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Enrico Letta a tutto tondo su Molise e Italia: “Il 25 settembre scelta epocale. Noi vogliamo vincere: la partita è aperta e si gioca al Sud”

Intervista esclusiva di Primonumero.it al segretario del Partito Democratico sui temi cruciali per la regione e il Paese. “Puntiamo sull’ambiente con le rinnovabili che contrastano il cambiamento climatico e sul lavoro, il job act figlio di un’altra epoca. Il reddito di cittadinanza? Non va abolito, ma ci vuole la 2° gamba”. Dalla questione Molise (“la destra vuole affossare il Meridione, per il Molise serve un cambio di paradigma”) alla sanità (“Il vostro debito va ripianato, ma in modo virtuoso”). Quindi diritti e alleanze: “I riferimenti della vera Giorgia sono Orban e Morawiecki”, “Con questa legge votare M5S o Terzo Polo è come votare destra”.

QUESTIONE MOLISE

Segretario, il Molise è ultima regione d’Italia costituzionalmente istituita. Negli ultimi anni sta vivendo un processo di sfaldamento demografico e produttivo da un lato e di erogazione dei servizi pubblici essenziali dall’altro, fra tutti i diritti alla sanità e alla viabilità. La popolazione residente è scesa sotto i 300mila abitanti. Ogni anno si perdono 5mila residenti, perlopiù giovani o persone attive sul mercato del lavoro. Un trend che se confermato porterà nel 2050 a non avere più i numeri sufficienti per la sopravvivenza della quasi totalità dei 136 comuni della Regione. In quel caso il Molise come entità politica potrebbe subire un processo costituzionale di smembramento fra le regioni confinanti o di riaggregazione all’Abruzzo. Ha in mente una soluzione immediata per affrontare la “Questione Molise”? Avete vagliato alcune ipotesi sul tavolo del dibattito locale? Trasformarla nella sesta regione a Statuto Speciale, azzerare il debito sanitario, dotarla di una legge speciale? Da tempo il Pd ha avviato un dialogo istituzionale sulle Macroregioni: l’autonomia regionale va superata?

“La popolazione del Molise sa cosa significa abitare in un territorio considerato periferico, in cui la scarsità di lavoro e la carenza di opportunità spingono i giovani ad andarsene. Sono problemi che segnano la vita quotidiana, semplicemente. Il Pd ha una visione chiara: ridurre divari esistenti in Italia, appunto tra centro e periferia, tra Nord e Sud, tra uomini e donne costituisce la più grande opportunità di crescita per il Paese. Il Pnrr servirà a questo, perché abbiamo ottenuto che il 40% delle risorse, circa 80 miliardi, fossero destinati alle regioni meridionali e il 30% dei posti generati ai giovani e alle donne. Significa scuole, sanità, lavoro, infrastrutture, transizione ecologica e digitale. Con il Piano per il Sud che abbiamo lanciato da Taranto chiediamo un cambio di paradigma per il Meridione, mentre la destra vuole affossarlo, rinunciando a quei fondi e cancellando il reddito di cittadinanza”.

SANITÀ 

La sanità pubblica sembra essere scomparsa dalle agende elettorali, per non parlare della lotta alla pandemia (o alle pandemie che potranno generarsi) e di campagna vaccinale. Lei solo, giorni fa, ha sollecitato i leader a dire chiaramente cosa pensano su quest’ultimo punto. Il Molise però ha qualche problema più degli altri riguardo al sistema sanitario, nonostante il lungo commissariamento che non ha portato affatto alla loro risoluzione. Molti pensano a un Decreto ad hoc sulla falsariga di quello fatto per la Calabria. Lei che dice? I candidati del suo partito sul territorio hanno la stessa ricetta del centrodestra e chiedono di azzerare il debito sanitario del Molise. E’ d’accordo? E perché gli italiani delle altre regioni dovrebbero pagare per un debito che non hanno creato?

 “Al contrario, nella nostra agenda la sanità è centrale perché il diritto alla salute è fondamentale per le persone. Il Covid ci ha insegnato che nessuno si salva da solo. Negli ultimi 3 anni abbiamo invertito la tendenza, abbiamo investito 10 miliardi sulla sanità, cui si aggiungono altri 20 miliardi del Pnrr per rafforzare il Servizio sanitario nazionale, cui dobbiamo la vita. Il debito sanitario del Molise va ripianato, ma in modo virtuoso. A noi è chiaro che una democrazia compiuta garantisce gli stessi diritti e gli stessi Livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale”.

