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Baby gang, chiusa l’inchiesta: rinvio a giudizio alle porte per almeno sei indagati

L’inchiesta sul terrore seminato in città da un gruppo di minorenni con un’età fra i 15 e i 17 anni è stata suddisiva in due fascicoli: uno riguarda la rissa all’ex Romagnoli e per la quale compariranno in aula a settembre; l’altro riguarda le aggressione reiterate nei confronti di coetanei e passanti scelti a caso, per le quali saranno chiamati davanti al giudice del Tribunale per i minori il prossimo dicembre

Lesioni aggravate dalla durata della malattia e dall’aver commesso i fatti in branco, minacce, violenza privata, detenzione di armi atte ad offendere, sono i reati che la procura minorile, dopo le indagini della Squadra mobile di Campobasso, ha formalmente contestato ad undici minori del capoluogo chiedendo il rinvio a giudizio per sei di loro.

Il fenomeno, quello delle baby gang, è stato descritto e raccontato da elementi investigativi e testimonianze, ora le indagini sono giunte al termine e la procura ha chiesto il processo per ambedue i filoni d’inchiesta che riguardano questi ragazzini.

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Il primo è quello della famosa rissa all’ex stadio Romagnoli di Campobasso, dove gli indagati (successivamente autori di altre aggressioni in girò per la città) pure avrebbero dato vita ad una lita fra gruppi di ragazzi dopo la quale alcuni giovanissimi riportarono ferite per le quali fu necessario l’intervento del 118. Per quei fatti si va in aula il prossimo 7 settembre.

Il secondo fascicolo, invece, riguarda gli accadimenti che per un anno hanno terrorizzato i giovanissimi e i cittadini di Campobasso colti di sorpresa dagli stessi indagati pronti ad attaccare brighe, picchiare e scappare. Undici ragazzini poi denunciati dalla Squadra mobile di Campobasso. Undici minori che con violenza hanno spedito in ospedale giovani coetanei, i genitori intervenuti a difendere figli malmenati, persone indifese incontrate per strada.

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Baby-criminali, capaci di aggredire anche le compagne di classe qualora non avessero ceduto alle richieste di denaro che erano soliti fare: un euro, due… fino a cinque euro. 

Figli di famiglie qualunque: l’innocenza lontana e la presunzione malsana di essere padroni della scuola, delle strade, del quartiere, della città, della vita degli altri, con quella platea infinita che è il web.

Gli agenti di Marco Graziano hanno lavorato alle loro calcagna. Hanno ricostruito passo dopo passo gli episodi riprovevoli di cui si sono macchiati. E lo hanno fatto con scrupolo e attenzione. Arrivando a denunciarli quali autori dei fatti incresciosi che da febbraio 2021 fino a dicembre dello scorso anno hanno spaventato mezza città.

Ora dovranno rispondere dei reati di cui sono accusati davanti al giudice del tribunale per i minorenni.