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Consiglieri surrogati, M5S: “Centrodestra imploso. Legge legittima, i risarcimenti eventuali si devono accertare”. Fanelli (Pd): “Avete aiutato voi la maggioranza”

I consiglieri Greco, Primiani, De Chirico e Fontana dopo la sentenza della Cassazione: “Non potranno essere eletti con una causa in corso contro la Regione”. Domani rientreranno in Consiglio Antonio Tedeschi e Filoteo Di Sandro, reintegrati dal presidente Micone. Le opposizioni potrebbero presentare una mozione di sfiducia. Micaela Fanelli (Pd) risponde alle dichiarazioni di Andrea Greco

Domani, 7 marzo, i consiglieri regionali Antonio Tedeschi e Filoteo Di Sandro torneranno in Consiglio. Il presidente del Consiglio Salvatore Micone ha già provveduto al reintegro. Una questione spinosa, anzi campale, a poco più di tre mesi dal voto. Cosa succederà alla maggioranza Toma? Reggerà l’urto delle opposizioni che potrebbero proporre mozioni di sfiducia per farla cadere prima della fine del mandato?

Sintetizzando quanto successo nei giorni scorsi, gli allora consiglieri Antonio Tedeschi, Filoteo Di Sandro, Paola Matteo e Massimiliano Scarabeo, nel 2020 furono estromessi dal consiglio regionale. Accadde perché, in corso di legislatura, l’Assise votò la nuova legge elettorale e quindi l’eliminazione della surroga che permetteva ai primi dei non eletti di sedere fra i banchi di Palazzo D’Aimmo al posto degli assessori. Legge che fu applicata in corso d’opera e che impedì agli stessi di partecipare ai lavori del Consiglio. Da quel momento sono trascorsi tre anni ma anche tre gradi di giudizio.

In primo grado e poi in Appello i giudici avevano rigettato il ricorso di Antonio Tedeschi e Filoteo Di Sandro. Qualche giorno fa, però, è arrivato il verdetto della Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso degli avvocati Massimo Romano, Giuseppe Ruta e Margherita Zezza e ha sostanzialmente scritto nero su bianco: “Antonio Tedeschi e Filoteo Di Sandro non sono mai decaduti” perché quella legge, votata dai consiglieri regionali del Molise (centrodestra e M5S), si “poteva applicare per l’avvenire ma non certamente in corso d’opera”.

Di questo e di tanto altro hanno parlato i consiglieri del Movimento5Stelle Greco, Primiani, De Chirico e Fontana (assenti Manzo e Nola, ndr). “E’ evidente che c’è stata una strumentalizzazione da parte di alcuni soggetti politici su questa questione – esordisce il capogruppo Greco –. Il centrodestra, dopo cinque anni di attività percussiva del Movimento5Stelle, possiamo dire che è definitivamente imploso”.

Queste le ‘medaglie al petto’ che si auto-riconoscono: “I primi dei non eletti che fanno causa agli eletti, in una sorta di royal rumble giudiziaria in cui se le suonano di santa ragione nei tribunali. L’unico che non si è opposto all’eliminazione della surroga è stato nominato in maniera illegittima nel Consorzio industriale di Bojano-Campobasso, un fatto che è valsa una indagine con imminente e più che probabile richiesta di rinvio a giudizio per otto componenti del centrodestra molisano. Aggiungiamo che la nostra attività sulla sanità ha indispettito l’azionista di maggioranza Patriciello che si è messo contro tutta la coalizione, siamo riusciti per il trasporto pubblico locale a far prendere posizione a Giuseppe Larivera contro il centrodestra che aveva detto di aver sostenuto. Quindi, è innegabile che la nostra attività ha demolito il centrodestra che è a pezzi a livello politico”.

Addentrandosi nella vicenda giudiziaria, “smentiamo la prima grande bugia che è stata detta: l’eliminazione della surroga non è mai stata dichiarata incostituzionale. Il famoso emendamento Toma-Greco è in vigore, legittimo e esplica i suoi effetti, visto che ci permetterà di tornare al voto senza un meccanismo perverso che permette di avere le porte girevoli in Consiglio regionale dove le persone entrano ed escono a piacimento del presidente di turno”.

