I parenti delle vittime contro l’archiviazione: “Vogliamo la verità”. La Procura: “Ingiusto far credere che 700 persone siano morte per malasanità”
La giudice Roberta D’Onofrio chiamata a decidere se archiviare o meno l’inchiesta sulla gestione dell’emergenza covid in Molise. I parenti delle vittime espongono striscioni di fronte al tribunale del capoluogo opponendosi alla richiesta di archiviazione.
Prima il sit-in di fronte al tribunale di Campobasso, poi l’udienza in cui si deciderà a breve se archiviare o meno. Tema caldo e cruciale la gestione dell’emergenza covid in Molise nel corso della pandemia. Questa mattina, 24 gennaio, intorno alle 10 i parenti delle vittime che si sono costituiti da tempo in un comitato hanno esposto degli striscioni eloquenti: “Verità e dignità per le vittime covid–19”, e ancora “Le ingiustizie sono omicidi e chi finge di non vedere è complice”. Il comitato è difeso dagli avvocati Vincenzo Iacovino e Andrea Ruggiero.

Intorno a mezzogiorno è iniziata l’udienza. Davanti alla giudice Roberta D’Onofrio, le parti in causa e il pubblico ministero Nicola D’Angelo che ha puntato sulla richiesta di archiviazione specificando a più riprese che la sanità è un argomento molto delicato e che sarebbe sbagliato sollecitare le persone che hanno perso i propri cari facendo credere che in Molise siano morte settecento persone per malasanità.

In Camera di consiglio anche l’ex commissario ad acta Angelo Giustini (difeso dagli avvocati Mariano Prencipe e Danilo Leva) del cui piano anti-covid il procuratore capo D’Angelo non ha parlato in termini lusinghieri, soprattutto dell’ipotesi di creare un centro covid a Larino. Il tema del resto della carenza di anestesisti necessari è spesso al centro dei dibattiti.
La presidente del Comitato vittime covid, Nadia Perrella, auspica che “non si archivi, che si faccia luce, può darsi che ci sbagliamo ma abbiamo dei dubbi. Speriamo che si vada a un processo e che la verità venga fuori, non è giusto il modo in cui sono morti i nostri cari. Continueremo in ogni caso, non ci fermeremo”.

Francesco Mancini, fondatore del comitato, spiega che “dopo due anni e mezzo di battaglie tutto il popolo molisano sa quello che è successo. Speriamo che anche il tribunale si renda conto di questo e dia giustizia e dignità alle persone che non ne hanno trovate nell’ospedale Cardarelli”.


