Il cartello della criminalità organizzata dietro i bonus edilizi in Molise
Le possibilità economiche del 110% (ma non solo questo) hanno alimentato gli appetiti delle cosche. Metà degli indagati nell’ambito dell’inchiesta della guardia di finanza condotta in regione arrivano da Campania e Puglia e si erano inseriti nelle società delle due imprese finite nel mirino dell’autorità giudiziaria. Le indagini non sono chiuse
“Segui i soldi e troverai la mafia”, la lezione di Giovanni Falcone è sempre valida. Prova ne è anche l’ultima indagine della Guardia di Finanza in Molise in merito all’utilizzo dei bonus per l’edilizia. I fondi europei per gli investimenti e il rilancio dell’edilizia sono necessari ma anche molto attrattivi e non solo per cittadini onesti e imprese sane, purtroppo. Lo raccontano i numeri dell’operazione delle Fiamme Gialle che ha iscritto nel registro degli indagati 31 persone. E che ha quantificato, per sole due ditte edilizie (una di Campobasso, l’altra della provincia), cassetti fiscali di oltre 54 milioni di euro preventivamente sequestrati. Cifre da capogiro.
La truffa per crediti d’imposta inesistenti sui bonus edilizi è stata smantellata ma le indagini non sono chiuse. Delle 31 persone indiziate – che appartengono all’assetto societario delle due imprese sottoposte ad indagini – almeno 15 sono campani e pugliesi ‘sospetti’ che rientrano nelle conoscenze della criminalità organizzata.
Camorra da una parte, mafia pugliese dall’altra. D’altronde i rischi di infilirazione della criminalità organizzata in Molise– il Capo della Procura Nicola D’Angelo lo dice da sempre – sono dietro l’angolo. E questa inchiesta che porta la firma delle Fiamme gialle consolida soltanto i sospetti attenzionati rispetto a quei tentativi di infiltrazione nell’economia sana della regione.
Quindi la certezza che emerge dalle carte a disposizione dell’autorità giudiziaria di viale Elena è che la criminalità organizzata è interessata adesso al business dei bonus fiscali. Perché quei 54 milioni di euro mossi nel giro di un anno hanno rappresentato una straordinaria possibilità di guadagnare. E soprattutto riciclare. I numeri presentati dalla Guardia di Finanza sono il risultato di approfondimenti specifici: da un lato si consolida quindi il problema dello scambio a ripetizione dei crediti che può avvantaggiare il riciclaggio di capitali mafiosi (comprare un credito può essere un modo per ripulire denaro), dall’altro si ratifica quanto da tempo si sospettava nel settore dell’edilizia, settore a cui le mafie sono da sempre particolarmente sensibili. E l’allarme per il Molise questa volta non arriva da una sensazione, ma da un dato. Un numero incredibile che ha allarmato tutti.
La Finanza ha incrociato le cessioni dei crediti fiscali, le compensazioni sulla dichiarazioni dei redditi, le segnalazioni di operazione sospette provenienti dagli istituti bancari e le informazioni fornite da tutti i database disponibili in materia fiscale, individuando continue operazioni anomale.
“Grandi difformità” contenute in un fascicolo composto da centinaia di pagine sui movimenti di due società molisane che avevano nel cassetto fiscale crediti superiori ai 50 milioni di euro. Dinamiche già accadute con gli aiuti relativi alla pandemia. Evidenti in alcuni casi anche con i progetti del Pnrr. Sta avvenendo con i vari bonus edilizi.


