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Tartufo molisano, tutti lo lodano ma la legge a tutela è ferma da due anni

Il consigliere del M5S Vittorio Nola sollecita l’approvazione della caertificazione di qualità “ferma da 48 mesi nei cassetti del Consiglio” a conclusione della 27esima edizione della Mostra Mercato del tartufo bianco di san Pietro Avellana.

“Oro del Molise”, “Pregiatissimo tubero”, “re della tavola”. Il tartufo bianco del Molise, la cui patria geografica è San Pietro Avellana, in provincia di Isernia (ma non è l’unico paese ricco di pepite) è stato in questi giorni protagonista di cronache e dichiarazioni pubbliche, arrivate in coincidenza con la ventisettesima edizione della Mostra Mercato che ha portato migliaia di visitatori e numerose aziende a San Pietro Avellana. Eppure in Molise non esiste una legge ad hoc che tuteli la raccolta, la coltivazione e il commercio del tartufo. O meglio, la proposta c’è ma è chiusa nei cassetti.

VITTORIO NOLA

“Esattamente due anni fa la seconda commissione consiliare ha approvato una proposta di legge che forniva un indirizzo preciso per la ‘valorizzazione del patrimonio tartufigeno’ targata dal M5S, ma a distanza di 48 mesi quell’auspicio resta lettera morta” spiega il consigliere regionale del M5S Vittorio Nola, che ora sollecita l’approvazione del marchio di qualità del tartufo molisano. “La certificazione – aggiunge Nola – consentirebbe al Molise di inserirsi nei circuiti nazionali e internazionali con immaginabili ricadute occupazionali e turistiche. Il tutto tenuto anche conto che siamo soci dell’Associazione Nazionale del Tartufo”.

In un periodo di crisi stringente è evidente come il distretto del tartufo molisano, che già dà lavoro a centinaia di operatori, offra ulteriori opportunità di reddito. “Con la specifica normativa si voleva supportare il sistema delle piccole e medie aziende, nonché dell’intero indotto – conclude Nola – e pertanto chiedo che la proposta di legge venga immediatamente discussa e approvata in sede di Consiglio regionale. Perdere altro tempo significa perdere altre occasioni che il Molise, con i suoi produttori di tartufo, non può permettersi”.

L’ultima due giorni di San Pietro Avellana, patria del tartufo molisano, ha confermato l’attenzione di migliaia di persone, provenienti da tutta la Penisola, verso un comparto che senza una progetto strutturale rischia di rimanere intrappolato nello steccato del territorio.

“San Pietro Avellana è ormai un punto di riferimento per il centro Sud per quanto riguarda il tartufo bianco – ha detto la sindaca Simona De Caprio –. Anche quest’anno, soprattutto per via della variabilità climatica, non vi è stata abbondanza di tartufi bianchi: tuttavia, nonostante il prezzo sia schizzato nel giro di una settimana dai 2mila ai circa 4200 euro per le pezzature più grandi, la richiesta non manca. Questo ci spinge a continuare nella direzione della valorizzazione e della diffusione di questa preziosa risorsa di cui il nostro territorio ricco di biodiversità è florido custode”.

Anche Nicola Cavaliere, assessore regionale all’Agricoltura, ha detto la sua, riconoscendo l’importanza economica del tartufo molisano. “Il tartufo è il tesoro del nostro Molise e abbiamo il dovere di tutelarlo e promuoverlo nel mondo. Ripartiamo dal riconoscimento Unesco, traguardo raggiunto grazie al lavoro di squadra tra istituzioni, associazioni e territorio per puntare a crescere, perché tartufo è difesa della biodiversità ma anche sviluppo economico e soprattutto valorizzazione delle aree interne”.