Una panchina con cuore rosso al posto del gazebo dei tamponi: “È l’arcobaleno dopo la tempesta”
La farmacista Maria Antonietta Labrozzi ha donato a Petacciato una panchina con un verso della canzone popolare ‘Lu Puzze Vallone’ e un cuore rosso: “Non dimentico i volti di chi ci ha lasciato dopo settimane di speranza appesa ad un filo. Mi piace immaginari seduti lì”
Petacciato ha una nuova panchina, con tanto di cuore e con il verso più noto della canzone popolare petacciatese ‘Lu Puzze Vallone’. È lo splendido regalo che la farmacista Maria Antonietta Labrozzi, da anni punto di riferimento della comunità, ha voluto fare al paese.
La panchina è stata sistemata lungo viale Pietravalle e affaccia sul parco-giochi di via dei Trangioli e con uno sguardo abbraccia lo splendido panorama che si gode da quel punto, vale a dire uno scorcio dell’Adriatico verso Termoli e le isole Tremiti.
A spiegare com’è nata l’idea, tramite dei post Facebook, sono stati il sindaco Roberto Di Pardo e la stessa dottoressa Labrozzi.
In sostanza la farmacista ha voluto ‘sdebitarsi’ con Petacciato per aver occupato nell’arco di diversi mesi quel tratto di viale Pietravalle all’ingresso della farmacia con un gazebo dove sono stati effettuati migliaia di tamponi rapidi. Il gazebo si era reso necessario nel periodo di maggiore criticità della pandemia, quando la diffusione del virus è stata ai massimi livelli e solo i locali della farmacia non bastavano più per fare i tamponi in sicurezza.
Ora che il peggio sembra alle spalle e la richiesta di test rapidi non è così alta, il gazebo è stato rimosso e al suo posto c’è la panchina con l’aggiunta di quel cuore rosso che promette di essere un posto perfetto per foto romantiche, probabilmente una piccola attrazione turistica.

“Grazie Dottoressa Maria Antonietta Labrozzi per il suo gesto, testimonianza del profondo legame e affetto che negli anni si è consolidato con il nostro paese e i suoi cittadini.
Grazie perché lo ha fatto con il suo cuore…grande come quello della panchina” ha scritto il sindaco.
Queste invece le parole della dottoressa Labrozzi. “Il paese è il luogo con la giusta dimensione per condividere, soffrire insieme, gioire insieme.
Abbiamo attraversato due anni tristi e dolorosi. Non dimentico i volti di chi ci ha lasciato dopo settimane di speranza appesa ad un filo. Mi piace immaginari seduti lì.
Abbiamo provato ad essere di aiuto a tutti coloro che hanno avuto bisogno, a volte anche solo con una telefonata, una parola d’incoraggiamento. È passato.
Questa panchina vuole essere un abbraccio, un arcobaleno dopo la tempesta. E vuole essere un grazie per avervi sentiti vicini”.


