Cgil, diffida per disastro sanità: “Lasciano anche i medici. Piano straordinario o intervento del Governo”
Tutti gli ospedali molisani stanno affrontando un’emergenza di personale senza precedenti a causa della carenza di personale sanitario. La Cgil: “Abbiamo chiamato medici, infermieri e oss ‘eroi’ durante la pandemia, ora li abbiamo abbandonati. Il sindacato rilancia una convenzione con la Facoltà di Medicina e interroga il commissario Toma: “Siamo in piano di rientro da 13 anni, abbiamo chiuso i reparti e dobbiamo ripianare un debito di 100 milioni”
E’ arrivato anche sul tavolo del ministro (anche se dimissionario alla luce della crisi di Governo) Roberto Speranza l’elenco di tutte le criticità che stanno portando al collasso la sanità molisana: reparti chiusi o in difficoltà, personale ridotto al lumicino, liste d’attesa sempre più lunghe. La Cgil ha raccolto i gravi problemi del Molise in una diffida inviata non solo al ministro, ma anche al commissario ad acta Donato Toma perchè “la situazione è talmente drammatica che non si può più ignorare”, dice Antonio Amantini (Fp Cgil) nell’incontro convocato questa mattina dal sindacato con i giornalisti.
“Il ministro Speranza, pur essendo dimissionario, resta in carica per gli affari correnti. Chiediamo che il Governo – insiste Amantini – apra un focus sulla sanità pubblica molisana perchè rischiamo il collasso: mancano infermieri, oss e medici. Il personale potrebbe essere rimpinguato assumendo i precari che hanno operato durante l’emergenza covid e le partite Iva”. La Cgil chiede anche l’intervento del commissario ad acta Donato Toma, nominato dal Governo quasi un anno fa: “Occorre un piano di assunzioni straordinario”.
“Durante la pandemia – ricorda il segretario della Cgil Paolo De Socio – abbiamo chiamato medici, infermieri e il resto del personale sanitario “eroi”, ora li abbiamo abbandonati”. Il numero uno del sindacato rilancia l’idea di una convenzione con la Facoltà di Medicina dell’Università del Molise per tamponare una parte della crisi di organico.
Tutti gli ospedali molisani stanno affrontando un’emergenza senza precedenti. Emblematico quanto successo al San Timoteo di Termoli: “Il primario di Ginecologia ha deciso di lasciare il reparto perchè non ci sono le condizioni per poter lavorare. Ha preferito un ruolo fuori regione che gli garantisce una maggiore serenità e una migliore organizzazione di lavoro. Per trattenere i medici in servizio dobbiamo offrire loro un reparto efficiente”.
Da Termoli a Isernia il ‘disastro’ non cambia: in questi giorni è in crisi il pronto soccorso del Veneziale a causa della positività di tre medici. Solo grazie alla disponibilità di tre dottori (uno di Campobasso, uno di Agnone e uno di Isernia) si è riusciti a riorganizzare i turni fino alla fine della settimana, spiega il primario Lucio Pastore intervenuto alla conferenza della Cgil. “Gli ospedali non possono reggere senza medici”, riflette. “Dieci anni fa, quando c’è stata la famosa rottamazione, i dottori non sono stati sostituiti per il blocco del turn over, ma così non possiamo andare avanti: siamo in una situazione pre-collasso”.
Per il primario è inspiegabile che “il Molise continua ad avere un debito sanitario di 100 milioni di euro, ma sono stati chiusi i reparti, destrutturata la sanità pubblica, il personale non c’è. Perchè il deficit resta così alto?”.
Anche il tavolo interministeriale che verifica i conti della sanità ha certificato l’inefficienza del Molise nell’attuazione del piano di rientro dal debito sanitario: “La nostra regione è fanalino di coda in Italia – insiste Amantini – facciamo peggio persino della Calabria. E dopo 13 anni di commissariamento questo è un dato gravissimo. Ci sono Regioni che hanno concluso questo percorso e sono usciti dal piano di rientro nel giro di sei-sette anni“.


