Abuso d’ufficio per Frattura ed ex giunta Pd: la condanna inguaia l’alleanza coi 5 Stelle
L’ex governatore del Molise e due suoi ex assessori (Nagni e Veneziale) condannati a otto mesi di reclusione (pena sospesa) per abuso d’ufficio: nei guai per le nomine al Nucleo di valutazione fatte nel 2016. Imputato è anche il segretario Pd Facciolla che andrà a processo a metà marzo. La condanna potrebbe rimettere in discussione l’alleanza tra dem e 5 Stelle.
Otto mesi di reclusione, pena sospesa e interdizione dai pubblici uffici: è questa la condanna che il giudice Roberta D’Onofrio del tribunale di Campobasso ha inflitto all’ex governatore del Molise, Paolo di Laura Frattura e a due ex assessori regionali, Pierpaolo Nagni e Carlo Veneziale, ritenendoli colpevoli del reato di abuso in atti d’ufficio.
Gli imputati, che hanno scelto il rito abbreviato (che comporta il beneficio della riduzione di un terzo della pena) sono finiti nei guai per i fatti relativi alle nomine dei componenti del Nucleo di Valutazione per gli investimenti pubblici. Nomine decise nel luglio 2016 dall’allora giunta in carica.
Facevano parte dell’organismo regionale Marilina Di Domenico (presidente), Lucia Murgolo e Valentina Tagliaferri (componenti). Tra gli esclusi (c’era stato precedentemente un avviso pubblico a cui risposero oltre trenta aspiranti componenti) ci fu un ricorso al giudice del lavoro che dopo aver sancito l’illegittima estromissione della ricorrente diede impulso anche a un procedimento penale, che il 26 gennaio scorso ha portato alla condanna in primo grado di Frattura e degli ex assessori.
Condanna per la quale il difensore di Frattura, Mariano Prencipe ha annunciato ricorso in appello. Tra gli imputati figura anche l’attuale consigliere regionale Vittorino Facciolla che non ha optato per il rito abbreviato e che sarà pertanto giudicato col rito ordinario sempre a Campobasso.
In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza c’è da dire che il caso sta facendo rumore anche negli ambienti politici. La condanna sta creando qualche imbarazzo ai 5 Stelle che da mesi ragionano con il Pd (e col segretario Facciolla) per una alleanza in vista delle prossime elezioni regionali. O almeno a una parte dei 5 Stelle che oggi s’interroga sul perché all’epoca Frattura abbia preferito una figura professionale piuttosto che un’altra arrivando, come oggi ha certificato il Tribunale di Campobasso, a commettere un reato pur di estromettete illegittimamente chi aveva i titoli, per fare spazio ad altri professionisti tra cui l’avvocato di Foggia Lucia Murgolo, la cui posizione, comunque, è stata archiviata.
Quell’incarico, pagato con denaro pubblico, è andato a una donna legata da rapporti di lavoro e sentimentali con l’ex sindaco di Foggia (Pd anche lui) Orazio Ciliberti. Un nome che a Campobasso molti associano alle elezioni del 2011 vinte per un pugno di voti da Michele Iorio sullo sfidante Frattura e poi annullate dal Tar Molise. Ciliberti, infatti, è stato per lungo tempo giudice amministrativo tra il 2000 e il 2019 (e per un certo periodo anche presidente facente funzioni). Non era – meglio precisarlo a scanso di equivoci – nel collegio giudicante che ha annullato le elezioni molisane vinte poi nel 2013 proprio da Frattura. C’era però un legame con Murgolo la quale, prima ancora di essere scelta al Nucleo dell’allora vertice della Regione, era stata consulente in alcune cliniche private della Campania appartenenti a un noto gruppo sanitario molisano.
Circostanza che si evince dal suo curriculum ed è stata accertata dalle indagini.
Insomma, c’è più di un elemento per risollevare la questione morale dei 5 Stelle. O comunque per fornire un buon pretesto per compromettere la già complicata trattativa in corso col Partito democratico del Molise.
(AD)


