Lotta ai femminicidi
|Poliziotta, pm e psicoterapeuta: tre donne raccontano la violenza. “Meno casi, ma ancora poche denunce”
Nell’aula magna della Scuola allievi Carabinieri Frate un incontro in vista delle celebrazioni per la giornata contro la violenza sulle donne. Il direttore della Scuola allievi di Polizia ‘Rivera’ Valeria Moffa, il sostituto procuratore Viviana Di Palma e Il tenente psicologo e psicoterapeuta Antonella Petrella hanno offerto prospettive diverse del problema: “Codice rosso e le misure di prevenzione sono state efficaci, ma bisogna avere il coraggio di denunciare”
Codice Rosso, violenza di genere, tutela delle persone fragili, tecniche di indagine. Diciamo la verità, la donna e le persone deboli andrebbero tutelate tutto l’anno e non solo il 25 novembre. Ma è importante celebrare le ricorrenze e le giornate dedicate proprio per tenerlo a mente. Domani si ricordano tutte le donne vittime di violenza di ogni tipo per una sensibilità, si spera, sempre maggiore sul tema.
Nell’aula magna della Scuola allievi Carabinieri ‘Frate’ di Campobasso se n’è parlato da diverse prospettive: dai doveri alla sensibilità verso certi argomenti, dal fenomeno della violenza di genere alle tecniche di investigazione fino ai risvolti psicologici.
Valeria Moffa, direttore della Scuola allievi di Polizia ‘Rivera’ ha voluto portare la propria esperienza di donna, di mamma e di rappresentante delle forze dell’ordine rivolgendosi con emozione agli allievi presenti, tra i quali 90 ragazze: “Da ragazza molisana mai avrei immaginato di poter essere qui oggi. Ecco perché voglio parlare agli allievi, ai quali dico innanzitutto che sono orgogliosa di essere una donna in divisa”.
Moffa ha voluto raccontare la sua esperienza personale perché “bisogna avere l’onore di servire lo Stato ma anche la consapevolezza che non esistono vacanze e famiglia”. Ha intrapreso la carriera nel “1991 anche in modo casuale, visto che feci il concorso assieme a mio fratello che voleva diventare commissario ma alla fine lo vinsi io ed entrai in Polizia. Non ho esultato ma nel tempo mi sono accorta che questa professione incarna gli stessi valori della mia famiglia. E come donne abbiamo gli stessi diritti degli uomini dal 1981 a differenza delle altre forze dell’ordine che hanno introdotto la norma nel 1999”.
Orgoglio, soddisfazioni, ma anche enormi sacrifici: “Dovete sapere che sarà una vita sacrificata per voi e per le vostre famiglie – prosegue il direttore della Scuola Rivera –. Io sono stata una mamma assente, non a livello di valori trasmessi quanto di presenza. Non esistono Natale e Capodanno, spesso le vacanze vanno disdette. Ma posso dire che a quasi 60 anni sono orgogliosa di aver servito il mio Paese perché la nostra deve essere una vocazione non un lavoro. Diventiamo punti di riferimento perché le divise, le uniformi, ci distinguono. Ricordate sempre, lo dico agli allievi, di intervenire con la tecnica ma anche con l’umanità. E ricordate di essere liberi, studiando e aggiornandovi”.
Di fronte al cosiddetto Codice Rosso, bisogna intervenire in maniera immediata ed efficace. Lo sottolinea il sostituto procuratore Viviana Di Palma: “E’ importante dare un taglio pratico alle indagini quando ci si trova di fronte a un possibile caso di violenza sulle donne o di genere. Da giovane pm ho iniziato in un territorio difficile come quello del circondario di Aversa dove purtroppo esiste uno strato sociale degradato e i reati di violenze morali e sessuali sono molti”.
Il Codice rosso è stato pensato per dare la priorità di intervento e di indagini quando viene usata violenza su soggetti fragili: donne, innanzitutto, ma anche anziani, uomini a volte. “Le legge 69 del 2019 ha apportato importanti modifiche e aggravanti – spiega la pm Di Palma – oltre a nuove tecniche operative. Ecco perché per le forze dell’ordine che intervengono per prime sul luogo è fondamentale capire come operare in casi del genere”.
Nella prima fase entrano in gioco dettagli che possono dare insomma impulso al lavoro del gp quando leggerà le carte: “Voi siete il braccio operativo della magistratura – si rivolge direttamente agli allievi presenti la Di Palma –, ecco perché vi invito a cristallizzare la situazione per raccogliere più notizie possibile. A volte vi capiterà di ascoltare al telefono solo urla oppure richieste di aiuto volutamente criptiche. Quando vi recherete sul luogo servirà sensibilità perché entrerete nella vita delle persone, serve l’approccio psicologico giusto”.
Un problema che può verificarsi è la paura di chi subisce vessazioni e violenze di denunciare, visto che spesso si tratta di familiari: “Ecco perché bisogna verificare nei dettagli lo stato dei luoghi, se ci sono ad esempio piatti rotti, mobili divelti, tutto va osservato e fotografato, in questo modo verrete sentito nel processo. Naturalmente, verificare anche eventuali lesioni perché capita pure di non voler farsi refertare per evitare le successive denunce. Per fortuna oggi partono d’ufficio e sono perseguibili. Il primo intervento e la stesura della querela fanno il 50 percento dell’accertamento del fatto”.
Il tenente psicologo e psicoterapeuta, Antonella Petrella, parla anche dei numeri che affiancano il fenomeno della violenza: “Nell’ultimo anno c’è stato un decremento degli episodi di violenza del 26%. Un dato incoraggiante che mette in luce che il Codice rosso e le misure di prevenzione adottate hanno un’efficacia reale. I casi però restano alti, a ieri erano 120 le vittime in Italia. In Molise siamo a zero come femminicidi mentre sono tanti i casi di violenza domestica. Ma purtroppo resta un sommerso che non si conosce e che spero si abbia sempre più coraggio di denunciare. Da tenente psicologo consiglio di chiedere aiuto, uscire fuori dal tunnel della paura”.


