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Accudire un randagio costa come un caffè al giorno. “Cure scadenti, è troppo poco”, denuncia degli animalisti

Troppo bassa la somma di mantenimento giornaliero dei cani ospiti delle varie strutture presenti in Molise. Il Nucleo operativo ente tutela animali e ambiente sollecita controlli da parte del Ministero della Salute e incalza il governo Toma: “Deve stabilire la quota di riferimento per evitare gare al ribasso”

Accudire un randagio costa come un caffè (più o meno): le strutture spendono circa 1 euro e 50 centesimi al giorno. Una somma irrisoria, che consente ai rifugi di non rispettare quanto imposto dalla legge. A denunciarlo è il Nucleo Operativo Ente Tutela Animali ed Ambiente che ha deciso di rivolgersi al Ministero della Salute per svolgere un sopralluogo in grado di accertare le condizioni in cui versano i rifugi che accolgono i randagi nella nostra regione: “Le condizioni di vita dei cani riscontrate dai volontari nei canili molisani risultano scadenti e non in linea con quanto richiesto dalla normativa nazionale e regionale vigente e dall’etologia animale”, sottolineano dall’associazione. “Questo è principalmente dovuto al fatto che la quota di mantenimento giornaliero pro-cane risulta essere troppo bassa e tale da non consentire di garantire nemmeno il minimo indispensabile ad assicurare il benessere animale nelle strutture di ricovero per cani randagi. In alcuni canili addirittura tale quota di mantenimento risulta inferiore ad un euro e cinquanta centesimi al giorno pro cane. E’ ovvio quindi che con tali importi la detenzione degli animali non può essere assolutamente compatibile con la loro natura né può riuscire a garantire tutte le cure di cui un animale “recluso” ha bisogno”.

Queste le “irregolarità riscontrate in gran parte dei canili frequentati quotidianamente dai volontari” dal Nucleo operativo ente tutela animali e ambiente: “Le strutture sono prive di figure di educatori-comportamentalisti, i cani non vengono mai fatti uscire dai propri box per sgambare nelle aree spesso vuote ed insufficienti, i box sono sovraffollati, il cibo è di bassa qualità, le cure mediche sono spesso negate, il personale è insufficiente e per lo più poco qualificato e la maggior parte delle strutture di ricoveri non rispetta i criteri strutturali dettati dai regolamenti regionali”.

L’associazione torna a sollecitare i sindaci che hanno “responsabilità” sui canili municipali e che hanno “l’onere di verificare il benessere dei propri cani ricoverati nelle loro strutture convenzionate”. Quindi, incalzano gli animalisti, “eventuali condizioni di maltrattamento, riscontrate dagli organi accertatori vedranno proprio i sindaci rispondere penalmente oltre ai gestori dei canili”.

Al tempo stesso il Nucleo operativo ente tutela animali e ambiente “farà pressione sul Dipartimento di Prevenzione Veterinaria competente per il benessere animali affinché siano attivati al più presto i controlli riguardanti sia le condizioni di vita dei cani ospitati nei canili, sia le regolarità strutturali”. Inoltre, l’associazione si rivolgerà al Ministero della Salute per “riscontrare quanto finora denunciato dai volontari”.

Ultima sollecitazione al governo Toma: “E’ fondamentale – dichiara Giancarlo Calvanese , responsabile operativo del N.O.E.T.A.A. – che che la Regione stabilisca, in primis, la quota di riferimento giornaliera per il mantenimento di un singolo cane, così come stabilito dalla Legge regionale numero 7 del 2005, in modo che non ci siano più aggiudicazioni di gare al ribasso, e che tutte le strutture possano migliorare il livello di vita dei cani ospitati ed adeguarsi, in tempi ragionevoli, alla normativa con il fine di garantire le condizioni di gestione stabilite anche dal decreto commissariale numero 100 approvato dalla Giunta regionale il 20 dicembre 2020 (ossia dall’ex commissario Angelo Giustini, ndr)”.