Logo
Ex Roxy, la riqualificazione può attendere. M5S denuncia: “Regione ha tagliato i fondi per demolirlo”

Metropolitana leggera, depuratore consortile di Campochiaro, Circumlacuale di Guardialfiera e anche il vecchio hotel abbandonato al centro di Campobasso sono stati definanziati e messi in stand by dalla giunta regionale per non perdere i fondi europei. De Chirico: “Governo incauto e inerte, sono incapaci di dare risposte ai cittadini”

Si allungano i tempi per la riqualificazione dell’ex hotel Roxy di Campobasso. E non solo per quello: la giunta regionale, infatti, ha recentemente definanziato una serie di opere pubbliche attese da anni.

E’ la denuncia del consigliere regionale Fabio De Chirico che a proposito della struttura abbandonata e pericolosa al centro della città scrive: “La Regione giorni fa ha deciso di tagliare le risorse che servivano proprio ad abbattere finalmente l’immobile”.

E’ tutto nero su bianco sulla delibera numero 463 del 7 dicembre 2022.

Fabio De Chirico

“Con questo documento la Regione ha deciso di definanziare una serie di opere, per scongiurare la perdita delle risorse europee assegnate e perché è stata incapace di conseguire entro fine anno le Ogv (Obbligazioni giuridicamente vincolanti) che dimostrano l’avvio dell’iter di spesa. La delibera toglie ad esempio 425 mila euro alla progettazione preliminare del secondo lotto della Metropolitana leggera; taglia oltre 4,7 milioni di euro al depuratore consortile di Campochiaro e San Polo; oltre 6 milioni per la circumlacuale di Guardialfiera e, appunto, definanzia 3.753.942 euro destinati alla “riqualificazione” dell’ex Roxy”.

Un anno fa, lo ricorda il consigliere del M5S, Sviluppo Italia era stato individuato come soggetto attuatore dell’intervento che consisteva, per l’appunto, nell’abbattimento di questo edificio “per il quale già dal 2019 il presidente Donato Toma disse che c’era una manifestazioni di interesse per riqualificare l’intera area di proprietà regionale”. Ex hotel compreso.

La pandemia, poi, ha fermato tutto tanto che “anche la dotazione in bilancio di 2,5 milioni di euro utili a demolire la struttura vennero riconvertiti causa Covid”.

Esattamente un anno fa De Chirico ha presentato  una interpellanza e Toma – questo è agli atti – ha detto “di aver ricevuto pochi giorni prima una nuova proposta, stavolta più concreta, attribuibile alla impresa campana Mati Group. Pochi giorni dopo sui media l’idea si scopre consistere in un canone annuale richiesto alla Regione di 1,9 milioni di euro a fronte della riqualificazione urbanistica dell’area ex Romagnoli ed ex Roxy dove realizzare le nuove sedi del Consiglio e della Regione. Altri dettagli non emersero ma indiscrezioni fecero subito intendere di una proposta poco conveniente per le casse pubbliche. Qual è però la motivazione data per giustificare il definanziamento della demolizione? Attenzione alle date. Come raccontano le note citate nella delibera regionale, il 10 gennaio 2022 Toma invia la proposta progettuale del gruppo campano al IV Dipartimento regionale, che fa capo a Manuel Brasiello, dove però il documento rimane fermo oltre due mesi prima di essere girato, il 31 marzo, al Servizio Logistica Patrimonio per le attività valutative di competenza. Dopo ben 7 mesi, il 16 novembre, risultando inspiegabilmente ancora in corso la fase valutativa e resasi evidente l’incompatibilità dei due percorsi progettuali, si è deciso di tagliare la praticabile demolizione e puntare invece su una discutibile idea progettuale poco attuabile e molto poco conveniente. Così, ancora oggi, l’ex Roxy resta abbandonato, si continua ad operare in sordina e con dubbia sostenibilità finanziaria, senza la necessaria trasparenza e inoltre senza l’indispensabile coinvolgimento del Comune. L’immobilismo del governo Toma è confermato dal fatto che l’unico atto approvato riguardante il sito è stato revocato dopo un anno e non è affatto chiaro se i 3,7 milioni di euro già a rischio revoca siano stati riprogrammati o utilizzati”.