Il ciak che manca
|Gabriele Antinolfi del Centro di cinematografia: “Al Molise spetterebbe una parte da protagonista. Subito la Film Commission”
Gabriele Antinolfi è molisano. Un molisano (tifoso del Campobasso) che una volta laureatosi in Scienze Politiche alla LUISS di Roma, è rimasto nella Capitale a coltivare studi e passioni. Come fanno moltissimi giovani oggi, lui, la stessa strada, l’ha imboccata oltre 30 anni fa.
Oggi è direttore della Biblioteca Luigi Chiarini all’interno della Fondazione Centro sperimentale di cinematografia di Roma, ma nello stesso Centro ha guadagnato una prestigiosa carriera come direttore della Scuola Nazionale di Cinema e, direttore della Cineteca Nazionale e direttore della divisione editoria del Centro Sperimentale di Cinematografia.
La Fondazione, che nasce nel 1935, è il punto di riferimento per il mondo del cinema e non solo italiano. “Qui respiri il cinema e la storia del cinema appena si varca la soglia d’ingresso – dice quando ci accoglie nel suo ufficio – i corridoi, le aule, i volti, le fotografie, le insegne, tutto parla di cinema”.
Il compito della Biblioteca è diffondere la cultura del cinema italiano nel mondo, catalogare le opere, digitalizzarle affinché questo vastissimo patrimonio possa essere fruibile da un ampio pubblico che vada oltre le persone che si recano fisicamente in biblioteca.
Gabriele, pur romano d’azione, della sua regione e della sua Campobasso non può fare a meno. Dunque le sue tappe in Molise sono frequenti “anche perchè con il mio lavoro, di stimolo, propositivo – spiega – spero possa uscire dal guscio nel quale il nostro territorio è ostinatamente tuttora racchiuso”.
“Da qui – dice riferendosi al Centro sperimentale definito l’agorà del cinema italiano – sono passati tutti (chi ha insegnato o chi l’ha presieduto e cito Rossellini per tutti) quelli che hanno fatto la storia del cinema italiano. I giovani che noi cerchiamo e che formiamo, perché qui c’è la scuola nazionale di cinema, devono avere un talento. Ed, effettivamente, guardando i palinsesti dei film italiani ci sono tutti quelli che vengono dal Centro sperimentale (oltre ad altri soggetti) che quindi si conferma fulcro del cinema italiano”.
Alla domanda se ci sia mai stato qualcuno che abbia raccontato del Molise sul set, Antinolfi risponde: “In cineteca nazionale conserviamo le cosiddette pizze dei film girati in italiano che per legge devono essere conservate, se andiamo ad analizzare fra i 75mila titoli che abbiamo, ce ne sono molti che parlano del Molise”.
Allora perché il Molise faccia così tanta fatica a catturare l’interesse di registi ed attori, Gabriele Antinolfi lo spiega così: “Il Molise è un po’ introflesso ed è difficile che esca dal circuito regionale. Però c’è un paradosso: il film più visto nella storia del cinema italiano e che ha incassato di più, è un film casualmente girato in Molise. Cioè, quello di Checco Zalone, che vede fra l’altro recitare anche un valentissimo attore molisano, Stefano Sabelli. Ed è un caso, perché il Molise, ad esempio, è l’unica regione che non ha una film commission. Al riguardo il presidente della Regione, Donato Toma, ha preannunciato la costituzione di questa istituzione che credo cercherà sicuramente di promuovere il Moliseal di là dei confini regionali di questa farfalla bellissima che è la mia regione”.


