Operazione “White Beach”, dieci interrogati: scena muta davanti al giudice
A partire dalle 9 di questa mattina, sono stati interrogati presso la Casa Circondariale di via Cavour i primi dieci arrestati nell’ambito di operazione “White Beach”, l’inchiesta antidroga dei carabinieri condotta in Basso Molise. Gli avvocati difensori hanno scelto la strategia del silenzio “per poter conoscere meglio il voluminoso fascicolo e quindi cristallizzare le eventuali responsabilità di ognuno”
In dieci questa mattina sono stati chiamati davanti al Gip nel carcere di Campobasso. Dieci dei diciotto destinatari di misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta antidroga dei carabinieri che ha smantellato (ancora una volta) un traffico di cocaina e hascisc fra San Severo e il Basso Molise. Tutti, difesi tra gli altri dagli avvocati Nicolino Cristofaro, Silvio Tolesino, Pino Sciaretta e Mario Bellotti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Scena muta davanti al giudice per le indagini preliminari, una scelta “meramente strategica” dei difensori che vogliono consultare in questi giorni il fascicolo composto da migliaia di pagine per poter in seguito – stabilite le responsabilità individuali di ognuno degli indagati – approntare una linea difensiva che potrebbe portarli direttamente davanti al Tribunale del Riesame.
La scia della droga da San Severo al Molise: legami coi boss e giro d’affari da 6mila euro al giorno
L’accusa è pesante: associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Una inchiesta coordinata dalla Dda di Campobasso e che è partita a seguito di un sequestro di 800 grammi di eroina operato a San Martino in Pensilis. Nell’elenco delle persone indagate (41 in totale) tanti nomi pugliesi ma con la residenza ormai in Molise. E fra Termoli, Campomarino, Portocannone, Guglionesi e Sant’Elia a Pianisi avevano creato piazze per smerciare hascisc e cocaina, servendosi di gente molisana. Almeno 700 cessioni in quattro mesi. Un andirivieni di consumatori soprattutto presso le abitazioni delle persone indagate, lo spaccio – stando alle accuse – avveniva perlopiù “porta a porta”. Un’organizzazione composta da ‘leader’ sanseveresi che la droga ce l’avevano sempre a portata di mano. Il capo indiscusso, infatti, era di stanza a San Severo e lui si preoccupava di avere sempre la “roba”.
Il volume d’affari prevedeva il piazzamento sul territorio molisano di circa 100 grammi di hashish al giorno e 350 grammi di cocaina alla settimana che potevano fruttare sul mercato circa 6.000 euro quotidiani.

