L’unica chiesa del Sator in Molise chiusa da 4 anni: ad Acquaviva messe in un garage
La chiesa di Santa Maria Ester nota per l’iscrizione del Sator e l’appartenenza all’Ordine dei Cavalieri di Malta è inagibile dal sisma del 16 agosto 2018. I primi lavori finanziati dalla Curia si sono bloccati sul nascere ma si attende ancora un milione per la ricostruzione dalla Regione. E i fedeli si sono dovuti spostare in una rimessa per auto
Per i fedeli di Acquaviva Collecroce privati della propria chiesa il prossimo Natale sarà particolarmente mesto. Da qualche mese infatti le cerimonie religiose non hanno altro posto che un garage, 80 metri quadrati all’incirca, che fino a poco tempo fa era la rimessa di un paio di auto. La messa della Notte di Natale dovrà svolgersi per forza lì e non nella sua collocazione naturale, cioè l’unica chiesa del paese, danneggiata dal terremoto del 16 agosto 2018. E dire che la chiesa di Santa Maria Ester non è proprio un luogo di culto qualsiasi e probabilmente altrove sarebbe il fiore all’occhiello dell’offerta turistica.
La realtà invece racconta una storia di abbandono. Una storia che inizia la sera del 16 agosto 2018, data di quel sisma che per fortuna non ha fatto vittime ma ha lasciato evidenti ferite in un pezzo del Basso Molise. A oltre quattro anni da quella scossa la ricostruzione non è ancora iniziata e la chiesa di Santa Maria Ester ne è l’emblema. I danni evidenti al luogo di culto hanno portato all’immediata chiusura. Da lì è iniziata l’odissea dei fedeli di questo paese di appena 500 anime con un passato di immigrazione croata che ha reso forte il legame con l’altra sponda dei Balcani. “Inizialmente ho concesso la cappella della Casa di riposo – racconta il sindaco Francesco Trolio -. Poi però è arrivato il Covid e la cappella non era adatta. Così le cerimonie religiose si sono spostate nei locali dell’asilo fino al settembre scorso. Ma quando abbiamo potuto riaprire l’asilo non c’è stato più posto per le messe. È una situazione indecorosa”.
“Visto che la scuola è stata riaperta abbiamo dovuto sloggiare – dice senza troppi giri di parole uno dei parrocchiani -. Ci siamo dovuti accampare in un garage, cercando di sistemare tutti gli arredi sacri, di cui la nostra chiesa è ben rifornita, nei garage dei privati. Il parroco don Vincenzo Boccardo è agguerrito come noi, ma non può fare molto”.
Un garage che evidentemente non è il posto più accogliente per una cerimonia eucaristica. “Non si possono fare i funerali e di matrimoni non ne parliamo. Molti vanno a Canneto” continua uno dei cittadini. Un altro motivo che spiega il perché questi piccoli borghi molisani continuano a spopolarsi nell’inerzia delle istituzioni. Il Comune in tutta questa storia non c’entra nulla, essendo la chiesa di Santa Maria Ester di proprietà della Curia. La quale dal canto suo, proprio in virtù del fatto che quella è l’unica chiesa di Acquaviva Collecroce, aveva cercato di velocizzare i tempi, stanziando tramite la Cei coi fondi dell’otto per mille poco più di 308mila euro per mettere mano quantomeno alle fondamenta della chiesa, in attesa di ulteriori fondi della Regione Molise per la ristrutturazione complessiva dell’edificio.
Ma nemmeno quei lavori sulle fondamenta sono stati avviati. O meglio, si sono fermati sul nascere. “La data di inizio, come da protocollo in Comune per i lavori di recupero e conservazione della chiesa, è quella del 15 aprile 2021” riferisce il sindaco. Il cartello nell’area cantiere recintata quasi due anni fa riporta inoltre in 240 giorni il periodo previsto per l’ultimazione dei lavori. Risultato? Tutto fermo.
A spiegare il perché è il Responsabile unico del procedimento per conto della Cei, l’ingegner Alessandro Rucci. “L’intervento è nato nella programmazione di due anni fa. Abbiamo cercato di non aspettare il finanziamento che doveva arrivare dalla Regione per i lavori post sisma per riaprire la chiesa decidendo di iniziare coi lavori partendo dalle fondazioni. La chiesa di Acquaviva ha diversi problemi anche riguardo alla copertura ma in attesa dei soldi ci siamo concentrati sul rinforzo delle fondazioni. Così abbiamo fatto dei sondaggi del terreno e in base a quello il progettista ha predisposto il progetto. Così abbiamo affidato l’appalto”. A vincerlo la ditta So.Ge.Cos. srl di Termoli.
“L’impresa aveva già ordinato dei pali – prosegue il Rup – ma poco dopo è emersa l’esistenza di una vasca, una cisterna e per questo il geologo ha dovuto fare ulteriori sondaggi per capire se avrebbe influito nel progetto. A quel punto i tecnici hanno dovuto rifare i calcoli anche in base alla sezione dei tubi commerciali disponibili. Nel frattempo i prezzi dei materiali sono saliti di molto e a causa della crisi dell’acciaio questi pali, che non sono pochi, devono ancora arrivare”.
Su un punto però l’ingegnere vuole essere netto. “Non è che con quei lavori la chiesa si poteva già riaprire. Servono altri soldi, circa un milione di euro che la Regione Molise ci ha assicurato nell’ambito della ricostruzione post sisma”.

Però mentre la Cei ha stanziato i suoi fondi in un tempo ragionevole, dalla Regione non si è ancora visto un euro e sono passati quasi quattro anni e mezzo. “Ci hanno detto che entro un paio di settimane la pratica sarà pronta per la progettazione. Nel frattempo il nostro progetto è già stato predisposto dall’ingegner Giuseppe Mancini e appena sarà possibile lo presenteremo per il completamento della ristrutturazione della chiesa”.
Ipotizzare dei tempi per la riapertura sarebbe irrispettoso nei confronti di chi dovrà partecipare a una messa di Natale in un garage che a malapena contiene 40 persone. Ma lo è anche nei confronti di una intera regione in cui si parla tanto di turismo come fattore di sviluppo e nel frattempo resta inagibile per anni un luogo di culto che trasuda fascino e storia.
La chiesa di Acquaviva Collecroce possiede infatti delle caratteristiche uniche nel suo genere. In passato è appartenuta infatti ai Cavalieri di Malta con tanto di stemma dell’Ordine sul portale, all’interno è conservata una delle statue realizzate dal Di Zinno e all’esterno dell’edificio è possibile notare una iscrizione palindroma nota come Quadrato del Sator, enigma mai risolto di epoca romana con circa 2mila anni di storia che è possibile ritrovare in decine di altre località d’Europa, tant’è che si parla di Quadrato magico. Ma nemmeno questo riesce a smuovere la pachidermica macchina della ricostruzione molisana.