Enrico Letta

DIRITTI

Segretario, Italo Calvino nella sua ultima intervista in Rai ammoniva gli italiani: “Occorre sapere che tutto quello che abbiamo ci può essere tolto”. Lei davvero pensa che il 25 settembre il Paese può imboccare la strada che conduce da un lato alla perdita di diritti acquisiti in questi decenni di Repubblica e dall’altro allo sfaldarsi delle relazioni speciali con gli Stati fondatori dell’Unione Europea? Il diritto della donna di abortire, il diritto di essere parte di una comunità europea che regola la propria pacifica convivenza sul principio che gli interessi comuni prevalgano su quelli di parte, il diritto all’autodeterminazione in ambito sessuale delle persone, il diritto a vedere lo Stato impegnato a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale per l’affermazione dell’uguaglianza delle persone e non solo di chi ha la cittadinanza italiana attraverso l’imposizione fiscale progressiva, la prerogativa della magistratura di essere indipendente e autonoma dal potere esecutivo. Insomma se l’Ungheria di Orban per l’Unione Europea non è più a pieno titolo una democrazia e l’Italia della Meloni a quel modello si ispira, rischiamo anche noi di perdere lo stato di diritto e la nostra democrazia? Giorgia Meloni secondo lei conosce appieno cosa si intende per “vera democrazia” ed è a suo avviso una leader democratica?

“È questo lo scenario che temiamo, è questa la scelta epocale del 25 settembre. Giorgia Meloni cerca di rassicurare le cancellerie internazionali, all’improvviso è diventata europeista, femminista, moderata. Ma la vera Giorgia è quella che ha parlato all’assemblea di Vox, difendendo la formula ‘Dio, Patria e famiglia’. I suoi riferimenti sono Orban e Morawiecki, che hanno trasformato Ungheria e Polonia in paesi in cui le donne hanno impedimenti ad abortire, due persone omosessuali non possono tenersi per mano, la magistratura e la stampa hanno limitazioni. Due paesi che remano contro l’Unione europea. Meloni e Salvini sono contro il Pnrr, vogliono approvare l’autonomia leghista contro il Sud e il presidenzialismo contro tutti, vogliono la flat tax dei privilegiati e tenere le donne a casa a fare figli. I grandi Paesi europei temono questo quadro perché l’Italia è uno dei paesi fondatori dell’Ue. Noi vogliamo un Paese più inclusivo, più libero e moderno, la destra il ritorno al passato. Le nostre priorità sono il lavoro, la scuola, l’ambiente e i diritti. Un’Italia protagonista in un’Unione europea più forte. Solo il voto al Pd è in grado di sconfiggere nelle urne la visione della destra retrograda, con il Rosatellum votare Terzo Polo o M5s è come votare destra”.  

Enrico Letta

LAVORO e REDDITO

Quale errore imperdonabile secondo lei ha commesso il PD per scollarsi così profondamente dalle classi di lavoratori che dovrebbero essere portate a votare per voi e che, invece guardano altrove o non guardano proprio più ai partiti? il Molise sconta, al pari di altre regioni, un penoso ritardo sul rafforzamento dei centri per l’impiego. C’è stato un avviso pubblico per assumere decine di persone nove mesi fa, da allora non si è mosso nulla. Non pensa sia questo, piuttosto che modificare (ma poi in che modo?) il reddito di cittadinanza, a dover essere una priorità per la futura classe dirigente?

“La nostra scommessa è tutta sul lavoro, di buona qualità, per i giovani e per le donne, per il Sud. Basta precarietà e lavoro povero. Vogliamo superare il Jobs act, figlio di un’altra epoca. Il lavoro a tempo indeterminato deve tornare ad essere centrale perché dà alle persone la sicurezza di potersi costruire una famiglia e una vita, un taglio al cuneo fiscale che porti una mensilità in più nelle tasche delle lavoratrici e dei lavoratori, la quattordicesima ai pensionati. Il reddito di cittadinanza che ha salvato milioni di persone dalla povertà deve essere mantenuto, ma serve la seconda gamba: le politiche attive del lavoro. I Centri per l’impiego non hanno funzionato, dobbiamo metterli in condizione di accompagnare chi può a trovare un lavoro dignitoso, anche attraverso la formazione. E poi il salario minimo a 9 euro, agganciato alla contrattazione collettiva”.

PARTITO DEMOCRATICO

Le si può contestare di aver impostato una campagna elettorale ‘contro’ e non ‘per’, concentrandosi più sugli avversari e sul cosa succederebbe se vincessero loro che sul vostro reale programma e dunque sul cosa cambierebbe se doveste vincere voi. Perlomeno questo è il messaggio che è passato maggiormente e talvolta la sua sembra una campagna impostata sul perdere di poco: in Molise è un invito a votare per il M5S? Così non si è già perso?  

