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Influenza, vaccini in arrivo. Ma i rincari di luce e gas penalizzano anche studi medici

Mantenere aperti gli ambulatori costerà di più anche per i medici di famiglia che fra poco inizieranno a somministrare ai propri assistiti le iniezioni per l’influenza stagionale che quest’anno sarà più aggressiva. Il sindacato Snami (guidato fra l’altro dal presidente dell’Ordine dei Medici Giuseppe De Gregorio) non ha firmato l’accordo con Asrem: “E’ mortificante, ma garantiremo comunque il servizio ai nostri pazienti”, spiega il dottor Federico Di Renzo

Mentre in diverse regioni italiane domani – lunedì 17 ottobre – segnerà l’avvio della campagna vaccinale per l’influenza (si parte in Liguria e in Basilicata ad esempio), in Molise si attende di conoscere l’inizio del somministrazioni delle iniezioni contro il virus che quest’anno sarà più aggressivo degli ultimi due anni.

Alla vigilia dello start della campagna vaccinale emergono le difficoltà di lasciare gli ambulatori aperti: anche i medici di famiglia devono fare i conti con i rincari di luce e gas. E non tutti i rappresentanti sindacali hanno firmato l’accordo proposto dall’Asrem lo scorso mercoledì 12 ottobre, quando si è svolto il Comitato aziendale per la medicina generale. Il sindacato Snami, guidato fra l’altro dal presidente dell’Ordine dei Medici Giuseppe De Gregorio, non ha accettato la proposta dell’azienda sanitaria regionale perchè non tiene conto “del pluriennale impegno messo in campo dai medici di assistenza primaria nel sostenere e praticare la campagna vaccinale anti-influenzale e quella anti-pneumococcica e dell’aumento del carico e degli oneri di lavoro”, si legge in una nota.

Per i medici di famiglia “sono aumentati i costi di gestione degli ambulatori e quelli energetici”. E le spese sono aumentate anche perchè i dottori hanno dovuto acquistare i dispositivi di protezione. “L’accordo proposto dell’Asrem è mortificante e non lo firmeremo: le nostre richieste – insistono dallo Snami – sono state ignorate. Questo accordo penalizza tutti i medici di famiglia in modo inaccettabile. Garantiremo comunque la vaccinazione dei nostri pazienti, come sempre fatto, nell’ottica della promozione della salute pubblica e dell’attività di profilassi e prevenzione, rivendicando orgogliosamente il dissenso a siglare contratti tanto mortificanti”.

Fra l’altro, quando la scorsa estate era iniziato il confronto con l’Azienda sanitaria sulla somministrazione dei vaccini contro l’influenza, un’intesa era stata raggiunta. Lo ricorda il segretario organizzativo del sindacato, il dottor Federico Di Renzo, che a Primonumero spiega: “Con Asrem avevamo raggiunto un accordo lo scorso 30 agosto. Lo stesso accordo, da quanto abbiamo appreso in comitato aziendale, è stato respinto dalla Regione. Consideriamo il nuovo accordo mortificante, alla luce delle gravosità in essere per mantenere aperti gli studi medici, quindi abbiamo deciso di non sottoscriverlo. Si parla di incentivi a quota incrementale per raggiungere il target previsto, ossia il 75% della popolazione vaccinata contro l’influenza”. Nonostante ciò, garantisce il dottor Di Renzo, “non ci saranno disservizi per i nostri associati, siamo disposti ad effettuare i vaccini e vaccineremo i nostri assistiti”.

Il Ministero della Salute intanto ribadisce l’importanza di sottoporsi anche alla vaccinazione contro l’influenza. Lo scorso 6 luglio è stata emanata una circolare in cui raccomanda l’iniezione anche nella fascia d’età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni per ridurre la circolazione del virus influenzale fra gli adulti e gli anziani. Inoltre, ribadiscono sempre dal Ministero, al fine di facilitare la diagnosi differenziale (e quindi non confondere l’influenza stagionale dal covid), “nelle fasce d’età di maggiore rischio di malattia grave la vaccinazione antinfluenzale è fortemente raccomandata”. Quindi “la vaccinazione può essere offerta gratuitamente nella fascia d’età 60-64 anni”. La vaccinazione antinfluenzale inoltre è fortemente raccomandata per una serie di categorie lavorative come gli operatori delle professioni sanitarie e sociosanitarie, oltre che per gli anziani che vivono in strutture residenziali o di lungodegenza, i donatori di sangue, le forze di polizia.

Si stima che i casi d’influenza in Italia possano arrivare a 6 o 7 milioni, un dato in crescita rispetto agli scorsi anni, come dimostrano anche le osservazioni sull’emisfero australe, dove l’influenza è in corso”, ha dichiarato qualche giorno fa Fabrizio Pregliasco, professore associato del dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario aziendale dell’IRCCS Ospedale Galeazzi. “Dobbiamo poi considerare l’aumentata quantità di virus respiratori e la minore esposizione della popolazione a microorganismi patogeni come virus e batteri negli ultimi due anni, da ricondurre alle restrizioni sociali adottate nelle stagioni precedenti, che ha non solo ridotto la diffusione del Sars-CoV-2, ma anche quella degli altri virus influenzali”.