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Gravina (Figc) inchioda Gesuè: “Lupi fuori per regole non rispettate e 14 giudizi persi”

Il presidente della Figc a Campobasso per i 30 anni del Comitato regionale: “Irriguardosi e irrispettosi, bisognava fermarsi coi ricorsi. E così è svanita anche la D”.

Una storia infinita, che non vede ancora il traguardo definitivo. Parliamo della vicenda legata alla SS Città di Campobasso che fa capo a Mario Gesuè ed ha come presidente Raffaele De Francesco. Nelle ultime ore è tornata alla ribalta per la visita a Campobasso del presidente della Figc nazionale Gabriele Gravina, intervenuto alla festa per il trentennale del Comitato del Molise.

Il numero uno del calcio italiano spiega i motivi che hanno portato alla esclusione della società: “Per noi ogni società che si perde è motivo di amarezza e tristezza. Mi legano rapporti di sentimento e amicizia con Campobasso, ma ci sono delle condizioni legate a delle regole che vanno rispettate. Non può un contenzioso diventare motivo di non rispetto delle regole”.

Gravina spiega che il club era stato avvisato dei problemi che esistevano: “C’erano delle avvisaglie che dovevano essere intercettate prima perché non si può pensare che per pochi spiccioli salti una società professionistica, la Covisoc e la Lega Pro erano impegnate nel sollecitare un intervento banale”.

Ecco perché a suo avviso “bisognava essere sinceri e dire alla città quali erano le condizioni, e sono convinto che conoscendo i tifosi ci sarebbe stato un contributo collettivo andando incontro alle esigenze della società. Pensate che ci sono stati quattordici giudizi in poche settimane, e sono stati tutti persi”.

Gravina e la Figc hanno però negato a quel Campobasso anche la ripartenza dalla serie D: “C’è stato un atteggiamento di sfida inutile che ha danneggiato la città quando invece stavamo lavorando per creare le condizioni per una ripartenza dalla serie D. C’era disponibilità, seppure ci fosse una realtà già presente in Eccellenza. Con maggiore tranquillità e considerata la storia di Campobasso e l’impegno nel rilanciare lo stadio non saremmo stati insensibili. La disponibilità c’è stata, Piero Di Cristinzi ha fatto da ponte in modo importante, ma quattordici giudizi è qualcosa di eccessivo, si è andati anche oltre l’inizio dei campionati. Ritengo che si sia stati irriguardosi e irrispettosi, bisognava fermarsi. Le responsabilità dovete attribuirle a chi ce l’ha”.

Tanto per restare in tema, il 22 ottobre il Consiglio di Stato si riunirà di nuovo in camera di consiglio per l’ennesima discussione di un ricorso infnito.