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Non è una “balla”: gli studenti dell’Itis possono salire in cattedra

Incontro con i giovani dell’istituto “G.Marconi” nell’ambito del progetto CBook promosso dal Comune capoluogo. E’ stato affrontato il problema delle fake news e non sono mancate le sorprese

“Le notizie false”, dalla storia fino ai tempi nostri, nascono spesso da osservazioni individuali inesatte o da testimonianze imperfette. Oppure, peggio ancora, dalla necessità delle grandi organizzazioni (politiche, economiche, sociali) di manipolare le coscienze e creare un’opinione di massa.

Marconi

L’errore (spesso voluto) si propaga, si amplifica e vive solo a una condizione: “trovare nella società in cui si diffonde un brodo di cultura favorevole”. Così scriveva lo storico Marc Bloch della sua esperienza durante la Prima guerra mondiale, quando si era trovato alle prese con il tema, sempre più attuale, delle fake news.

Primonumero.it ha avuto la fortuna di confrontarsi con le quarte classi dell’Istituto “G.Marconi” di Campobasso nell’ambito del progetto Cbook promosso dall’amministrazione comunale del capoluogo. L’assessore alle Politiche Sociali, Luca Praitano, ha suggerito alla scuola un confronto con chi tutti i giorni ha a che fare con le fake news e delle quali viene frequentemente additato come autore: mai confronto più costruttivo e completo.

Gli studenti delle quarte dell’Istituto “G.Marconi” di Campobasso, dopo aver studiato nelle proprie aule  e nei propri laboratori, il “corpo” della tecnologia (l’interno del computer), la sua “mente” (l’intelligenza artificiale), il “sangue” (i Big Data) e il “cuore” (i server), hanno conosciuto da vicino le “cellule” del digitale, ovvero l’informazione e la disinformazione.

La lezione teorica è partita dalla spiegazione del termine “fake news” e dalla sua genesi. Quindi dalla spiegazione di quanto accade nella circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili. Ancora: la capacità di valutare i testi di cui si legge, di concentrarsi su di essi, di elaborarli e di tirare le conclusioni in maniera libera e incontaminata.

Preparati, mentalmente liberi e autonomi, capacissimi più di qualunque adulto (presumibilmente) acculturato e preparato, a tirare conclusioni, capaci di superare finanche le aspettative dell’interlocutore; sulle “balle” della storia, del presente e (certamente) del futuro, hanno tutti le idee ben chiare.

Sanno (ma chi più di loro può saperlo) come funziona il web e la “notizia in rete”, sanno come verificarla e come valutarla. Tant’è che alla fine della “lezione” hanno insegnato loro piuttosto che il giornalista di turno. Il confronto è stato costruttivo, ricco ed entusiasmante.

Gli studenti, seguiti dai docenti (all’avanguardia) e altrettanto palesemente dotati di autonomo spirito critico, hanno interagito con interesse e curiosità. Loro, la generazione a cui andrebbe assegnata di diritto, una credibilità e un’affidabilità superiore a quella consueta, sanno ben distinguere il vero dal verosimile. Chiacchierando, hanno soltanto adottato un qualche ulteriore strumento utile a conoscere con maggiore consapevolezza il controllo delle fonti.

E, infine,  questi giovanissimi, sanno prestare attenzione a titoli e testi troppo sensazionali, a non cadere nel tranello del clickbait. Insomma, hanno quello spirito critico, avvalorato da un’etica (troppo spesso sottovalutata) che, ebbene sì, alla fine della lezione interattiva ha obbligato il giornalista a chinarsi alla loro autentica, incontaminata onestà intellettuale. Auspicando che la preservino. Chapeau “G.Marconi”. Ad maiora.