turista ma per difendere gli interessi del Molise e dei Molisani. Dal 2018 al 2022 i rappresentanti molisani a Roma, 4 del Movimento 5 Stelle, hanno prodotto proposte di legge per favorire il Molise? Agli atti non risulta. Tranne una azione ‘eclatante’ di uno che, pur facendo parte del governo, si incatenò perché il suo ministro non lo riceveva… Di Marzio e Testamento non mi risulta fecero nulla. Federico ha accompagnato una delegazione di sindaci a Roma dai tecnici che hanno ribadito l’ovvio: fino a quando non c’è una modifica legislativa (dm 70/2015) nulla si può fare di diverso“.
Inevitabile la domanda: cosa si può fare oggi? Di Pardo chiude così: “Un decreto che deroghi il Molise al rispetto della Balduzzi, disponga un azzeramento del deficit e una maggiore spesa sanitaria pro capite necessitata da questioni oggettive come la bassa densità abitativa che non permette di avere un ospedale di II Livello facilmente raggiungibile da tutti i Molisani. Gli accordi di confine non possono essere la soluzione, considerando anche che il vicino Abruzzo ha notevoli difficoltà a farsi riconoscere come ospedali di II livello Pescara e L’Aquila. Per venirne davvero fuori serve un decreto che riveda gli standard ospedalieri per quei territori che hanno una bassa densità abitativa. La regione Molise non può essere paragonata ad un quartiere di una grande città. La sanità non si fa solo con i numeri, ma calando gli stessi nei contesti territoriali, contestualizzandoli”.



