Da 15 anni con una gru sulla testa: “Non c’è cantiere, oscilla ed è brutta”. Ma per il Comune il residente deve rassegnarsi
La segnalazione di un residente per una enorme gru installata 15 anni fa tra via Papa Giovanni XXIII e via Conte Rosso. “Giusto tenerla lì per così tanto tempo? E se fosse pericolosa?” si chiede. Per l’assessore municipale all’urbanistica le autorizzazioni richieste anni fa sono valide “anche in assenza di cantiere”.
Il signor F. vive da tre lustri con una gru a torre sulla testa. La sua abitazione, infatti, si trova a due passi dall’enorme macchinario per il sollevamento dei carichi. In questi quindici anni ha tentato più volte di capire perché, in assenza di cantiere – e dunque di utilizzo della gru – questo ‘mostro’ di acciaio sia diventato parte integrante del paesaggio nella zona compresa tra via Papa Giovanni XXIII e via Conte Rosso.
Si tratta di una zona residenziale, villette a schiera in mattoncini rossi a facciavista, certamente tra le più belle della città, con una invidiabile vista sul castello Monforte.
Ed è proprio qui che l’impresa edile Di Biase ha posizionato la gru su un terreno che il signor F. giura essere di proprietà del costruttore campobassano.
“Doveva essere utilizzata per la costruzione di fabbricati il cui cantiere non è mai iniziato. Il braccio arriva fino a via Belpulsi e oltre a essere pericolosa in caso di eventi atmosferici eccezionali, è di notevole impatto ambientale”.
Quattro anni fa questo residente ha ottenuto, dopo non poche insistenti richieste, una risposta dal Municipio. Risale al febbraio del 2018 e porta la firma del settore urbanistica.
In sintesi da Palazzo San Giorgio gli hanno detto che l’apparecchio di sollevamento era adeguato ai fini della sicurezza (c’era stato un accertamento della Polizia municipale e anche del Dipartimento di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro dell’Asrem alcuni mesi prima durante il consueto giro di ispezione e verifica di queste gru). Sempre il Comune gli aveva anche detto che l’area interessata dall’installazione di questa gru era – all’epoca – oggetto di convenzione urbanistica, possedeva i relativi titoli edilizi per la realizzazione di opere di urbanizzazione e servizio e che c’era anche la Scia risalente al 2017.
Insomma, il costruttore aveva le carte in regola ma da allora – come abbiamo avuto modo di verificare anche noi – nulla è cambiato: il cantiere non c’è, la gru è ferma, non c’è ombra di operai.
“E’ possibile che dopo tutti questi anni le autorizzazioni restano valide e si rinnovino continuamente? E’ giusto tenere una gru per così tanto tempo? E se succedesse qualcosa?”.
Domande che abbiamo girato a Giuseppe Amorosa, assessore all’Urbanistica di palazzo San Giorgio. “Non servono autorizzazioni, nemmeno se non c’è un cantiere attivo. Il codice civile sul punto è chiaro e dice espressamente che il proprietario del suolo non può opporsi ad attività di terzi che si svolgano a tale profondità nel sottosuolo o a tale altezza nello spazio sovrastante, che egli non abbia interesse ad escluderle.
Insomma, le opere non devo danneggiare i vicini ma si possono fare perché la proprietà del suolo (e Di Biase è proprietario del terreno su cui poggia la gru, ndr) si estende al sottosuolo e allo spazio sovrastante. L’unico vincolo è quello della sicurezza con “una verifica annuale che va sempre fatta” ha concluso l’ingegnere Amorosa ricordando pure che “quello di via Papa Giovanni XXIII non è nemmeno l’unico caso di gru ferma da anni del capoluogo”.






