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Casa di riposo di Larino verso la chiusura: lettera di ‘sfratto’ ai tutori degli anziani
foto peranziani.it

Costi insostenibili e difficoltà a reperire il personale sostitutivo degli indagati interdetti al lavoro tra le ragioni che stanno spingendo i vertici della “Achille Morrone” a chiudere. Una conseguenza indiretta dell’inchiesta sui maltrattamenti agli anziani che ora rischiano di non avere più un posto in cui vivere.

Entro la fine di questo mese la casa di riposo di Larino, finita al centro di una scottante inchiesta giudiziaria per maltrattamenti sugli anziani, potrebbe chiudere. Ai familiari degli ospiti, al momento 25 persone, è stata già recapita una lettera a firma dei vertici della “Achille Morrone” per avvisarli di trovare presto una nuova sistemazione.

Sono queste alcune delle gravissime ripercussioni dell’indagine coordinata dalla Procura di Larino e condotta dalla tenenza della Guardia di Finanza frentana che ha portato all’interdizione dal lavoro di 9 su 16 soggetti iscritti sul registro degli indagati per reati di maltrattamento, sequestro di persona ed esercizio abusivo della professione.

La vicenda è nota: il 5 ottobre scorso i finanzieri hanno diramato una nota alla stampa riferendo i fatti gravissimi che avvenivano dentro la “Achille Morrone” dove gli anziani venivano legati alle sedie a rotelle o ai letti, calmati con farmaci che nessun medico prescriveva e, in qualche caso, strattonati, minacciati e offesi. Secondo quanto si apprende da fonti vicine alla casa di riposo la denuncia sarebbe stata innescata dal racconto di un ex detenuto del carcere di Larino che ha prestato servizio nella mensa della casa di riposo. I tutori degli ospiti, figli o parenti degli anziani, erano all’oscuro di tutto. Anche di una seconda inchiesta partita mesi fa a seguito della caduta dalle scale di un anziano immobilizzato sulla sedia a rotelle.

In questo clima così pesante l’attuale Cda della Morrone (che presta la propria opera gratuitamente ed è nominato dal Comune e non coinvolto nell’inchiesta) si è trovato spiazzato anche dal punto di vista della sostenibilità finanziaria: i nove indagati sospesi dal lavoro per sei mesi, infatti, non sono stati licenziati e dunque continuano a rappresentare un costo per la casa di riposo che ospita venticinque persone, dieci meno del minimo necessario per garantire la sopravvivenza economica. Come pure una nuova e imprevista spesa è rappresentata dal personale sostitutivo che – a quanto pare – si sta avendo non poche difficoltà a reperire.

Due operatori socio-sanitari chiamati in sostituzione di due interdetti si sono licenziati, l’assistente sociale, figura determinante per il proseguimento della attività e anch’essa indagata, non è stata rimpiazzata. Al momento, dunque, i 15 dipendenti (11 oss e 4 suore) oltre a un asssitente sociale necessari per la gestione di venticinque anziani non sono presenti alla “Achille Morrone” e questo, purtroppo, penalizza ulteriormente i più fragili la cui protezione era, paradossalmente, l’obiettivo principale dell’indagine.

La carenza di personale, come abbiamo scritto anche nei giorni scorsi, è un problema assai diffuso in queste strutture di ricovero degli anziani. Ed è anche – come emergerà dalle tesi difensive della difesa – una delle ragioni per le quali gli anziani non autosufficienti venivano legati per evitare che si ferissero con atti di autolesionismo, si allontanassero o cadessero a terra.

La costrizione, secondo diversi testimoni che non vogliono esporsi ma che lavorano in strutture per anziani del Molise, è piuttosto diffusa. Ma non sono pochi i dubbi che accompagnano questa pratica così controversa e che per la Procura della Repubblica di Larino configura – assieme ad altri indizi e prove raccolte nella fase investigativa – il reato di maltrattamenti.

Intanto c’è chi, soprattutto sui social, ha chiesto che mentre la giustizia faccia il suo corso la struttura possa rimanere aperta sia per non destabilizzare il già scarno equilibrio dei suoi ospiti, sia per dare continuità al lascito testamentario: l’edificio, infatti, è stato donato al Municipio dalla famiglia Morrone con il preciso intento di ospitare gli anziani e dunque funzionale come casa di riposo.

Al momento, però, non si intravedono soluzioni e alternative alla chiusura.