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Tempi “impossibili” per ecografie e Tac: fragili preoccupati. Pesa il blocco dei privati (che la Corte dei Conti ha bacchettato)

Sempre più difficile assicurare le cure per i molisani dopo lo stop delle prestazioni decise dagli operatori privati. “C’è un grande senso di smarrimento e preoccupazione, soprattutto tra malati, anziani, disabili. Si rivolgono a noi sindaci per avere rassicurazioni e conforto”, racconta Valente. E ieri la magistratura contabile ha certificato le criticità per il mancato rinnovo dei contratti con i privati: “Gravano impropriamente sui conti della Regione in disavanzo”.

Tre mesi per una risonanza magnetica al ginocchio, sei mesi per una tac alla testa e ben nove mesi per una ecografia al seno: i tempi di attesa della sanità pubblica in Molise sono questi. Tempi “impossibili” per chi vuole sapere subito se ha qualcosa di cui preoccuparsi, “accettabili” nel caso in cui si tratti di controlli per la prevenzione, ma in tutti i casi “lunghi”.

E oggi che i cittadini assistono allo scontro tra la struttura commissariale di Donato Toma e gli operatori della sanità privata che minacciano di rifiutarsi di curare chi ne ha bisogno per ragioni di budget, lo spaesamento è ancora più grande. Ieri Ali, l’associazione degli enti locali della regione Molise presieduta dal sindaco di Vinchiaturo, Luigi Valente, ha inviato una nota in cui riferiva di “numerose segnalazioni di malati che non trovano il modo di accedere alle cure dopo il recente provvedimento della struttura commissariale, sebbene disatteso dal Tar Molise che ne ha sospeso l’efficacia”.

Valente riferisce di “grande preoccupazione tra le persone fragili (malati, anziani, disabili) che si rivolgono a noi sindaci per avere rassicurazioni e conforto. Un senso di smarrimento che supera anche la rabbia legittima di chi, per esempio, doveva essere presa in carico da strutture private e si è vista annullare la prenotazione o il ricovero”.

Il provvedimento in questione è il decreto 35 di Toma che a fine ottobre ha fissato il tetto massimo di prestazioni rimborsabili dal pubblico alle strutture private e che ha fatto infuriare cliniche e centri di cura convenzionati, in primis il Gemelli e il Neuromed. Il primo, come è noto, ha fatto ricorso al Tar ottenendo una sospensione del provvedimento che ha scongiurato il blocco delle prestazioni. Non solo: il pronunciamento dei giudici di via San Giovanni ha ripristinato quasi del tutto l’operatività della struttura che, lo ricordiamo, è un ospedale ad alta complessità in cui vengono curati prevalentemente pazienti con classe di priorità A o superiore, pazienti cardiopatici e oncologici. Persone, insomma, a cui è impossibile negare le cure perché significherebbe la loro condanna a morte e questo in qualche modo è tra le righe della sentenza emessa dal Tar Molise.

Eppure il clima non si è affatto rasserenato. A Villa Maria, altra clinica privata ma in convenzione con Asrem la messa per Santa Lucia del 13 dicembre è stata occasione per tornare a criticare aspramente la struttura commissariale che li avrebbe costretti a fermarsi “nonostante migliaia di pazienti in attesa di prestazioni”.

Ed è notizia di ieri la notizia che la Corte dei Conti, nella sua relazione annuale, ha bacchettato i privati ribadendo la necessità “di affrontare, da parte della struttura commissariale, una migliore governance nei rapporti con i privati accreditati. “Infatti – scrivono i giudici contabili – questi ultimi, oltre a non aver sottoscritto gli accordi contrattuali dal 2019 al 2021 (e neppure per il 2022, ndr) e ad aver attivato plurimi e costanti contenziosi, producono stabilmente prestazioni oltre il budget assegnato, non rendendo le note di credito dovute, gravando impropriamente sui conti della Regione in disavanzo”.

Il riferimento è ai due giganti della sanità privata: Neuromed e Cattolica che al pari degli altri più piccoli “non possono ritenersi estranei ai vincoli di sostenibilità del sistema sanitario regionale”. Cosa che è evidentemente in contrasto con l’extrabudget prodotto nel 2021: più di 37 milioni di euro fatturati e non contabilizzati.

In tutto questo le vere vittime sono le persone bisognose di cure che si sentono confuse e abbandonate anche perché se i tempi di attesa sono lunghi nella sanità pubblica anche nel privato non va meglio: tac e e risonanze al Gemelli, tanto per fare un esempio, sono già quasi esclusivamente per gli oncologici.

Le responsabilità per l’Aiop, l’associazione italiana per l’ospedalità privata del Molise, è da imputare alla struttura commissariale. “Il commissario ad acta della sanità molisana – scrivono – ha dichiarato di condividere l’annullamento del decreto 35/2022 operato dal Tar del Molise; a dire di Toma, il suo decreto di “blocco ai pagamenti” non avrebbe compreso le prestazioni sanitarie urgenti, indifferibili e salvavita. Le suddette dichiarazioni risultano radicalmente infondate sia perché: A) dette prestazioni sanitarie non sono state espressamente riportate nel decreto 35/2022 annullato dal Giudice amministrativo, sia perché: B) all’art. 2, pag. 3, del contratto allegato al citato decreto (di cui Toma pretende la sottoscrizione), risulta espressamente indicato un “budget per ricoveri d’urgenza” ed un “budget radioterapia” quantificato in un totale complessivo (tetto massimo), con l’ulteriore precisazione, al  n. 1 del successivo art. 5, che “qualunque ulteriore importo, connesso a prestazioni erogate […] oltre il budget, sia ai residenti che ai non residenti, non è in alcun modo riconoscibile”.