Delitto Micatrotta: fissata l’udienza per De Vivo, rischia fino a 24 anni di carcere
Il 37enne accusato di aver ucciso Cristiano Micatrotta con una coltellata, la notte fra il 24 e il 25 dicembre scorso, comparirà davanti al Giudice per le udienze preliminari, Roberta D’Onofrio, il 17 novembre.
Fissata al 17 novembre l’udienza preliminare per il presunto assassino di Cristiano Micatrotta, il giovane geometra di Campobasso ucciso con un colpo di lama la notte del 24 dicembre di un anno fa.
L’unico indagato per quel delitto, Giovanni De Vivo, 37 anni, recluso dal 26 dicembre, comparirà quindi nelle prossimi giorni davanti al gup di Campobasso, Roberta D’Onofrio, difeso dall’avvocato Mariano Prencipe.
Il dj campobassano è accusato di omicidio volontario e rischia fino a 24 anni di carcere. Le indagini si sono chiuse il 16 settembre scorso con l’ultimo esame: quello sulla ferita al braccio di uno degli amici di Cristiano che, nella presunta lite scoppiata con De Vivo, sarebbe stato colpito dallo stesso coltello che ha ucciso Micatrotta. E’ stato l’ultimo atto di un’indagine che ha fornito alla Procura eventuali ulteriori elementi dimostrativi per chiedere il rinvio a giudizio dell’indagato e quindi andare a processo. Ma la difesa di De Vivo non si sbilancia.L’avvocato Mariano Prencipe non rivela se sceglierà un rito alternativo oppure se, dagli accertamenti di parte eseguiti di pari passo con quelli della Procura, siano emersi aspetti che potrebbe mettere in discussione la dinamica dei fatti ricostruita dagli investigatori in sede di processo. Quello che farà lo deciderà nelle prossime ore in base alle risultanze investigative di parte e dopo un confronto con i periti.
In questo controverso caso c’è anche un altro indagato ma per il solo reato di rissa: si tratta di uno dei due amici della vittima che quella sera era in via Vico. Durante questi mesi sono stati passati ai raggi x il coltello, gli indumenti prelevati alla salma ma anche quelli di De Vivo e degli altri due, le tracce ematiche prelevate sull’arma ma anche quelle rilevate sul posto dell’omicidio e i 4 telefoni cellulari.
Uno degli aspetti principali attorno ai quali si è lavorato – fra gli altri – è stato quello relativo alla lite che sarebbe avvenuta al telefono tra De Vivo e proprio il 32enne indagato per rissa (poi ferito al braccio). Per alcuni aspetti importante sarebbe stato l’esito della messaggistica telefonica e il riscontro delle chiamate in entrata ed in uscita fra le quattro persone che quella sera erano in via Vico: infatti, fra De Vivo e la vittima non ci fu alcun tipo di contatto telefonico. Nessun messaggio. Mai una mail. I due – stando alle risultanze sui cellulari – erano due perfetti estranei. Non lo erano invece il secondo indagato e De Vivo.E’ fra loro che ci sono state diverse telefonate qualche ora prima dell’omicidio ed è l’indagato per rissa che invia una serie di messaggi vocali all’altro giovane presente sul luogo del delitto chiedendo di accompagnarlo da De Vivo.Cristiano in quelle ore non ha contatti con nessuno, ma si ritrova in via Vico poco dopo e lì viene colpito al collo da un colpo di lama che lo uccide.

