“Cari mamma e papà, ho la sindrome di Down ma vado a vivere da solo”: apre la prima Casa per Domani
Taglio del nastro per l’appartamento di via Roma destinato al progetto “Una casa per Domani” promosso dall’Associazione Italiana persone Down del capoluogo e sostenuti da Banca Intesa e Cesvi. All’evento ha partecipato Luca Trapanese, assessore al welfare del Comune di Napoli e papà di Alba
È un taglio del nastro di quelli che non soltanto commuove ma apre, finalmente, ad uno stravolgimento culturale di cui tutto il Paese ha bisogno.
Parte da Campobasso e l’augurio è che si estenda in tutto il Molise, e in altre regioni ancora in ritardo sulla tabella di marcia. Si tratta di una “Casa per domani”, progetto promosso dall’Associazione italiana persone Down sezione di Campobasso e resa possibile grazie ad una iniziativa di crowdfunding alla quale hanno contribuito privati cittadini, imprese e il gruppo Intesa Sanpaolo in collaborazione con la fondazione Cesvi.
In via Roma 52, a Campobasso, c’è un appartamento – concesso in comodato d’uso dalla Chiesa di Santa Maria Maggiore – pronto ad accogliere le persone adulte con sindrome di Down del Molise, senza il sostegno dei genitori che ormai hanno problemi legati alla vecchiaia.
In particolare, il progetto si propone di raggiungere quelle persone che da tempo hanno iniziato uno dei percorsi verso l’autonomia personale che l’Aipd di Campobasso organizza da oltre 25 anni.
Si tratta di 16 persone con Sindrome di Down che in questi anni hanno imparato ad occuparsi della gestione di casa nostra, il centro diurno gestito dall’Associazione, e quindi sono pronte a fare il grande salto e ad andare a vivere in uno spazio di co-housing supportato con il sostegno materiale e psicologico adatto, che riproduca le condizioni abitative e le relazioni tipiche di una casa familiare.
All’inaugurazione, questa mattina, erano presenti decine di persone e autorità. Ospite d’onore, Luca Trapanese. Lui, assessore al Welfare del Comune di Napoli e papà di Alba, bambina con Sindrome di Down che lui ha scelto di adottare quando fu abbandonata in ospedale. Una scelta che ripeterebbe fino allo sfinimento perché “Alba è la risorsa della mia vita” ha detto. Ma, tutti questi ragazzi “sono una risorsa. Pensateci – dice – ognuno di noi ha le proprie imperfezioni. Allora il progetto di vita che ci riguarda, che riguarda ognuno, indistintamente, è rendere quelle imperfezioni capaci di valorizzare le nostre ricchezze”.
Grazie al progetto è stato possibile sostenere i costi della formazione dello staff di operatori dedicati, che assicurano la loro presenza nella casa h24, ma anche programmare e monitorare le attività da svolgere in casa, sia ordinarie che ricreative, parallelamente agli impegni lavorativi quotidiani degli ospiti e sostenere i costi ordinari di gestione dell’appartamento.
Il progetto coinvolge, al momento, 16 persone con Sindrome di Down che, per un periodo di transizione di almeno 15 mesi, verranno suddivise in gruppi di quattro ospiti ciascuno e a rotazione faranno esperienza di convivenza 24 ore su 24. Si riuscirà quindi a coinvolgere in misura uguale tutti i membri del gruppo che attualmente seguono le attività dell’associazione ed hanno già raggiunto un livello minimo di autonomia personale.
Beneficiarie saranno anche le sedici famiglie che verranno aiutate ad affrontare il doloroso quesito “Che ne sarà di mio figlio dopo la mia morte?”. Bene, questo è un sogno che si realizza. È la risposta a tanti genitori che, fin dal primo momento della nascita del proprio figlio diversamente abile, si pongono domande sul futuro del proprio caro ma è soprattutto una risposta alle persone con Sindrome di Down, alla loro richiesta di libertà, autonomia che, seppure con dei limiti, è possibile realizzare, concludendo così quel processo di inclusione che li vede pari agli altri.
“Ci dispiace però – ha detto Giovanna Grigloli,presidente dell’Aipd – che tutto questo sia frutto della buona volontà di genitori, associazioni e privati e non di una risposta propositiva da parte delle istituzioni chiuse”.
“Contribuire alla creazione di una casa che accolga persone adulte con Sindrome di Down è motivo di orgoglio per Intesa San Paolo e l’ennesima dimostrazione di quanto il nostro gruppo sia sempre vicino ai bisogni delle famiglie delle persone” ha invece dichiarato Alberto Pedroli, direttore regionale Basilicata, Puglia e Molise di Intesa Sanpaolo.
“Questo importante progetto ci permette di essere più incisivi, con proposte progettuali rispondenti ai bisogni territoriali su una serie di questioni che colpiscono il nostro Paese. Il progetto Una casa per domani è la dimostrazione che per dare una risposta rapida ed efficace alle problematiche sociali territoriali, il connubio tra i mondi non profit e profit può rappresentare una soluzione vincente in grado di portare soluzioni concrete in contesti sociali periferici complessi” ha aggiunto Roberto Vignola, vicedirettore generale di fondazione Cesvi.
All’inaugurazione erano presenti anche il sindaco di Campobasso, Roberto Gravina; il governatore, Donato Toma; l’assessore alle politiche sociali della Regione Molise, Filomena Calenda.
E c’erano loro, i ragazzi, felici ed entusiasti di “andare a vivere da soli”.








