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Radioterapia, la denuncia del Gemelli: “Tagliano le sedute, si profila il falso e reati contro la persona”

Conferenza stampa del presidente Stefano Petracca, con l’avvocato Fabio Verile e il direttore della Radioterapia oncologica Francesco Deodato: “Ci appelliamo al ministro Schillaci o entro pochi giorni saremo costretti a chiudere il reparto”. Ma fra i motivi elencano una serie di reati ipotizzati e commessi “sulla salute dei pazienti”

Non si parla di extrabudget nella conferenza stampa convocata d’urgenza dal Gemelli Molise. Il presidente Stefano Petracca, l’avvocato penalista Fabio Verile e il direttore della Radioterapia Francesco Deodato parlano di reati contro la persona,favoriti dall’entrata in vigore del nuovo decreto stabilito dalla struttura commissariale. Perché dal 6 febbraio “è accaduto l’insostenibile”, dicono all’unisono.

All’osso, ecco gli esempi portati in sede di denuncia pubblica: se l’oncologo radioterapista prevede per un paziente 23 sedute di radioterapia, quando la prescrizione arriva al medico oncologo del Cardarelli, chiamato a validarla, questi ne prescrive due.Se ne sono previste 89, questi ne prescrive una, il “che potrebbe significare morte o comunque lesioni gravissime” puntualizza l’avvocato Verile. “Tutto avviene peraltro senza la visita del paziente e senza neanche conoscerlo”. Ma come può un medico oncologo, seppure di un altro ospedale, arrivare a questo? “Perché all’oncologo del Cardarelli, l’ispettore della struttura commissariale, laureata in scienze politiche, ha imposto il taglio delle cure e poco importa se quel taglio rischia di uccidere il paziente”.

I toni sono accesi. Ad aprire la conferenza stampa c’è il presidente del Gemelli Stefano Petracca, che in pochissimi minuti, dopo l’appello rivolto al Ministro della Salute Orazio Schillaci affinchè “intervenga rapidamente, da parte nostra siamo disposti ad incontrarlo ad ogni ora del giorno e della notte”, annuncia: “Entro fine mese non prenderemo più in carico pazienti di fuori regione, dopodiché continueremo soltanto con i pazienti in trattamento e saremo quindi costretti a chiudere il reparto”.

Il motivo lo fa spiegare prima all’avvocato Verile e poi, per l’aspetto medico scientifico, passa la parola al professore Deodato.

“Lo stravolgimento imposto dal decreto commissariale aveva già destato dubbi per l’applicazione pratica dello stesso. Eppure a convalida delle nostre obiezioni sui criteri adottati in merito alle prescrizioni che devono passare per una struttura che non conosce né visita il paziente, abbiamo fornito anche i pareri del Collegio nazionale universitario che scrive al subcommissario invitandolo a desistere da un’azione tanto scellerata; e lo scrive anche l’Associazione italiana della radioterapia e oncologia clinica”.

E’ un fatto che i pazienti oncologici muoiono o si salvano anche per questioni di tempi e dunque il Gemelli nel passaggio alla convalida delle prescrizioni mediche aveva fatto presente che i tempi richiesti potrebbero “essere fatali”. Ma Verile va oltre “perché è accaduto qualcosa di più grave”.

E spiega:  “La validazione medica del piano di trattamento radioterapico è stata affidata dalla struttura commissariale ad un oncologo del Cardarelli. Di per sé l’oncologo non ha competenze specifiche ma passi anche questo fatto, seppur grave. Sta di fatto che quando questo medico riceve le prescrizioni del professore Deodato, che è radioterapista oncologo, e chiede ‘23 schermature personalizzate’ cosa fa l’oncologo del Cardarelli? Senza visita, senza conoscere il paziente né la sua storia clinica, valida soltanto due schermature. Deodato quindi lo chiama e chiede spiegazioni ma dall’altra parte, l’oncologo risponde: ‘Hai ragione ma mi hanno detto, ordinato e imposto di fare così perché le devo eliminare’. E chi lo ha imposto? Una dottoressa in scienze politiche, ispettore dell’Asrem. Una gravità inaudita. E lo è anche la scelta di un medico che prende ordini da una laureata in scienze politiche. E di fatto emette una certificazione falsa, senza visita e con la certezza che ove fosse somministrata la terapia o questa non sortisce alcun effetto o il paziente muore”.

A questo punto parla di “delitti contro la persona, lesioni gravissime, tentato omicidio con tanto di dolo almeno nella forma eventuale”.

Prende la parola il professore Deodato e ripercorre quanto accaduto dal 6 febbraio scorso (giorno in cui è entrato in vigore il decreto commissariale in merito alla prescrizioni a cui adesso ottempera il Cardarelli e non più il Gemelli). “Ad oggi – dice – abbiamo inviato 140 Pec di cui 120 riguardanti pazienti regionali. Ma la struttura, che lavora soltanto il martedì e il venerdì dalle 9 alle 13, ne ha evase soltanto 31″.

“Dal 9 febbraio – aggiunge –  hanno detto che non sono autorizzati a gestire i pazienti già in trattamento nè i pazienti provenienti da fuori regione.  Vorrei sottolineare che delle 31 pratiche che sono riusciti ad evadere, queste comportavano 293 impegnative e, di queste, 157 erano sbagliate. Perchè timbrate con un codice di esenzione che non c’entrava nulla con la patologia oncologica. Tutto questo mi lascia stupefatto anche perché un oncologo medico dovrebbe essere abituato a farlo. Resta il dato che 157 impegnative sono state rimandate indietro”.

Al di là delle validazioni “improponibili” eseguite dal Cardarelli, il Gemelli ha continuato ad applicare ai pazienti la terapia ritenuta più idonea “consapevole – ha continuato Deodato – che sono fuori legge perché sto permettendo trattamenti per cui ancora non sono stato autorizzato. Noi però stiamo garantendo la tutela della salute”. La parola, a questo punto, passa al Ministro Schillaci.