La Corte dei Conti contesta 54 milioni di rimborsi sanitari ai privati. Indagati funzionari, dirigenti ed ex commissario Frattura
Più della metà dei crediti rivendicati anni fa da Neuromed e Cattolica sotto la lente della magistratura contabile che contesta all’ex commissario e governatore milioni di euro in rimborsi agli operatori privati. Proseguono anche le ispezioni ministeriali per verificare che le “incongruenze” emerse per la radioterapia non siano solo la punta di un iceberg che ha reso le cure per i molisani sempre più difficili.
Valgono circa un quarto del debito sanitario totale i milioni di euro contestati dalla Corte dei Conti. Soldi che il malmesso sistema sanitario molisano – commissariato da quattordici anni – ha sborsato per pagare esami, visite, ricoveri e prestazioni erogate dagli operatori privati accreditati al sistema sanitario regionale (Neuromed e Fondazione Giovanni Paolo II in primis) a pazienti di fuori regione. E che forse – siamo ancora nel campo delle ipotesi – non erano dovuti. Tanto che oggi la magistratura contabile li potrebbe chiedere indietro.
A chi? All’ex presidente di Regione nonché commissario ad acta Paolo di Laura Frattura. Ma anche a dirigenti e funzionari regionali che a vario titolo hanno autorizzato quelle che sono state impropriamente chiamate transazioni: 86 milioni di euro di vecchi debiti che i due principali operatori privati hanno rivendicato. L’allora governatore del Molise risolse la faccenda indebitando ulteriormente i conti pubblici regionali accendendo un mutuo trentennale. Era il 2018.
Quasi cinque anni dopo, con una lunga e complessa indagine alle spalle, si scopre che per la Corte dei Conti più della metà di quei rimborsi extra budget non erano dovuti. La contestazione dei 54 milioni di euro è stata notificata agli indagati già mesi fa. L’attuale presidente Donato Toma – e sarebbe ingenuo credere che sia solamente una coincidenza – ha accennato, seppur in maniera velata, alle cosiddette transazioni di Frattura e a questi “approfondimenti in corso” durante uno dei suoi interventi in Consiglio regionale.
In queste settimana gli indagati hanno prodotto le loro osservazioni. Ora le strade sono due: l’archiviazione o la citazione in giudizio. Dolo e colpa grave tra le ipotesi di reato.

Ma quello della Procura della Corte dei Conti non è l’unico faro puntato sulla sanità molisana. Non dimentichiamo che da mesi negli ospedali (pubblici e privati) del Molise hanno bussato gli ispettori ministeriali che anche recentemente hanno continuato ad acquisire atti e incartamenti per capire se le incongruenze evidenziate per la radioterapia al Gemelli Molise siano un fenomeno più ampio e che affonda le radici in tempi passati.
Anche qui si tratta dell’extra budget. Il Gemelli naturalmente ha rispedito indietro le accuse. Ma intanto, in maniera inedita, potremmo dire, Toma (e Papa) hanno fissato già nei primi giorni di gennaio i tetti di spesa massima erogabili ai privati che lavorano in convenzione col pubblico. Così da non creare equivoci e permettere agli operatori sanitari convenzionati col pubblico di sapere, a monte, quanto verrà loro rimborsato. Una operazione necessaria, insomma, che rientra nella procedura per l’assegnazione dei fondi della sanità, come conferma l’avvocato Enzo Iacovino, autore – per conto del Comitato vittime Covid e di diversi pazienti che si sono sentiti lesi nel diritto costituzionale alla cura – di un esposto che verte proprio su presunte illegalità dell’extrabudget negli anni pregressi, ora al vaglio della magistratura.
E anche qui c’è stata polemica, in particolare per la radioterapia a cui sono stati tagliati per il 2023 un paio di milioni di euro nella ripartizione dei fondi messa nero su bianco in un decreto commissariale che ha quantificato il budget sulla scorta delle risultanze dell’indagine del Noc, un Nucleo di controlli interno ad Asrem, e del rapporto dell’agenzia governativa Agenas.
I limiti alla prestazioni – sul punto Toma è stato chiarissimo – sono obbligatori, “altrimenti paga il commissario”.
Insomma, il nodo era e resta quello dell’extra budget extra regionale: il denaro pubblico che diamo (e abbiamo dato) oltre i limiti di spesa agli operatori sanitati privati per curare pazienti non molisani. Questo extra budget in alcuni casi si traduce in una extra-fregatura visto che coi cordoni della borsa sempre più stretti alla fine neppure i molisani riescono a curarsi a casa propria.
Lo abbiamo visto pochi mesi fa quando i privati hanno bloccato i ricoveri. Per tutti.
Il campione d’incassi con le sue prestazioni a campani e laziali è il Neuromed di Aldo Patriciello, eterno alleato di governo che sia di centrodestra o di centrosinistra. Fino a pochi anni fa il Molise anticipava anche oltre i limiti di spesa per le cure dei pazienti da fuori regione che sceglievano la struttura d’eccellenza di Pozzilli. A rimborsare erano poi le regioni confinanti. Oggi le cose non sono più così facili perché la Regione Lazio, piuttosto che la Regione Campania, potrebbero opporsi e contestare la prestazione erogata dicendo – è solo un esempio – al casertano di turno che si è curato al Neuromed: ‘Non rimborso, poteva andare a Napoli’. Generando così un vuoto per le nostre casse.
Ecco perché oggi potremmo perfino azzardare che quei piedi così puntati di Donato Toma siano semplicemente un modo per garantire il diritto alla salute ‘prima ai molisani e poi a tutti gli altri’. Forse la sua battaglia è tutta qui.

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