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Vodka contraffatta: sequestrate centinaia di bottiglie e denunciati i titolari dei locali

Le Fiamme gialle di Campobasso hanno operato controlli in tutta la provincia a seguito di un’inchiesta partita da Treviso. Le indagini sono in corso e potrebbero avere a breve nuovi risvolti. Al momento sequestrate oltre 400 bottiglie e denunciati i commercianti che le avevano messe in vendita. Si calcola un volume d’affari per oltre un milione di euro

L’inchiesta è partita da Treviso ed è finita anche in provincia di Campobasso. Le Fiamme Gialle del Veneto hanno sequestrato migliaia di bottiglie di vodka, con marchi contraffatti, di due note aziende produttrici. A Campobasso e dintorni ne sono state sequestrate 400 e le fiamme gialle hanno denunciato tutti i titolari dei locali. Bocche cucite al Comando di Piazza Palatucci. L’indagine, infatti, è ancora in corso.

Attraverso una serie di perquisizioni e sequestri iniziati nelle province del Nord Italia, i finanzieri del Gruppo di Treviso hanno tracciato la vendita di oltre 20mila bottiglie a numerosi commercianti di diverse Regioni italiane, fra cui anche quelli molisani. Che sono stati tutti denunciati. Ancora al lavoro sul territorio regionale, le fiamme gialle puntano a sottrarre dal mercato i prodotti contraffatti ancora disponibili per la vendita, per un giro d’affari complessivo che è stato stimato attorno ad un milione di euro.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Treviso, che procede per i reati di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi e ricettazione, hanno avuto origine da una segnalazione dell’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode, pervenuta tramite il II Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza, punto di snodo dei rapporti di cooperazione internazionale del Corpo. L’inchiesta della Finanza si avvale anche della collaborazione delle due aziende produttrici, vittime della contraffazione, che hanno denunciato la falsificazione dei contrassegni distintivi presenti sulle etichette della merce in vendita che viene prodotta in Georgia e venduta da un’azienda rumena ad alcuni importatori con sede a Milano e Torino, che la hanno introdotta in Italia tramite un deposito fiscale olandese.