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Facciolla: “Il problema del Pd non sono io, per chiedere passi indietro serve autorevolezza”. Il prossimo segretario? “Bonaccini è bravo”

Parla il Segretario regionale del Molise del Partito Democratico: la sconfitta elettorale, il sogno di un campo largo, Letta e Bonaccini, Antonio Federico e Micaela Fanelli. “Le critiche di chi non sta nemmeno nel partito sono indecorose, ma se venisse Caterina Cerroni a chiedermi di prendere i mio posto la favorirei in ogni modo”. Le Regionali all’orizzonte: “Torneremo a dialogare con M5S e centristi”.

Ieri Enrico Letta ha detto che al Pd farà bene stare all’opposizione

“Sono d’accordo. Letta è partito dal fatto che le elezioni non le ha vinte nessuno tranne Giorgia Meloni”.

Il Pd ha perso, questo è sicuro

“Ha perso di brutto sul piano politico. Ma non siamo usciti sconfitti dal punto di vista elettorale perché abbiamo aumentato di mezzo punto rispetto alla volta precedente. E concordo con Letta, facciamo bene a stare all’opposizione adesso”.

Riconosce la sconfitta, segretario?

“Una sconfitta sonora. Un risultato nefasto, termine che ho utilizzato da subito. In Molise però la sconfitta è stata attenuata: il Pd ha fatto il miglior risultato del centro-sud, e anche questo l’ho detto da subito e lo ripeto”.

Ancora la sindrome di Fonzie, come le hanno rimproverato?

“Ma quale sindrome, è un dato assolutamente oggettivo. Enrico Letta ieri si è complimentato per il risultato del Molise e per il risultato di Caterina Cerroni. Non significa non riconoscere la sconfitta, ma analizzare i numeri in una luce pulita, senza pregiudizio”.

Lei, scusi, perché si è candidato?

“Spirito di rappresentanza, sapevo dall’inizio di non avere nessuna chance, nemmeno mezza”.

Si era candidato anche nel 2018.

“Sì, quando i sondaggi dicevano che eravamo 20 punti percentuale sotto il M5S. Spirito di partito anche quello”.

I candidati sull’uninominale e sui listini del Molise chi li ha scelti? Gianfagna, Cecere, Salvatore, Cerroni?

“Credo che i candidati proposti rappresentassero la migliore classe dirigente del Molise, e li ringrazio per avercela messa tutta. Detto questo, in Molise la scelta è stata molto autonoma, se non rispetto alla richiesta della segreteria nazionale di candidare capolista Caterina Cerroni, presidente dei giovani Dem, giovane e donna”.

L’unico treno possibile per Roma era la sua casella, e difatti l’ha sfiorata con il calcolo dei resti. Come è stata accolta a Campobasso l’imposizione romana di metterci lei?

“Era giustissimo, per tutti noi del Pd, metterci lei. Abbiamo aderito da subito, non c’è mai stata una opposizione al suo nome, anzi”.

Lei non ha storto il naso nemmeno un pochino? Sarebbe stato normale, del resto.

“No. Favorire il cambiamento, frase che ci ripetiamo da sempre ma che oggi diventa un tema dirimente, significa anche questo. Non ho mai sollecitato un posto da capolista, come aveva chiesto la segreteria regionale, e sapevo perfettamente che in caso di ottenimento di un seggio, quel seggio sarebbe scattato in favore di Caterina”.

E questo spirito di partito glielo hanno riconosciuto?

“Tutti, tranne i detrattori a cottimo”.

A chi si riferisce, a Simone Coscia che tramite Primonumero ha chiesto un suo passo indietro?

“Anche a lui, sebbene mi risulti difficile collocarlo politicamente dopo che ha cambiato tutti i partiti dell’arco costituzionale più o meno legati al centrosinistra. Coscia sta nel Pd? A che titolo parla? Si firma come Partecipazione Democratica, ma il Pd è uno e ha le sue regole. La critica è legittima, non dico il contrario, ma ci sono canali di dibattito e anche di scontro ai quali non mi sono mai sottratto, come la direzione e l’assemblea, che saranno convocate a brevissimo e che finora sono state convocate sistematicamente. Ma Simone Coscia, o altri come lui che mi accusano attraverso i social e gli articoli di giornale, non frequentano le assemblee”.

