Il presidente Toma sempre più isolato: dopo le minacce di morte poca solidarietà e troppo silenzio
Il dato politico è l’isolamento del presidente, al quale nessuno in Molise ha manifestato solidarietà esclusa Annaelsa Tartaglione. Ma umanamente l’indifferenza è un segnale pericoloso
Un uomo solo al comando. La lettera contenente minacce di morte verso Donato Toma, la sua famiglia e i suoi collaboratori dimostra una volta di più che il presidente molisano è stato lasciato solo. Politicamente, ma anche umanamente.
A quasi 24 ore dalla notizia rivelata dallo stesso Toma, il mondo politico molisano è silente. Con una sola eccezione, quella della responsabile di Forza Italia in Molise, Annaelsa Tartaglione, che già nella serata di ieri si era espressa pubblicamente. “Piena solidarietà al Presidente Donato Toma e alla sua famiglia, a nome mio e di Forza Italia Molise, per le gravissime minacce subite in queste ore. Un episodio grave e inaccettabile, che nulla ha a che vedere con la dialettica politica e di libero confronto di idee”.
A Toma è arrivata solidarietà quasi soltanto dal suo partito a livello nazionale. “A furia di incendiare il dibattito politico, con toni che di politico non hanno nulla a che vedere, s’innesca la scintilla della violenza, e le minacce possono degenerare in episodi molto gravi. Al presidente Toma va la solidarietà mia e del Gruppo di Forza Italia al Senato” ha scritto sui social la capogruppo a Palazzo Madama del partito berlusconiano, Licia Ronzulli.
Oltre a lei, due governatori colleghi di Toma. “Sincera solidarietà al presidente della Regione Molise, Donato Toma, destinatario di una lettera con gravi minacce di morte. Si tratta di un atto vile, di intimidazioni inaccettabili che, ne siamo certi, non intaccheranno in alcun modo il suo agire. Un abbraccio dalla Calabria” ha detto Roberto Occhiuto, presidente calabrese.
“La mia più totale e sincera solidarietà all’amico Presidente Donato #Toma per le minacce di morte ricevute. Serve una condanna ferma e totale da parte di tutti” così Vito Bardi, presidente della Basilicata.
Unica a non essere dello stesso partito di Toma ma a manifestare vicinanza al presidente molisano è stata la ministra del Turismo, Daniela Santanché. “Piena solidarietà al Presidente della Regione Molise per le minacce di morte ricevute. Va condannata con fermezza ogni manifestazione di violenza verbale e non”.
Per il resto nulla. Non un assessore della sua Giunta, non un consigliere di maggioranza né di minoranza. Non un sindaco, un presidente di provincia, un consigliere di qualche borgo. Quasi che una dimostrazione di vicinanza al presidente in carica, ormai diventato impopolare, potesse essere considerata una macchia. Probabilmente perché le Elezioni regionali si avvicinano e la parola d’ordine è scaricarlo.
Per fare un esempio recente, quando nel settembre 2022 il presidente della provincia di Trento Maurizio Fugatti ricevette delle minacce di morte, ci fu una sorta di gara di solidarietà nei suo confronti che coinvolse in poche ore il leader della Lega Matteo Salvini, i governatori di Lombardia e Veneto, ma soprattutto la Giunta, la maggioranza, le opposizioni e persino i sindacati trentini. Qualcuno dirà: Fugatti ha la scorta da tempo, ha ricevuto anche un proiettile, le minacce nei suoi confronti vennero scritte a caratteri cubitali in una pubblica via. Ma sarebbe come voler ridimensionare la portata di un atto grave, vile come pochi e soprattutto che non va mai sottovalutato qual è la lettera indirizzata al presidente molisano.
L’isolamento politico di Toma però non si può negare. Salvato dalla sua maggioranza più per convenienza da poltrona che per reale convinzione amministrativa, il presidente è ormai trattato come un reietto. Avvisaglie simili si erano viste in campagna elettorale per le Politiche, quando i candidati si erano ben guardati da farsi vedere in sua compagnia.
È da tempo partita la gara per rifarsi una verginità politica anche nel centrodestra, creando nell’immaginario collettivo un centrodestra fasullo, quello di Toma, distinto e distante da quello reale, quello di Meloni per intenderci. Roba da metaverso.
Nessuno evidentemente, in questo scenario incerto e zeppo di tensioni da fratelli coltelli, vuole essere accomunato al presidente uscente, cercando di far dimenticare al disattento elettorato molisano una verità incontestabile: sono i partiti che oggi l’hanno scaricato ad averlo scelto dal mazzo, prendendo un uomo politicamente sconosciuto e rendendolo presidente della Regione.
Sono gli amministratori locali che lo sostennero nel 2018 quelli che nel corso di questi anni l’hanno delegittimato. Da parte loro mai un Mea Culpa, mai una pubblica ammissione di aver preso una decisione sbagliata a scapito dei molisani. Al contrario, a breve ricomincerà la questua dei voti, con annessa competizione per la migliore faccia di tolla.
Ma se il dato politico è lampante, non si può tacere sull’ignominia di questo silenzio. Possibile che le opposizioni grafomani, impegnate a dire la loro sulla qualunque, non trovino il tempo, il modo, l’umanità di mostrare vicinanza a un uomo minacciato, che rappresenta l’apice delle istituzioni molisane?
Le associazioni di categoria non hanno nulla da dire? I sindacati perché tacciono? Nemmeno il Natale che dovrebbe muovere a sentimenti di compassione riesce a fare il miracolo di mettersi nei panni di una persona a cui viene augurata la morte violenta solo perché reputato incapace di amministrare?
Si potrebbe continuare per molto, se non fosse che anche quest’episodio dimostra quanto il territorio molisano abbia scarsa o nessuna coscienza critica. Quello che sconcerta è però l’assoluta mancanza di reazioni umane. Per dirla con le parole della senatrice a vita Liliana Segre: “L’indifferenza è un segnale pericoloso. L’indifferenza è complice”.




