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Messaggi Whatsapp o telefonate all’alba agli infermieri per rientrare in servizio, ma in reparti e ospedali diversi

Questa mattina (24 gennaio) è tornato a lavorare gran parte del personale a cui Asrem ha deciso di prorogare il contratto. Ma la comunicazione dell’assegnazione dell’incarico da parte dell’azienda sanitaria è stata tardiva ed è arrivata con modalità che hanno fatto infuriare gli stessi operatori, oltre che i medici. Nuove criticità nei reparti, sindacati sul piede di guerra

Con un messaggio inviato tramite WhatsApp ai caposala nella tarda serata di ieri (23 gennaio) o questa mattina con telefonate ai diretti interessati, Asrem ha comunicato la ripresa in servizio degli infermieri a cui è stato prorogato il contratto. Nella stessa comunicazione, inviata a poche ore dall’inizio effettivo del lavoro (alle 8 si timbra il cartellino), è stata indicata anche la destinazione del personale stesso. E qui un’altra brutta ‘sorpresa’: non tutti sono rientrati nei reparti in cui fino al 31 dicembre scorso hanno operato e nei quali avevano appreso o rodato i ‘meccanismi’ per offrire un’adeguata assistenza sanitaria ai malati. Il risultato? Infermieri mandati in alcuni casi allo sbaraglio, disorientati e arrabbiati per le modalità e il ritardo con cui l’Azienda sanitaria ha comunicato loro quello che già si sapeva da una decina di giorni: lo scorso 11 gennaio, dopo un vertice tra il direttore generale Oreste Florenzano e i sindacati, era stato trovato l’accordo per il rinnovo contrattuale di 153 infermieri a cui il contratto era scaduto il 31 dicembre scorso.

Una situazione che ha complicato il lavoro nei reparti dell’ospedale Cardarelli ma anche degli altri presidi sanitari perchè alla carenza di personale si è unita anche la disorganizzazione. In quattro e quattr’otto gli infermieri si sono dovuti organizzare (anche con i propri familiari) per tornare al lavoro. Questa mattina, alle normali difficoltà, le criticità di questa situazione hanno avuto effetti anche per i medici e per chi coordina turni e reparti. 

Stando alle prime informazioni, al reparto di Malattie Infettive sono stati assegnati sette infermieri: poco più della metà di quelli (erano 12) che avevano lasciato il reparto per la scadenza del contratto. Sui sette rientrati in servizio, uno è esterno, ossia non ha mai  lavorato nel reparto covid. In Medicina Interna ci sono due unità di personale in meno: sei infermieri assegnati su 8 usciti, quattro sono esterni. Al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli su 10 infermieri che erano usciti ne sono tornati sette. Solo due avevano già lavorato nel reparto di prima emergenza, gli altri cinque non hanno mai prestato la loro opera in un pronto soccorso. In questo caso mancano tre infermieri all’appello in un reparto delicatissimo e che affrontando con fatica l’imponente mole di lavoro.

Ma non è finita qui. Sembra che alcuni operatori siano stati inviati in altre sedi rispetto a quelle di residenza: parliamo di coloro che, ad esempio, prestavano servizio all’ospedale di Campobasso e ora dovranno lavorare nelle corsie del ‘Veneziale’ di Isernia o al ‘San Timoteo’ di Termoli. Questa situazione ha provocato comprensibilmente polemiche e proteste contro l’Azienda sanitaria che si è mossa in ritardo e che avrebbe effettuato le comunicazioni agli infermieri in modalità che non sono previste nel contratto di lavoro. C’è chi, per questo, parla dell’ “ennesimo fallimento”, mentre i sindacati sono sul piede di guerra e stanno valutando le azioni da intraprendere. Tutto questo alla vigilia di un’importante prova del nove per il direttore generale Oreste Florenzano: la sfiducia sul suo operato è al vaglio della Conferenza dei sindaci in programma domani pomeriggio (25 gennaio) nella Sala della Costituzione della Provincia di Campobasso. Il parere della Conferenza sarà propedeutico all’eventuale decisione sulla sua rimozione che spetta solo al governatore e commissario ad acta Donato Toma.