Malati covid, addio alle Usca per le cure a casa. Dg Asrem: “Attiveremo 3 Unità per assistenza territoriale”
Il decreto ministeriale 77 del 2022 ha previsto l’istituzione delle Uca con un medico e un infermiere che sostituiranno i sanitari che negli anni della pandemia hanno curato i malati covid a casa. Il direttore dell’Asrem Oreste Florenzano: “Non è un problema di costi: un provvedimento nazionale ha previsto la cancellazione delle Usca”. Nuovo appello per i vaccini: “Fragili e over 60 facciano la quarta dose, c’è il pericolo di una recrudescenza ulteriore del virus dopo l’estate”
Al posto delle Usca saranno attivate le Uca, Unità continuità assistenziale, come prevede il decreto ministeriale 77 del 2022, ossia il provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 22 giugno che getta le basi per la riorganizzazione complessiva dell’assistenza sanitaria territoriale. Si cerca di tamponare così il vuoto lasciato dalla soppressione delle Unità speciali di continuità assistenziale, ossia il personale sanitario che visitava a domicilio i malati covid con sintomi tali da non richiedere il ricovero in ospedale. Non esistono più dallo scorso 30 giugno, ossia da quando non è stato più rinnovato il contratto fra l’altro proprio in un momento in cui, nonostante sia piena estate, il virus è tornato a diffondersi rapidamente.
Erano sei in Molise le ‘squadre’ speciali che si prendevano in cura in pazienti covid a casa. La cancellazione delle Usca sta provocando tantissime polemiche anche in Molise, dove oggi – 4 luglio – ha preso posizione anche l‘Ordine dei Medici di Isernia .
“Il Cardarelli (hub nella cura del covid, ndr) non sarà sovraccaricato: in ospedale si viene ricoverati quando c’è la necessità e anche quando c’erano le Usca se il paziente presentava un quadro clinico particolare veniva ricoverato”, dichiara a Primonumero il direttore generale dell’Asrem Oreste Florenzano. “E’ un provvedimento nazionale – ribadisce – perchè non è stata prorogata a livello nazionale la possibilità di mantenere le Usca. Con il dm 77 sono state previste le Uca, Unità di continuità assistenziale, che non saranno sei ma tre e avranno compiti diversi dalle Usca”.
Il vertice dell’Azienda sanitaria puntualizza anche un altro aspetto, più legato all’aspetto economico in una regione come il Molise in cui la sanità è commissariata: “Essendo il Molise un regione in piano di rientro, non abbiamo potuto intraprendere iniziative alternative come hanno fatto altre regioni che non sono in piano di rientro. Per qualsiasi iniziativa dobbiamo poi confrontarci con i Ministeri: ogni euro speso in più è oggetto di particolari attenzioni e ha bisogno di autorizzazioni. I costi delle Usca? Ogni medico costava 40 euro all’ora, avevamo sei postazioni che lavoravano h24 con cinque medici a turno. Il costo era rilevante, ma il provvedimento nazionale ha previsto la scadenza delle Usca”.
Le Uca – Unità continuità di assistenza – sono invece “un’equipe mobile distrettuale per la gestione e il supporto della presa in carico di individui che versano in condizioni clinico-assistenziali di particolare complessità e che comportano una comprovata difficoltà operativa”, si legge nel decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Decreto che stabilisce anche la composizione dell’Unità: un medico e un infermiere stabilendo che “l’equipe può essere integrata con altre figure professionali sanitarie”. Medico e infermiere utilizzando anche “strumenti di telemedicina (ad esempio, televisita e teleassistenza)” e operano “in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Può usufruire – leggiamo sempre sul decreto – può usufruire del supporto a distanza (teleconsulto) di specialisti del territorio ed ospedalieri”.

Secondo il dm 77 poi, l’Uca ha sede operativa nella Casa di comunità e viene attivata “in presenza di condizioni clinico-assistenziali di particolare complessità”, per il “supporto all’assistenza domiciliare in particolari situazioni di instabilità clinica o emergenti necessità”. Nel caso dei pazienti covid, le Usca si occupano della “presa in carico e il follow-up (i controlli periodici dopo le terapie, ndr) dei pazienti domiciliari durante focolai epidemici effettuando accertamenti diagnostici specifici e relativi interventi terapeutici” e si occupano di “programmi di prevenzione territoriale, in modo coordinato con il Dipartimento di prevenzione e sanità pubblica, quali ad esempio, ondate di calore, vaccinazioni domiciliari e presso le rsa/case di riposo per pazienti “fragili” (Covid, influenza, pneumococco, meningococco, epatiti virali, herpes zoster)”.
La soppressione delle Usca ha allarmato la popolazione soprattutto alla luce della nuova ondata del virus e in particolare della diffusione di Omicron 5 che, secondo il direttore generale dell’Ospedale Spallanzani di Roma Francesco Vaia, “buca i vaccini che non sono aggiornati”. “Non sono d’accordo con queste parole”, aggiunge Oreste Florenzano.“L’effetto del vaccino è attenuare i sintomi nel momento in cui c’è l’infezione. Ma ribadisco la necessità per le persone oggetto della quarta dose di vaccinarsi, stiamo organizzando iniziative social volte a sensibilizzare soggetti fragili e gli over 60 a sottoporsi alla quarta dose di vaccino. Anche perchè sappiamo che finita l’estate c’è il pericolo di una recrudescenza ulteriore”.



