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Le api, indicatori privilegiati della biodiversità

Mercoledì 4 maggio, in occasione della settimana internazionale della Croce Rossa, nella giornata dedicata al tema imparzialità nell’ambito delle Politiche Ambientali, in collaborazione con Legambiente Molise, è stato trattato il problema del degrado della biodiversità, globale e locale, a partire dalle api, uno dei massimi strumenti naturali in grado di misurarne, in quantità e qualità, l’esistente livello.

Le api, infatti, per poter al meglio fornire i loro preziosi prodotti, per la cui realizzazione necessitano di buon cibo (i fiori), di luoghi adatti alla nidificazione e disponibilità di acqua nelle vicinanze, sono da sempre considerate importantissime, insostituibili sentinelle, nel rilevare alterazioni ambientali delle aree da loro presidiate.

Nell’occasione, dopo un’approfondita illustrazione, teorica e soprattutto, pratica, delle principali fasi, relative al processo dell’apicoltura, è stato, altresì, promosso con i convenuti, uno specifico confronto seminariale sull’importanza della biodiversità. Il tutto al fine di comprenderne le origini e quindi le ragioni che ne determinano qualità e quantità e, dunque, i tanti modi per poter/doverla convenientemente conservare in buono stato, per le attuali e future generazioni.

Il confronto è iniziato col ricordare, innanzitutto, i due fattori fondamentali che regolano maggiormente i numeri e le varietà delle specie costituenti la biodiversità di un dato luogo, inteso tanto in scala globale che in ambito circoscritto. Nel primo caso, ci si è soffermati sul fatto che le due aree, che massimamente rappresentano le situazioni estreme, capaci di testimoniare le diversità esistenti, sono quella desertica, da un lato e quella che coincide con la fascia equatoriale, dall’altro. Ciò ha permesso di ben chiarire che la coppia di fattori, responsabili del livello di biodiversità di un’area ben definita, è senza alcun dubbio quella relativa all’umidità e alla temperatura. Infatti, i due luoghi, per eccellenza, noti, cui può essere più che doveroso e utile far riferimento, non possono che essere il deserto del Sahara e il bacino idrografico del Rio delle Amazzoni.

Nel restringere, a seguire, la regione geografica a noi più prossima ovvero di nostra pertinenza e che compiutamente ci riguarda, diventa di particolare importanza il riferimento ad un ulteriore, basilare fattore di riferimento, quale l’altitudine dei luoghi presi in considerazione.

È in tal modo che si mostrano con indubbia evidenza, sia l’origine che le cause che permettono, all’intero bacino del Mediterraneo e in particolare al nostro Paese, di possedere una biodiversità, per ampiezza quantitativa e di specie, tra le più importanti del mondo.

Ciò che permette di fluire, agevolmente, dal livello del mare alle alte vette delle nostre montagne, in spazi limitati e l’essere i nostri territori, da Lampedusa alla Vetta d’Italia, contenuti all’interno di un ampio spettro di diversa latitudine, risiede nelle stesse, imprescindibili e basilari condizioni favorenti la presenza e l’ampia diffusione delle ricchezze naturalistiche che contraddistinguono la biogeografia italiana, in ogni dove e senza soluzione di continuità.

Il tutto, sviluppatosi in perfetta sintonia col pubblico presente, costituito anche da giovani immigrati, provenienti da paesi e continenti diversi, ha raffigurato la giusta cornice che ha al meglio accolto i contenuti, i principi e le idealità che non dovrebbero mai mancare al fondo del nostro essere civile, soprattutto in questo frangente storico, sperabilmente breve e fuori dal comune.

Angelo Sanzò – Presidente Comitato Scientifico di Legambiente Molise