Logo
Problematiche educative in bambini e ragazzi durante il periodo pandemico

La recente circolare del ministro Valditara, a seguito dell’allarmante aumento della violenza nelle scuole nei confronti degli insegnanti e del personale scolastico, e i sempre più frequenti episodi di bullismo dentro e fuori le scuole, accende ancora una volta i riflettori sul tema dei comportamenti aggressivi di bambini e ragazzi, come emergenza psicologica ed educativa e ci spinge ad una profonda riflessione, volta a comprendere le cause di tale escalation, per trovare soluzioni.

È innanzitutto indispensabile attivare da parte degli istituti scolastici un attento monitoraggio di situazioni che possano essere assimilate a questa fattispecie, senza dimenticare che tali comportamenti, messi in atto da bambini ed adolescenti, devono essere letti da parte della comunità educante e del mondo adulto in generale, in primo luogo, come una richiesta di aiuto. Il peggioramento dell’economia globale preesistente al 2020 è stato aggravato dall’epidemia di Covid-19, che ha contribuito ad un rallentamento economico senza precedenti.

Elda corazzin

Tra gli effetti principali si osserva un aumento del tasso di disoccupazione, un calo del reddito, una forte diminuzione dei consumi e della produzione industriale. L’impatto sull’economia delle famiglie è travolgente. L’aumento dell’inflazione che si sta verificando, sta mettendo in ginocchio la popolazione con tutte le conseguenze che ne derivano. La difficoltà nel portare avanti l’economia familiare, l’indebitamento, la perdita del lavoro, stanno creando un disagio sociale senza precedenti, scardinando dall’interno le certezze e la serenità delle famiglie.

La pandemia ha causato moltissimi problemi anche alla salute mentale delle persone ed un impatto notevole sulle condizioni di vita di bambini e adolescenti, le cui conseguenze sono osservabili quotidianamente. Dal disagio del singolo, che giunge all’attenzione dei clinici e delle strutture che si occupano della salute mentale, a ciò che emerge all’interno dei luoghi di aggregazione e, in particolar modo, nelle scuole, punto privilegiato di osservazione di tali fenomeni. Il primo problema osservato è la parziale scolarizzazione di una gran parte di bambini in una fascia d’età che interessa gli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado. Le restrizioni applicate a causa della pandemia hanno portato a limitare i contatti sociali e ridotto l’esposizione all’educazione scolastica, in un periodo sensibile per acquisire determinati apprendimenti (pensiamo alla letto-scrittura, al calcolo, ecc.), così come abilità sociali e cognitive.

L’interazione del bambino con gli altri e con l’ambiente che lo circonda è di fondamentale importanza per lo sviluppo sociale e cognitivo. L’ acquisizione delle abilità sociali è garantita dall’immersione del bambino in età scolare e prescolare nelle relazioni con i pari. La sola relazione con il nucleo familiare ristretto non può supplire all’assenza di un’adeguata socializzazione esterna ad esso.

La limitazione alla frequentazione delle scuole ha causato un serio gap per i bambini in età scolare. Le restrizioni pandemiche hanno limitato anche i rapporti sociali delle famiglie e la frequenza dei luoghi di aggregazione, di fatto inibendo i rapporti sociali anche nella fascia prescolare. La frequenza online della scuola non ha favorito nel bambino l’emergere di tutte quelle abilità che la scuola in presenza è in grado di assicurare.

Pensiamo a capacità come raggiungere la comprensione delle intenzioni degli altri nel rapporto diretto, alla negoziazione degli scambi sociali, al mettersi nei panni dell’altro. In poche parole, all’empatia: la capacità di comprendere gli stati mentali e le emozioni degli altri.

Ma non solo, a causa della limitazione della frequentazione delle scuole, si osservano anche problematiche legate ad un gap negli apprendimenti, come conseguenza sia della parziale esposizione all’esperienza educativa, sia a un pregiudizio nell’acquisizione ottimale di abilità cognitive quali l’imitazione dei pari e dell’adulto, il confronto sociale e, soprattutto,  la regolazione dei comportamenti e delle emozioni, con l’emergere sempre più frequente di problematiche di disregolazione emotiva e comportamenti dirompenti.

La scuola è il luogo d’elezione non solo per l’educazione e la formazione dei bambini e dei ragazzi, ma garante di quell’incontro con l’altro che il bambino impara a riconoscere al di fuori del nucleo familiare. Essa è una palestra per imparare a gestire i propri comportamenti e le proprie emozioni. L’altro da sé diviene per il bambino il punto privilegiato per poter osservare e riconoscere sensazioni e vissuti, che appartengono a se stesso e contemporaneamente all’altro e, grazie all’altro, divengono visibili, dunque pensabili.

Per tutte queste ragioni, sarà importante imparare da ciò che sta accadendo ed adottare sempre meno, in caso di situazioni di emergenza, provvedimenti che limitino la frequenza scolastica di bambini e adolescenti e che sia sempre garantita loro la possibilità di frequentare in presenza le scuole. D’altra parte, si prende atto che il problema adesso sussiste e bisogna che l’istituzione educativa stessa, in primis, si occupi di questo disagio. Questo sarà possibile, in collaborazione con figure all’uopo formate come gli psicologi nelle scuole, attraverso il monitoraggio del fenomeno e l’attivazione di progetti di educazione emotiva, contrasto ai comportamenti aggressivi, per il miglioramento delle abilità sociali degli studenti. Oltre a tutto ciò, sarà importante che si attivino anche le adeguate risorse per riconoscere e recuperare i gap nell’ambito degli apprendimenti, che la gestione della situazione pandemica ha generato e che, a distanza di qualche anno da quelle prolungate chiusure e dalla didattica a distanza, i ragazzi ancora scontano.

La didattica a distanza ha danneggiato soprattutto i più fragili tra loro, chi ad esempio ha un disturbo specifico dell’apprendimento o altri bisogni educativi speciali. Ė stata certo un’opportunità ma ha creato tanti, troppi problemi, di cui molti ragazzi stanno ancora pagando le conseguenze.

Non dimentichiamoci di loro perché il valore dell’istituzione educativa, attraverso i suoi insegnanti ed educatori, si riconosce dalla capacità di supportare proprio quegli allievi più deboli ed in difficoltà, le cui potenzialità per svilupparsi appieno, necessitano di “educazione” in senso stretto, come maturazione culturale ed umana del soggetto in quanto individuo.

Dott.ssa Elda Corazzin – Psicologa ad indirizzo Clinico, Psicoterapeuta Cognitivo-comportamentale, Perfezionata in Psicopatologia dell’Apprendimento