Si è sentito ferito dalla sua critica? O meglio: si è arrabbiato?

“Non ne sono rimasto sorpreso, Coscia aveva chiesto le mie dimissioni anche tre anni e mezzo fa, quando la nuova assemblea si è insediata, figurarsi se non le chiede adesso. Mi rammarica che faccia analisi del voto che nulla hanno a che vedere con la valutazione del voto del partito, che sono agganciate a ragioni personali. Io però ho la coscienza pulita, e preferirei confrontarmi su come amministrare il territorio, su cosa fare per il Molise”.

In che senso ha la coscienza pulita?

“So di aver agito al servizio e nell’interesse del Pd, non mi sono mai tirato indietro, soprattutto nei momenti di forte difficoltà come questo, quando mettersi in lista nel ruolo di segretario regionale diventava una operazione dispendiosa”.

Anche economicamente?

“Anche economicamente. Il partito nazionale non ci ha dato neanche un euro, abbiamo chiesto di anticipare le somme per le regionali e non lo hanno fatto. Ci siamo autofinanziati e credo sia giusto che chi ha la rappresentanza politica non fugga davanti alla necessità di difendere il partito, soprattutto se si tratta di me che sono rappresentante del Pd e ho un vantaggio economico ogni mese. L’ho fatto ed è stato giusto. Lo rifarei di nuovo e accetto le critiche, ma non quando sono indecorose”.

Enrico Letta però il passo indietro lo ha fatto. A cascata non dovrebbero farlo anche le segreterie regionali? Dunque anche lei?

“Io avrei dovuto farlo se avessi sostenuto le scelte del Pd a livello nazionale. Ma, al contrario, ho sempre detto pubblicamente, che erano scelte sbagliate. Parlo delle mancate alleanze con il M5S e i centristi, dell’assenza di temi spendibili, come la difesa delle fasce più deboli, una agenda sociale forte, servizi per gli svantaggiati, di transizione ecologica e tutela ambientale, tutte cose che il Pd non ha espresso adeguatamente e questo è evidente, visto che oggi stiamo dicendo tutti che bisogna spingere sull’agenda dei temi che finora sono mancati”.

Rimprovera a Enrico Letta di non aver stretto alleanze?

“Io penso che in questa circostanza sia accaduta una cosa eccezionale. La crisi del 20 luglio e il voto il 25 settembre comprendono un tempo ristretto, troppo breve per costruire una alleanza. Avremmo avuto bisogno di tempi più lunghi, ma se è vero che la responsabilità è apicale, io dico che Letta ha le sue responsabilità non per quello che ha fatto dopo il 20 luglio, perché a quel punto non c’erano alternative, ma per quello che non ha fatto prima del 20 luglio, per non aver costruito un accordo politico e programmatico con Conte solido, che non sarebbe stato scalfito da quello che è successo dopo. Questo è stato l’errore”.

Lei era favorevole al campo largo?

“Lo sono ancora. Il giorno dopo la caduta del Governo Draghi, è agli atti, io ho preso la parola in un evento pubblico per dire che non ero per nulla d’accordo né convinto con lo strappo rispetto al M5S. Registro che il tema del passo indietro deli segretari non è stato posto in alcuna regione, nemmeno nelle regioni in cui il Pd ha fatto l’11% come l’Abruzzo, la regione di Luciano D’Alfonso”.

I candidati incidono sulle scelte degli elettori?

“Le scelte delle candidature su base regionale incidono di pochi punti percentuale rispetto al dato nazionale. E’ vero per tutti, altrimenti non ci si spiega come FdI passa da 3 al 23% in Molise. Sicuramente il neo senatore Costanzo Della Porta è stato un valido candidato ed è un bravo amministratore, ma il grosso lo fa il partito. Anche i nostri candidati sono stati bravi a portare in Molise quel quid in più, e allo stesso modo il M5S ha portato in Molise il peggior risultato del sud Italia con il 24% probabilmente a causa dei candidati”.

Loro dicono di essere il primo partito.

“E lo sono, non si può disconoscere. Ma non possono fare confusione fra il voto delle politiche e delle regionali, e ci sono vari esempi a dimostrarlo”.

Il Molise nel 2018, quando alle politiche il M5S prese il 45% e alle Regionali il 38%?