Poi la ‘bordata’ alla probabile futura alleata, la capogruppo del Pd Micaela Fanelli: “Quella norma fu una legge porcata voluta dal governo di centrosinistra a trazione Vincenzo Niro a quattro mesi dal voto. Oggi il Pd con la Fanelli si affanna a dire che le leggi non si cambiano durante il gioco. Quella norma fu scritta per impedire che il M5S vincesse le elezioni, questa è la verità”.

Ma a domanda precisa sulla più che possibile alleanza con il Partito Democratico, gli esponenti del partito di Conte hanno ribadito che “il dialogo prosegue, fermo restando che la condizione è che non si facciano rientrare i cosiddetti transfughi del centrodestra e che non si apre a Calenda e Renzi”.

Per quanto concerne il probabile risarcimento ai consiglieri rientranti in Consiglio, “anche su questo ho sentito balle incredibili – prosegue Greco –. L’unica persona che capisco che sostenga questa tesi è l’avvocato Massimo Romano, a cui faccio i complimenti assieme a Ruta e Zezza perché il loro lavoro l’hanno saputo fare in modo egregio. La Cassazione, con una sentenza che nessuno si aspettava tant’è che è un unicum, non dà il diritto di risarcimento immediato per Antonio Tedeschi e Filoteo Di Sandro ma stabilisce un principio. Successivamente questo principio dovrà essere eventualmente quantificato da un giudice, si tornerà a un giudizio ordinario per stabilire il danno eventuale da quantificare”.

Ipotizzando una possibile cifra da dover risarcire, i consiglieri pentastellati aggiungono che “l’indennità è composta da indennità di carica, 6mila euro lordi al mese, quella di funzione e i 4.500 euro di rimborso mandato. Di queste tre voci toccherà vedere dopo i tre gradi di giudizio quale percentuale dell’indennità di carica spetterà ai ricorrenti, più altri eventuali danni tutti da quantificare. Ci vorrà tempo”.

E poi l’ultima, importante, sottolineatura: “In tutto ciò, queste persone fanno politica e se dovessero essere eletti non potranno avere una causa in corso contro l’ente, questo sarebbe motivo di ineleggibilità, significa che entro 60 o 90 giorni dalla proclamazione dovranno rinunciare alla causa contro la Regione. Quindi il terrorismo mediatico fatto dai consiglieri surroganti non trova appiglio politico e giuridico”.

Micaela Fanelli

Arriva a stretto giro la replica di Micaela Fanelli, capogruppo Pd in Consiglio. “le dichiarazioni di Andrea Greco – scrive – sono incredibili. I fatti sono questi e inconfutabili: lui ha portato il suo movimento ad appoggiare una decisione illegittima di Toma e del centrodestra. Noi (io, Facciolla e Iorio) abbiamo eccepito che era inopportuna e anche sbagliata sul piano etico e politico, oltre che palesemente contro legge. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione e ha dato torto a Greco e al suo emendamento a doppia firma con Toma. Che io faccia notare la mia distanza da questo comportamento è il minimo, stante la gravità di quanto successo”.

“Non ci voleva un genio del diritto per capirlo – aggiunge Fanelli – i fatti erano ben chiari ben prima della sentenza della Cassazione. Ora Greco prova a dire che questa verità rende complicato un accordo PD/5stelle. E perché? Perché si dice che quell’emendamento era sbagliato? Eh beh, capita e non per questo può prendersela con qualcuno.
Perché, più che attaccare me, dovrebbe spiegare ai molisani il vero risultato politico di questa vicenda: appoggiare un emendamento che palesemente ha aiutato Toma a ricompattare la maggioranza, cacciando i consiglieri della sua stessa compagine che avevano iniziato a contestarlo, minacciando di non votare il Bilancio e di interrompere quindi la legislatura.
Le motivazioni che ho espresso in Aula, non per difendere Tedeschi, Scarabeo o chicchessia, erano motivazioni puramente giuridiche, riprese poi in giudizio anche dagli avvocati di Antonio Tedeschi, che hai pure lodato per l’esito della sentenza. E quindi, due pesi e due misure? Se lo dice il capogruppo Pd sbaglia e attenta all’alleanza, se lo scrivono gli avvocati e vincono la causa contro il tuo emendamento, invece sono bravi?
Scusami Andrea Greco, ma il risultato non è sempre lo stesso?
Come diceva Immanuel Kant: “Il diritto non deve mai adeguarsi alla politica, ma è la politica che in ogni tempo deve adeguarsi al diritto”.