Fiat, 300 dimissioni volontarie in tre anni per la transizione Gigafactory. L’esodo prosegue
237 addii già ufficiali, altre 80 possibili dal novembre scorso fino a marzo 2023: la buonuscita da 75mila euro lordi spinge molti e il futuro resta incerto tra esuberi e qualifiche differenti per il personale della Gigafactory
Negli ultimi tre anni i dipendenti Fiat Stellantis di Termoli che hanno scelto le dimissioni lasciando l’azienda per prendere la corposa buonuscita proposta sono stati 237. A questi vanno aggiunti gli 80 lavoratori che stanno usufruendo dello stesso incentivo in queste settimane dopo il nuovo accordo firmato a novembre e che avrà validità fino al 30 marzo 2023.
L’opera di dimagrimento del numero di personale va avanti in tutti gli stabilimenti italiani del gruppo e Rivolta del Re non fa eccezione. Partita già nel secondo semestre 2019, ha avuto un’accelerata dopo la fusione Fca-Psa che ha dato vita a Stellantis e con ogni probabilità proseguirà ancora. Fino a quando e con quali risultati restano invece due grossi punti interrogativi, se è vero che solo poche settimane fa anche il presidente della Regione Molise, Donato Toma, aveva parlato di 1.800 dipendenti totali in futuro. L’azienda invece aveva comunicato non più tardi di sei mesi fa delle cifre diverse, parlando di 2.000 dipendenti quando la Gigafactory che sostituirà l’attuale produzione entrerà a regime. L’orizzonte è quello del 2030, una data molto lontana in un mondo frequentemente trasformato da eventi eccezionali e imprevedibili.
Il presente racconta invece di dimissioni all’ordine del giorno. Molti metalmeccanici sono ben consapevoli che il futuro della fabbrica di Rivolta del Re è destinato a un’altra tipologia di lavoratori. Dalla produzione di motori endotermici e di cambi a quella di batterie e celle di batterie il passo non è così breve. Spinti soprattutto dai 75mila euro lordi di buonuscita a cui si aggiungono due anni di Naspi (la disoccupazione) e chiaramente il Tfr che va calcolato in base a quanto maturato nel periodo di lavoro in Fiat, centinaia di operai stanno scegliendo di fare il grande passo e dimettersi.
Qualcuno con un altro posto di lavoro già assicurato, altri con la prospettiva di fare tutt’altro, altri ancora senza un Piano B ma vogliosi di staccare da quella esistenza fatta di turni, catena di montaggio, cartellino da timbrare. Fra loro anche coloro che hanno quasi raggiunto i requisiti per la pensione e hanno ottenuto un piccolo incentivo per poter lasciare l’azienda con un certo anticipo.
E degli altri che ne sarà? “Nella fase di transizione – ha detto il presidente Toma poche settimane fa in Consiglio regionale – potrebbero esserci degli esuberi: Acc ci ha presentato il progetto in Regione, ha mostrato il terreno di fianco al vecchio stabilimento in cui sorgerà la Gigafactory che dovrebbe essere terminato entro il 2026. Ci hanno parlato di 1800 posti di lavoro, un numero importante per questa regione”.

I numeri sono leggermente differenti rispetto a quelli che erano stati gli annunci. Così i sindacati dopo l’accordo firmato nel giugno scorso. “Si prevede che il calo e poi la cessazione della attuale produzione inizierà nel 2024, con un picco di momentaneo esubero nel 2025 pari a 1.000 occupati; dal 2026 ci sarà però la partenza della Gigafactroy, che arriverà a pieno regime nel 2030 con 2.000 occupati”. A pochi mesi dalla fine del 2022 però il numero dei dipendenti Stellantis a Termoli sfiorava quota 2.200, molti dei quali nell’anno solare che si sta per chiudere sono rimasti spesso a casa con contratto di solidarietà.
Già il mese prossimo dovrebbe segnare un passaggio fondamentale, quando è prevista l’acquisizione delle aree da parte di Acc, la società che si occuperà della realizzazione della fabbrica di batterie. Nel mese di ottobre 2023 invece è previsto l’avvio dei lavori nelle aree libere dalla attuale produzione con il modulo 1 e la costruzione della power solar unit, che dovrà produrre energia rinnovabile con i pannelli solari. L’attuale produzione verrà pensionata gradualmente: nel primo quadrimestre 2024 stop alla produzione di cambi, mentre per i motori si procederà per step: il Fire avrà vita fino al 2026, gli altri motori premium potrebbero durare un po’ di più.
Sempre secondo l’accordo estivo, a gennaio 2025 inizieranno i primi riassorbimenti di personale, con una fase formativa che prevede anche una disponibilità a lavorare per massimo sei mesi a Douvrin, in Francia. “Infine si vuole creare un centro di ricerca e sviluppo con la collaborazione della Università del Molise” affermavano i sindacati, senza nascondere qualche timore.
“Di positivo – scrivevano le sigle sindacali – c’è che il piano dell’azienda potenzialmente porta alla piena rioccupazione. Ma sussistono alcune criticità, che dovremo affrontare insieme. Innanzitutto è da assicurare formalmente che ACC si impegni a prendere tutti i lavoratori attualmente impiegati a Termoli, poi in ogni caso ci sarà un periodo di scarico di lavoro che richiederà ammortizzatori sociali di accompagnamento e che dovremo cercare di rendere il meno gravoso possibile per i lavoratori”.
Questo auspicato impegno di Acc al momento non c’è. È evidente che per la Gigafactory servirà personale con competenze differenti rispetto all’attuale fabbrica termolese e nuove assunzioni potrebbero essere preferite al riassorbimento degli attuali lavoratori.
Infine c’è proprio la questione del Polo di ricerca e sviluppo, un progetto che giocoforza dovrà andare a braccetto con Stellantis ma che non è pensato solo per Stellantis.
Come scritto di recente sul sito d’informazione Formiche.net in un articolo a tripla firma, compresa quella del termolese Antonello Barone, “grazie ad un’opera di dialogo senza gelosie fra due regioni, Abruzzo e Molise, unite dalla consapevolezza dell’importanza per il proprio futuro della salvaguardia del comparto dell’automotive, sono stati coinvolti primari player del settore e dell’università per costituire una compagine di progetto pronta a realizzare un hub tecnologico con l’obiettivo di rispondere alle nuove esigenze formative del mercato dell’automotive, dell’innovazione tecnologica e dell’energia sostenibile”.
Fondamentali risulteranno le risorse in arrivo dal Pnrr, considerando che la Gigafactory è un investimento da 2,3 miliardi di euro in cui il Governo italiano si è impegnato per 300 milioni di euro. Un segnale importante è atteso poi dal tavolo strategico dell’automotive ripristinato da poco al ministero dell’Industria e del Made in Italy. I grandi cambiamenti sono appena iniziati.



