Antibiotico resistenza, l’epidemiologo: “Nel 2050 ucciderà più del cancro”. Il Molise in un programma nazionale contro l’emergenza
Il docente Unimol di Igiene e Medicina Preventiva ci parla del progetto Spin Care (che si innesta sul piano nazionale di contrasto dell’antibiotico resistenza) i cui lavori – al Cardarelli – sono partiti a inizio anno. “Il partenariato è prestigioso e la nostra regione sarà tra quelle che forniranno indicazioni alle altre in tema di prevenzione delle infezioni a livello ospedaliero”
È una emergenza che non viene percepita come tale: parliamo dell’antibiotico resistenza e ce lo conferma il professor Giancarlo Ripabelli, docente tra le altre cose di Medicina Preventiva ed Epidemiologia all’Unimol e – sulla scorta del Protocollo d’Intesa siglato tra Università ed Asrem – incaricato presso il Cardarelli della gestione di un programma assistenziale a tema – appunto – igiene ed epidemiologia.
“Perché in Italia abbiamo un problema di elevati tassi di antibiotico resistenza soprattutto in ambito nosocomiale”, ammette Ripabelli che, in realtà, la sua attività al Cardarelli la sta portando avanti da diversi anni (dal 2014), sebbene solo ora sia stato ricevuto l’avallo del Ministero relativo al Protocollo tra i due enti (Università e Azienda Sanitaria, appunto). “Ci occupiamo del controllo delle infezioni in ambito ospedaliero, dunque anche della sicurezza del paziente e della valutazione della situazione igienico-sanitaria-ambientale delle strutture sanitarie. Facciamo insomma sorveglianza e prevenzione. Ma chiaramente il momento in ospedale, certo importante, non è il solo necessario: il contrasto all’antibiotico resistenza parte dal territorio”. E cioè? “Fondamentale in particolare l’appropriatezza prescrittiva degli antibiotici oltre naturalmente alle determinanti in ambito ambientale (pensiamo solo al controllo delle acque) e alla sicurezza alimentare”.
D’altra parte è la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità che ‘avverte’ del problema. Si stima che fino a 10 milioni di persone potrebbero morire ogni anno entro il 2050 a causa della resistenza antimicrobica, così in un nuovo – recente – rapporto pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente. Il professore Unimol rimarca che “nel 2050 l’antibiotico resistenza ucciderà più del cancro”.
Il problema però è drammaticamente sottovalutato, se non a livello scientifico perlomeno dal punto di vista della popolazione. L’epidemiologo è consapevole di quel che sovente succede: utilizzo eccessivo di questi farmaci, prescrizioni mediche fatte con estrema facilità e spesso inappropriate, magari fatte senza neanche visitare il paziente, o ancora con il caso di persone che assumono questi medicinali speciali (spesso salvavita) senza aver prima sentito il professionista medico. “Prendere l’antibiotico quando non ce n’è bisogno non solo non aiuta la guarigione ma crea le condizioni per la comparsa dell’antibiotico resistenza”. Il che arreca danni non solo al singolo individuo ma all’intera comunità. Perché antibiotico resistenza significa impossibilità di curare certe malattie, ed è una prospettiva nefasta specie oggi che le malattie infettive sembrano ‘spuntare come funghi’.

Ma veniamo all’Italia (e al Molise) e a quello che si sta facendo, rispetto a cui l’Unimol gioca un ruolo di primo piano. Partiamo col dire che il nostro Paese ha istituito un Piano di contrasto all’antibiotico resistenza la cui nuova versione – come ci ricorda il prof Ripabelli – è stata da poco licenziata dalla Conferenza Stato-Regioni e coprirà il triennio 2022-2025. “Si tratta di un piano per fornire linee strategiche e indicazioni operative. E per affrontare l’emergenza attraverso un approccio multidisciplinare (noto agli addetti ai lavori come approccio One health, ndr)”. Non solo ospedale, come detto, ma anche territorio con le sue varie declinazioni.
Ebbene, su questo Piano nazionale si innesta un programma che ha validità di due anni (da 2023 a 2025) – tecnicamente Spin Care – e che vede coinvolte alcune regioni e alcuni enti scientifici. Tra questi il Molise con l’Unimol. “Abbiamo da poco (da inizio 2023) iniziato a lavorare. Appunto perché il Molise da quest’anno è una delle regioni che fa parte del programma di supporto al piano nazionale di contrasto. Si tratta di un progetto Ccm (del Centro controllo malattie del Ministero della Salute) e mai la nostra regione aveva partecipato a un progetto simile. Per noi è un grande motivo di orgoglio”. Anche perché – spiega Ripabelli – i partner progettuali sono prestigiosi. Ci sono le Regioni Sicilia e Piemonte con le Università rispettivamente di Catania e Torino, e c’è appunto l’Università del Molise. A coordinare tutto il progetto c’è poi l’Istituto superiore di Sanità.
Ma di cosa si tratta? “Lo Spin Care ha l’obiettivo di fornire una sorta di benchmark ad altre regioni, cioè di fornire standard utili agli altri territori per capire se il loro percorso verso il contrasto alla antibiotico resistenza sta andando nel verso giusto, ottenendo il risultato sperato, o se può essere migliorato e come”. Benchmark si può tradurre come ‘parametro di riferimento’, è una metodologia (usata in particolare, ma non solo, in ambito economico) che si basa sul confronto.
“Il Molise con la Cattedra di Igiene dell’Università è quindi ad un livello superiore rispetto al Piano nazionale perché sta lavorando per fornire alle Regioni italiane degli standard qualitativi. Non era mai successo”.
Chiaramente è troppo presto per avere risultati, essendo il progetto partito da una manciata di settimane. Ma il Molise vuole fare la sua parte in questa battaglia fondamentale per la salute umana.




