40 anni dell’Unimol, il Rettore: “Chiave di sviluppo del Molise”. 200 medici universitari negli ospedali
La cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico è un importante momento di riflessione sui primi 40 anni dell’Ateneo molisano, ma consente di pianificare il futuro: l’Università sarà sempre più integrata all’interno del sistema sanitario regionale. Il rettore Luca Brunese: “I nostri giovani medici retribuiti dal Ministero potenzieranno i reparti di Cardiologia, Ginecologia e Ortopedia”. Gli studenti: “Orgogliosi di formarci qui. Al ministro Schillaci vogliamo dire che per il Molise non c’è nessun margine nell’economia differenziata, si rischierebbe di sparire davvero”.
Con i suoi 40 anni di vita l’Università del Molise è uno dei pochi settori in costante crescita in una regione che perde popolazione e diventa più povera. La nuova ‘stagione’ – o meglio il nuovo anno accademico 2022/2023 – si apre con il segno ‘più’, a dimostrazione che l’Ateneo si conferma un polo di formazione attrattivo nel Centro Sud: “L’Unimol ci sarà e sarà protagonista nei prossimi decenni, saremo la chiave di sviluppo per questa regione”, scandisce il rettore Luca Brunese alla fine del suo discorso. Lo dicono i numeri: +7,66 %delle immatricolazioni, 8.200 studenti, di cui più della metà –5.030 – di sesso femminile. Prevalenza di studentesse anche tra le matricole della Facoltà di Medicina. E poi: 600 docenti, trentasei corsi di laurea. “Stiamo lavorando per presentare il prossimo anno una modifica dell’offerta formativa con corsi di laurea nuovi: il corso di laurea per tecnici di Radiologia, ci sarà un secondo canale di Informatica nella sede di Termoli, Management dello sport”. Sono alcuni dei numeri forniti dal rettore Luca Brunese nella cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico che si è svolta questa mattina (29 novembre) nell’Aula Magna dell’Ateneo.
“Sono passati 40 anni dalla nascita della nostra università (era il 1982, ndr), fortemente voluta dai politici di allora (ricordo su tutti Lello Lombardi e Giacomo Sedati, già impegnati nei decenni precedenti). Ci fu all’epoca una grande sensibilità per far nascere anche università più piccole, oltre a quelle grandi e storiche”, sottolinea il rettore. “L’obiettivo fu quello di aumentare il numero dei laureati e limitare l’immigrazione studentesca. Oggi siamo una realtà consolidata, abbiamo tre sedi, residenze per studenti e tanti servizi che funzionano”.
Ospite d’onore il ministro della Salute Orazio Schillaci. In platea ci sono le principali autorità politiche e istituzionali: i parlamentari (Lorenzo Cesa, Elisabetta Lancellotta, Claudio Lotito, Costanzo della Porta), l’eurodeputato nonchè proprietario del Neuromed Aldo Patriciello, il governatore Donato Toma, assessori e consiglieri regionali, sindaci (a cominciare da quelli dei due capoluoghi Roberto Gravina e Piero Castrataro), il presidente della Provincia di Isernia Alfredo Ricci, oltre che al mondo universitario, ossia docenti, studenti, personale tecnico-amministrativo.
C’è spazio per questi ultimi, come da tradizione nell’inaugurazione dell’anno accademico. “Sono orgogliosa essere qui oggi”, dice Francesca Antenucci, rappresentante degli studenti e studentessa della Facoltà di Giurisprudenza vicina alla laurea. “Ho scelto un aggettivo per questo periodo storico che stiamo vivendo: diverso. La pandemia ha cambiato anche il modo di studiare, le relazioni sono state stravolte anche a livello psicologico, facendo aumentare lo stress. Ma per fortuna è aumentata anche la fiducia nella scienza e nella medicina. Unimol è stata in prima linea durante la pandemia organizzando una campagna vaccinale perfetta somministrando fino a mille vaccini al giorno. Un piccolo modello in una piccola regione che purtroppo perde 200 residenti al giorno. Ecco perché bisogna investire nell’occupabilità e scommettere sul talento degli studenti”. Quindi un messaggio al ministro Schillaci: “Senza entrare in questioni politiche, al ministro dico che per il Molise non c’è nessun margine nell’economia differenziata, si rischierebbe di sparire davvero“. Parole di netta opposizione all’autonomia differenziata.
Riferimenti all’Iliade nella prolusione di Fabrizia Abbate: “Oggi noi da che parte vogliamo stare? Vogliamo abbandonare Filottete (eroe greco che guidava rematori abili nel tiro con l’arco, ndr) alla solitudine dei pronto soccorso affollati oppure ci impegniamo a ristabilire un piano di giustizia sociale per cui ognuno, con la sua ferita, possa essere comunque riconosciuto come cittadino?”.
Probabilmente la scelta di avere come ospite d’eccezione il titolare della Salute nel governo Meloni Orazio Schillaci non è casuale: l’Università del Molise è pronta ad integrarsi sempre di più, con la propria Facoltà di Medicina, all’interno del sistema sanitario regionale.
“A mio avviso bisogna intervenire subito sulla sanità – osserva il rettore – si parla di un decreto Molise, ma non basta un solo provvedimento: bisogna affrontare la questione in modo strutturale e organico. Le istituzioni devono andare nella stessa direzione, occorre utilizzare bene le risorse.La battaglia tra pubblico e privato non serve”. Brunese lancia un messaggio importante: “Mi assumo la responsabilità di quanto dico: probabilmente per la salute dei cittadini non è la cosa migliore mirare sempre e comunque a un bilancio zero senza perdite se questo significa ridurre le prestazioni sanitarie. Solo un sistema organizzato riesce a garantire anche una semplice visita di controllo”.
L’Unimol è pronta a dare una mano per sopperire alla carenza di personale con cui da tempo fa i conti il sistema sanitario regionale con i suoi medici (uno di questi presterà servizio nel reparto di Chirurgia dell’ospedale di Isernia) e i suoi giovani studenti: “Negli ultimi dieci anni i laureati in Medicina sono stati 503 e tanti sono all’interno dell’ordine dei medici del Molise. Abbiamo firmato un protocollo di intesa per una scuola di specializzazione che garantirà 200 giovani medici retribuiti dal Ministero che potenzieranno i reparti di Cardiologia, Ginecologia e Ortopedia. L’obiettivo è che chi si laurea qui possa restare a lavorare in Molise o quanto meno tornarci”.
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