Salute mentale, disturbi anche tra i giovani ma i fondi sono la metà di quello che la legge prevede
I direttori dei Centri di Salute Mentale del Molise hanno voluto incontrare la stampa per evidenziare luci (che ci sono nonostante si ‘frigga con l’acqua’) ed ombre del sistema. Mancanza di personale, risorse insufficienti, inserimenti lavorativi sospesi da tempo, nessuna legge organica. E per Isernia anche l’assenza – un unicum in Italia – di una sede per il Csm
Fanno quel che possono (molto) con quel (poco) che hanno a disposizione ma potrebbero fare molto di più. Sarebbe un bene per tutti perchè, come ricorda l’Oms, “non c’è benessere senza salute mentale” e questa oggi più che mai (in un mondo scosso peraltro da pandemia, guerra ed emergenza climatica) deve divenire una “priorità globale”.

Se ne è discusso oggi 10 ottobre al Centro di Salute Mentale di Termoli (in via del Molinello) in occasione, appunto, della Giornata Mondiale della Salute Mentale. Riuniti il primario del Dipartimento regionale di Salute Mentale (nonché direttore del Csm di Termoli) Angelo Malinconico e i dirigenti medici psichiatri Gualano (direttore facente funzione del Csm di Isernia), Addona (direttore facente funzione del Csm di Campobasso) e Gentile (nella foto sotto a sinistra di Addona), futuro sostituto del dottor Malinconico che è prossimo al pensionamento.

Di recente nella stessa occasione in piazza a Termoli la ricorrenza è stata celebrata con una Festa della Bellezza, oggi no. Quella odierna è una riunione per fare il punto su luci e ombre di un sistema che destina alla salute mentale il 2.6% dei fondi sanitari (la legge ne imporrebbe il 5%, quasi il doppio).

“I fondi sono ‘parsimoniosi’, diciamo così – ha esordito lo psichiatra Malinconico – e andrebbero sicuramente rimpinguati”. La coperta è corta, come si suol dire: i direttori non sempre lo dicono esplicitamente ma è chiaro che è così. E i finanziamenti una tantum così come le progettualità singole (che pure vengono attuate anche grazie alla collaborazione delle associazioni e della cooperative) non bastano.
Ma soprattutto – questo si è molto sottolineato – ci vorrebbe una riorganizzazione e – prima di tutto – una legge regionale che istituisca e finanzi con fondi specifici il cosiddetto Budget di Salute che in Molise non c’è. “Sarebbe un cambio di paradigma che darebbe al settore maggiore organicità”.
Organicità e collegialità che invece manca. Non solo riguardo ai tempi d’attesa che sono diversi nei vari Csm della regione ma anche rispetto all’interlocuzione con altri attori chiave, che c’è ma dovrebbe essere maggiore anche in termini economici e in ottica di vera (sempre auspicata) integrazione socio-sanitaria.
Un esempio su tutti: la neuropsichiatria infantile, che in Molise c’è come mera unità operativa semplice. Ma stessa cosa si può dire della Neuropsichiatria geriatrica. “Noi come Csm abbiamo un’utenza che va dai 18 ai 65 anni ma è chiaro che i disturbi vanno al di là di questa fascia d’età e riguardano anche gli adolescenti cui riscontriamo gli esordi delle patologie gravi psichiatriche”. E poi ci sono i disturbi alimentari, le dipendenze patologiche, l’autismo. C’è però uno scollamento forte tra queste varie situazioni, che invece andrebbero affrontate con una visione e un impegno sinergici e non a compartimenti stagni. “Se la Neuropsichiatra infantile-adolescenziale fosse inserita nel Dipartimento di Salute Mentale potremmo fare molto di più”.
C’è poi il problema personale che riguarda quasi tutte le specializzazioni mediche, e non risparmia certo la Psichiatria. “Non possiamo dare atto all’Asrem di aver bandito in un solo anno due concorsi – uno è invece prossimo – per reperire psichiatri” ma nessuno dei selezionati è poi stato assunto, probabilmente perchè ha trovato un lavoro in un’altra Azienda sanitaria, in un’altra regione. Su questo punto i medici presenti hanno convenuto sull’assurdità del numero chiuso in Medicina. Ma i problemi dei Csm molisani hanno a che fare anche con la difficoltà ad avere psicologi, assistenti sociali, tecnici della riabilitazione.

Campobasso e Isernia vivono situazioni anche peggiori rispetto a Termoli, per mancanza di personale e, nel caso di Isernia, per l’assenza di una sede per il Centro di Salute Mentale. “C’è la funzione, certo, ma manca una sede e Isernia è forse l’unica provincia italiana ad avere questo vulnus, una vera atipia”, così Malinconico.
La collaborazione con i vertici Asrem – dicono – è buona e “il Presidente Toma ha recepito molte delle nostre istanza”. E si registra in tal senso anche la ripresa del tavolo tecnico regionale. Ma c’è ancora tanto da fare.
Gli utenti dei Csm del Molise sono 5mila, “siamo in linea con i dati nazionali”, ma non viene garantito quanto si dovrebbe garantire. Dal 2011, ad esempio, sono stati sospesi (al di là di qualche iniziativa spot) i progetti di inserimento lavorativo per gli utenti. “Così non ci può essere reale integrazione”.
Tra l’altro la pandemia ha fatto aumentare i disturbi d’ansia (come gli attacchi di panico) e le forme depressive. La salute mentale è però parte integrante del sistema salute. “Ci si può e ci si deve affidare al servizio pubblico per i servizi di salute mentale”, chiosa lo psichiatra.

