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Sea, Tribunale su nomina dell’amministratore unico: legittima e coerente con le promesse elettorali

Il Tribunale di Campobasso si è pronunciato sul contenzioso aperto tra l’ex consiglio di amministrazione e il Comune dopo la nomina dell’amministratore unico voluta da Gravina per risparmiare sui costi così come promesso in campagna elettorale.

La nomina di Stefania Tomaro ad amministratore unico della municipalizzata Sea è stata un atto legittimo e anche coerente con gli obiettivi del programma elettorale del Movimento 5 Stelle.

Lo ha stabilito il Tribunale di Campobasso pronunciando una sentenza in favore del Comune relativa al contenzioso che si era aperto tra quest’ultimo e i vecchi componenti del Cda ‘sostituiti’ con la dottoressa Tomaro voluta dal sindaco Roberto Gravina.

Il pronunciamento risale al 15 giugno ma solo oggi da Palazzo San Giorgio è trapelata la notizia per la quale sono stati condannati a pagare le spese di lite coloro che si erano opposti alla scelta del primo cittadino chiedendo di annullate il decreto numero 31 del 2019 col quale Gravina aveva nominato Tomaro. Nomina successiva alla scadenza dell’incarico “accettato dai precedenti consiglieri ovvero il 31 dicembre 2019 (ed accettato espressamente dagli stessi, salvo poi rivendicare una durata triennale)” come spiegano da Palazzo San Giorgio.

Stefania Tomaro Sea Campobasso

Nessuna violazione di legge, dunque, mettere un amministratore unico al posto di un organo collegiale era una scelta “perfettamente coerente con il programma elettorale e con gli atti conseguenziali” e cioè la delibera di giunta 271/2019 “con la quale si era indetta procedura pubblica” per un organo monocratico che prendesse il posto di un più costoso cda.

Ma l’ex numero uno del consiglio Gianfranco Spensieri e due consiglieri (Enza Iannetta e Sandro Addona), “chiedevano, in subordine,di accertare comunque che il decreto di nuova nomina(e quindi di revoca degli incarichi sebbene scaduti proprio il 31.12.2019) non fosse supportato da ‘giusta causa’e quindi di vedere condannato il Comune di Campobasso e/o la Sea ad un risarcimento del danno rispettivamente di 56 mila euro e di 36.800 euro per i due consiglieri, per un totale di euro 129.600,00 ovvero il compenso che gli stessi avrebbero percepito se avessero continuato a ricoprire la carica non già fino al 31.12.2019, come accettato in sede di nomina, ma per un triennio”.

Le cose sono andate diversamente: il Tribunale di Campobasso li ha condannati a pagare le spese di lite per intero nei confronti del Comune e per 2/3 nei confronti della Sea, per un totale di oltre 12 mila euro ritenendo ‘infondate le censure verso il decreto del sindaco Gravina n. 31/2019, con conseguente rigetto anche delle domande risarcitorie avanzate’.

(AD)