“E’ una critica che rispetto ma contesto nell’assunto. Abbiamo impostato la campagna elettorale sulla realtà oggettiva dello scontro in atto: due visioni opposte di Italia, due coalizioni totalmente alternative. Avrei voluto un campo molto più largo per il centrosinistra, ho lavorato fino all’ultimo perché così fosse, altri hanno fatto scelte sconsiderate per il proprio interesse personale, ma tant’è. Il Pd ha un programma serio e credibile, basato su lavoro, ambiente e diritti. Altro che invito a votare il M5s, altro che perdere di poco. Noi vogliamo vincere, la partita è aperta e si gioca al Sud”.

CAMPAGNA ELETTORALE

In Molise ha fatto rumore la candidatura di Claudio Lotito e Lorenzo Cesa sugli uninominali, paracadutati dai partiti di centrodestra in quelli che sono considerati seggi blindati alla Camera e al Senato, che stanno facendo una campagna elettorale ‘a tappeto’ promettendo la risoluzione delle criticità che caratterizzano da sempre questo territorio. Di contro il Pd si è orientato su candidati locali, in larghissima parte donne. Ma dica la verità, pensa che questo, alla luce delle oggettive limitazioni imposte dall’attuale legge elettorale, possa fare la differenza? E come pensa sia possibile in questo poco tempo, in una campagna elettorale veloce e concitata, intercettare il mondo dei giovani? Con quali argomenti?

“Solo noi abbiamo proposto una serie di misure perché l’Italia ridiventi un paese per giovani e per donne, basta leggere il nostro programma. Gli altri fanno le promesse che sappiamo come finiscono. Berlusconi, Salvini, Meloni e Tremonti hanno già governato insieme, promettendo più tutto per tutti. Nel 2011 eravamo quasi in default, sono stati cacciati”.

Enrico Letta

ENERGIA

Segretario, a sinistra sembrano tutti d’accordo sulle rinnovabili contro il fossile e il nucleare. In Molise ci sono decine di progetti per impiantare eolico e fotovoltaico sui terreni ai quali corrispondono altrettanti ricorsi presentati dalle amministrazioni o dai comitati perché coinvolgono terreni agricoli e sottrarrebbero risorse all’economia rurale e alla produzione alimentare. Ma la fotografia del Molise rispecchia gran parte del Paese. Come si fa, in questo contesto, a raggiungere in tempi ragionevoli l’indipendenza energetica? Si parla di sburocratizzare, ma la politica in campagna elettorale sembra farla facile, poi sappiamo che le cose seguono una piega diversa e le modifiche normative richiedono tempi lunghi. Lei ha una ricetta per questo momento di transizione? Quale?

“Abbiamo proposto un fondo di compensazione anti Nimby, per superare le diffidenze locali sugli impianti energetici. Stiamo affrontando una fase di transizione, ma le rinnovabili sono il futuro dell’Italia, perché possono garantirci l’autonomia energetica, ci liberano dal rialzo dei prezzi del gas e dalla speculazione, combattono i cambiamenti climatici. Dobbiamo lavorare perché tutti i settori, compresa l’agricoltura che è preziosissima, affrontino la transizione ecologica. I soldi sono nel Pnrr  anche per avere meno burocrazia. Quanto al nucleare pulito, parlarne è come buttare la palla in tribuna”.

ALLEANZE

L’alleanza coi 5 stelle ci aveva fatto credere che sul tema dei diritti civili, pensiamo per esempio allo ius scholae, si sarebbero potuti fare importanti passi in avanti. Oggi chi sono i vostri naturali alleati su questi temi? il Movimento 5 Stelle sta recuperando terreno soprattutto al sud e questa rimonta rischia di danneggiare il partito che lei guida. E’ pentito di non aver fatto l’alleanza con Giuseppe Conte? Apre a un accordo in vista delle prossime scadenze elettorali, a cominciare dalle Regionali in Molise del 2023?

“Guardi, abbiamo vinto due tornate di amministrative e anche sui territori continuiamo ad amministrare insieme e lo facciamo bene. Sui diritti la pensiamo spesso allo stesso modo. Ma è stato Conte a innescare la miccia perché la destra riuscisse a far cadere il governo Draghi, quindi non ho rimpianti. Ognuno ha fatto le sue scelte. So che con questa legge elettorale solo il Pd può combattere contro la peggior destra di sempre. Quindi ora pensiamo a vincere il 25 settembre, il resto verrà”.