Maxi ondata di licenziamenti alla Vibac, a casa 126 dipendenti su 142: “L’azienda semina il panico”
L’azienda del Nucleo industriale di Termoli ha annunciato che da luglio rimarranno solo 16 lavoratori. I sindacati: “Procedura iniqua e irresponsabile”
A luglio di quest’anno 126 lavoratori della Vibac di Termoli saranno licenziati. Lo annunciano i sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e Failc Confail dopo mesi di crisi nell’azienda del Nucleo industriale termolese dove da circa 30 anni vengono prodotti nastri adesivi.
“Oggi la Vibac ha annunciato che rimarranno solo 16 addetti nello stabilimento di Termoli che equivarrebbe alla chiusura – scrivono i sindacati -. Sembra una presa in giro ma è un atto formale della società”.
L’azienda è in cassa integrazione straordinaria che finirà a luglio 2023. Per i sindacati, la Cig era stata firmata perché “bisognava ridurre le produzioni sulla Linea 4; bisognava rimodulare le produzioni delle linee 3, 5 e 6 lavorando dal lunedì al venerdì, invece che 7 giorni su 7; bisognava ridurre le attività del reparto taglio e avviare particolari attività di revamping per rendere più competitivo il prodotto collocato sul mercato; bisognava apportare inoltre ulteriori modifiche agli impianti, nonché effettuare interventi sul complessivo ciclo produttivo mediante azioni di miglioramento. Nella procedura di cassa integrazione guadagni non si menziona nessuna riduzione di personale diretto e nel frattempo sono stati licenziati circa 50 interinali che costituivano pressappoco il 25% della forza lavoro. È poco chiaro come si possa procedere ad un licenziamento collettivo con una cassa integrazione guadagni pagata dallo Stato e che prevede corposi interventi di ristrutturazione degli impianti; sembrano esserci requisiti di illegittimità che chiariremo nelle sedi competenti”.
Nel marzo scorso i lavoratori erano stati ricevuti in Comune ricevendo rassicurazioni ma adesso la situazione è precipitata. I sindacati ribadiscono che “non è chiaro come questa azienda possa continuare ad esistere con 16 dipendenti residui. È sicuramente impossibile tecnicamente ed a noi sembra che la proprietà si stia divertendo a seminare panico ed a scherzare con il futuro di 142 famiglie. Il bilancio sociale di questa azienda è veramente misero, mentre dovrebbe ringraziare un territorio che l’ha accolta da circa trent’anni. Aspettiamo la convocazione nelle sedi competenti per chiarire tutti i dubbi del caso ricordando, prima a noi e poi alle autorità competenti che avevamo allertato in periodi non sospetti. Siamo di fronte ad un’azienda che gioca con la vita di 142 famiglie e che, dopo 14 mesi di cassa integrazione, non mette in preventivo che tanti dipendenti della Vibac sono in una condizione economica di forte disagio sociale e che gettare benzina sul fuoco rischia di far esplodere la rabbia di chi non vede un futuro che invece noi vediamo. Aspettiamo di essere convocati al più presto per mettere sui giusti binari questa iniqua e irresponsabile procedura di licenziamento collettivo”.
L’esponente della Femca Cisl Massimiliano Recinella rincara la dose. “È una grande scorrettezza da parte dell’azienda che aveva promesso investimenti per rendere più competitivo questo sito produttivo ma nessuna promessa è stata realizzata”.
Recinella aggiunge che “faremo partire l’esame congiunto per la vertenza nazionale”.




