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L’attesa è finita, l’amore mai: Campobasso di nuovo in festa per i “Misteri”

Dopo due anni d’assenza, in città tornano a sfilare gli “Ingegni” di Paolo Saverio Di Zinno: l’evento nevralgico del Corpus Domini riprende a brillare nel firmamento della nostra tradizione popolare

I giorni dell’attesa sono lontani. Quel miraggio è divenuto verbo, la tradizione tornata carne; risorta. Diciannove giugno duemilaventidue, liturgie di nuovi “annales” su pietra immortale: Campobasso riabbraccia i “Misteri”, il diadema più illustre della sua mistica popolare. A due anni di distanza, un’assenza madre di vuoti incolmabili; ma oggi le strade di nuovo piene, la vita specchiarsi ancora tra gli occhi meravigliati dei bimbi: innocenza e magia nelle stanze del folklore, l’arte come custodia del sacro. Il cuore della città sanguina bellezza sublime. E parla ai suoi figli con la forza del tuono, con silenzi ipnotici: come fosse il linguaggio di un dio, un codice universale capace di lenire le ferite di ognuno; che il dolore è pur sempre il principio di ogni guarigione.

Un appuntamento con la storia, con le radici di questa terra: i mirabili “Ingegni” di Paolo Saverio Di Zinno, il genio e la sua elevatezza come paradigma di una comunità in festa, di una grazia da accogliere, ammirare, (ri)vivere: testimonianza ed eredità culturale, prodigio e ricchezza. Il filo invisibile che lega inscindibilmente ogni molisano al suo luogo natio, ai sentieri dell’anima: a questa culla, a questa piccola patria, a questa madre amorevole che oggi è finalmente tornata a riabbracciarci tutti.

La carne e lo spirito, insieme. Il corpo, i corpi, che reggono la fede, la prova, la tentazione. E gli sguardi che ammirano il miracolo della Rivelazione. Ce n’era un bisogno disperato.

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