“Certo, oppure come accaduto in Sicilia di recente, dove il M5S a livello politico ha preso il 27,5%, e alle Regionali, lo stesso giorno, il 16%. Potrei fare molti altri esempi. Antonio Federico, coordinatore regionale del M5S, lo sa benissimo”.

Lo ha sentito dopo il voto del 25 settembre?

“Ci sentiamo, siamo amici. Ovvio, ha fatto dichiarazioni nette, ma aspetta di sentire Conte per poter parlare con gli altri e con il sottoscritto di eventuali alleanze. Sono certo che Antonio Federico sappia perfettamente, come lo so io, che questa legge maggioritaria che necessita di un solo voto in più per garantire l’elezione, favorisca le alleanze, le renda inevitabili. Per cui credo che sì tornerà a provare a ragionare insieme”.

Anche con i centristi di Azione e Italia Viva?

“Sì”.

Secondo lei come possono stare insieme PD, Movimento 5 Stelle e questo centro?

“Posso assicurare che in regione è accaduto, e più volte abbiamo fatto riunioni con un gruppo di lavoro allargato per la scrittura del programma prima che ci fosse la conclusione anticipata del governo Draghi, il tutto finalizzato alle Regionali del Molise del 2023”.

Chi ha partecipato a questi incontri?

“C’eravamo tutti, io, Donato D’Ambrosio, Luigi Valente, Marcello Miniscalco e naturalmente Antonio Federico. Abbiamo provato a scrivere un accordo di natura programmatica su 10 punti chiave, la cosa stava funzionando. Torneremo a lavorare, mi auguro, su questo assetto”.

Crede ci siano ancora le condizioni?

“Sì, e stavolta i tempi ce lo consentono. In Molise si dovrebbe votare tra aprile e maggio 2023”.

E’ vero che tra lei e la ex segretaria Pd Micaela Fanelli c’era un accordo? Facciolla candidato alle Politiche, Fanelli alla Regione?

“Non solo non è vero, non c’è mai stato nessun accordo, ma le dirò di più: questa voce è stata artatamente forzata da una parte, mentre dall’altra parte non era nella mia disponibilità né in quella di Micaela Fanelli. Il Pd determina le scelte nei suoi organismi. Non è più il partito di un tempo, quando decidevano due o tre persone. E comunque quello non è mai stato il mio partito. Il Pd che ho guidato io in questi anni è un partito in cui le decisioni si prendono negli organismi, direzioni e assemblee”.

Se si chiude l’accordo del campo largo, e se il M5S vuole la candidatura, potrebbero esserci le primarie di coalizione?

“Potrebbero esserci. È scritto nel nostro statuto. Se mancasse un accordo tra i partiti del centrosinistra il Pd proverà a fare le primarie di coalizione”.

Lei vorrebbe partecipare?

“E’ il partito che lo decide. Io ho già dimostrato nella mia vita di poter fare il gregario. L’ho fatto quando ero il braccio destro di Mario Totaro a San Martino in Pensilis, o di Paolo Frattura alla Regione. Quando Micaela Fanelli era segretaria del Pd l’ho sostenuta con lealtà. In assemblea più volte non è andata sotto grazie a me”.

Una lealtà ricambiata?

“Non lo so, non posso dirlo. Mi aspetto che dimostri coerenza fino in fondo rispetto alle scelte iniziali della segreteria, ma se dovesse assumere comportamenti diversi io non mi fascio la testa. Di sicuro gli attacchi alle dirigenze dei partiti possono portare bene o male”.

Pare di capire che non vi siate sentiti né visti, lei e Fanelli.

“Io non ho difficoltà di natura relazionale, ma è difficile disgiungere la politica dai rapporti umani. Guardo con oggettività a questa situazione e a quello che accade nel partito, la disapprovazione mi dispiace quando viene esternata al di fuori del partito”.

Potrebbe dipendere dal fatto che gli organismi del Pd non vengono convocati abbastanza spesso? Che lei temporeggia?

“Non mi si può rimproverare questo. Li abbiamo convocati ogni volta che era possibile, anche per le micro-decisioni. Per la prima volta nella storia del Pd del Molise le candidature sono passate attraverso le segreterie regionali. Questo è un fatto”.

Nessuno l’ha chiamata per chiederle di convocare l’assemblea?

“Se lo facessero la convocherei ad horas. Chi si lamenta e mi accusa sui giornali o sui social non ha mai alzato il telefono per dirmi nulla”.

La sostituzione di nomi e volti storici a livello nazionale e locale serve?

“Premesso che non è quello il problema rispetto ai flussi elettorali nazionali, dico che chi lo chiede deve averne l’autorevolezza. Io ho dimostrato di essere materialmente in grado di favorire il cambiamento perché ho spinto in maniera straordinaria per l’elezione di Caterina Cerroni. Se lei venisse domani a chiedermi di fare il prossimo segretario regionale io la favorirei: è autorevole, capace, orientata, giovane e donna. Ma se il cambiamento è Coscia non ci sto, non ha autorevolezza per chiederlo”.

Il suo mandato scade a marzo 2023. Ma lei potrebbe finire in anticipo, giusto?

“Se la segretaria nazionale decide così. Mi sembra più probabile che per le Regioni che vanno al voto ci sia un congelamento delle nuove segreterie. Certo, si potrebbero anticipare o posticipare”.

Pensa che sia più probabile la seconda, così lei resterebbe in carica fino a elezioni regionali concluse?

“Non mi appassiona questo tema, davvero. Lo dirà il partito. Rinnovare la segreteria in anticipo è difficile ma non impossibile”.

Segretario Facciolla, qual è il problema del PD?

“Il Pd deve rigenerarsi, né sul logo – che fra l’altro, ma lo dico per inciso, è stato disegnato da un ragazzo molisano – né nel nome. Non serve una operazione di facciata. Abbiamo molto da lavorare sui contenuti, si deve tornare a difendere le fragilità. Poi certo, la crisi identitaria il Pd ce l’ha. E’ percepito come il partito dell’establishment, quello che ormai votano i benestanti. La sfida è contemperare l’agenda dei temi veri con la vocazione che ormai tutti i partiti hanno per il maggioritario”.

Il leaderismo, che guaio

“Dopo 20 anni che spingiamo su sistemi maggioritari, andando verso una elezione diretta, possiamo dire che un partito per funzionare oggi necessariamente si deve affidare anche al leader. Il PD deve spingere sul suo tratto identitario oltre che su un leader autorevole, perché con un leader debole e questi sistemi maggioritari non si può essere performanti. Bisogna ripartire sicuramente in un altro modo, coinvolgere più fasce sociali, tornare ad affrontare realmente i problemi pratici delle persone. Lo dico da ex amministratore, da ex sindaco che ha portato a casa molti risultati, da ex assessore all’Ambiente di questa regione che se oggi ha una raccolta differenziata al 60% lo deve alla mia testardaggine. Si deve ripartire dalle amministrazioni dove governa il Pd, e lo fa bene, da chi lavora anche nell’ombra e dai tanti segretari di circolo che si sbucciano mani e gomiti e ginocchia”.

Gli amministratori, ha detto. Si riferisce a Stefano Bonaccini? Le piacerebbe come nuovo segretario?

“Non esprimo preferenze, dico che sicuramente mi piacerebbe molto che il nuovo segretario fosse un amministratore perché, per quello che ho detto prima, il Pd ha bisogno di avere qualcuno che amministri e abbia consapevolezza del valore di chi amministra. Non significa tradire il primato della politica ma ripartire dall’aderenza alla realtà e ai problemi delle persone”.

Le rifaccio la domanda: Bonaccini nuovo segretario?

“Bonaccini è uno oggettivamente bravo, a me piace molto, ho avuto l’onore di collaborarci in conferenza delle Regioni come coordinatore della commissione politiche sociali. E’ veramente bravo”.

Mi dica invece la cosa di Letta che le è piaciuta di più.

“Aver chiesto ieri l’impegno del futuro segretario, in caso di nuova crisi di Governo, a richiedere le elezioni anticipate e non favorire un governo di larghe intese”.

In pratica fare come ha fatto Gorgia Meloni con il governo Draghi, dall’inizio?

“Noi abbiamo scontato molto la distanza dai cittadini e Giorgia Meloni nel frattempo ha monetizzato. La verità, e sicuramente lo scoprirà se non lo ha già scoperto anche Giorgia Meloni, è che governare logora, erode il consenso. Proprio come è successo al Pd”.