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L'indagine di cittadinanzattiva

I molisani rinunciano a curarsi, liste d’attesa bloccate: nella sanità post Covid a picco screening oncologici e visite

Nel 2021, secondo anno della pandemia, il 13,2% della popolazione molisana ha rinunciato a visite ed esami per problemi economici o legati alle difficoltà di accesso al servizio. Cittadinanzattiva certifica anche il rallentamento della campagna vaccinale antinfluenzale e il mancato raggiungimento dei Lea (livelli essenziali di assistenza) negli screening oncologici

Nel 2021, secondo anno della pandemia, in Italia un cittadino su dieci ha rinunciato alle cure. Nella nostra regione è successo addirittura al 13,2% dei molisani. Una conferma della drammatica situazione in cui versa il sistema sanitario emerge dal ‘Rapporto civico sulla salute 2022’ di Cittadinanzattiva che certifica l’impatto devastante della pandemia. Costringendo a concentrare sui pazienti covid risorse e personale, non ha consentito a chi soffriva di altre gravi malattie di potersi curare in maniera adeguata. Tra questi i pazienti a rischio tumore o con una patologia oncologica certificata: gli screening sono crollati, visite ed esami sono state rinviate favorendo al contempo un allungamento delle liste d’attesa.

“Durante la pandemia abbiamo fatto i conti con una assistenza sanitaria che, depauperata di risorse umane ed economiche, si è dovuta concentrare sull’emergenza, costringendo nel contempo le persone a ‘rinunciare’ a programmi di prevenzione e di accesso alle cure ordinarie. Ancora oggi abbiamo la necessità di recuperare milioni di prestazioni e i cittadini devono essere messi nella condizione di tornare a curarsi”, dichiara Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, che ha posto l’accento sulla riforma dell’assistenza territoriale e sulla necessità di recuperare le prestazioni ordinarie sospese a causa del Covid. L’emergenza sanitaria infatti ha messo in evidenza la necessità di ripensare le cure “puntando molto sulla domiciliarità” e imponendo “un’innovazione dei modelli organizzativi sanitari territoriali”.

Si è verificato un peggioramento delle liste d’attesa, già “tallone di Achille” del sistema sanitario nazionale in tempi ordinari. Durante l’emergenza – riferisce Cittadinanzattiva sulla base delle segnalazioni dell’utenza – hanno rappresentato la principale criticità per i cittadini, in particolare per i più fragili, che di fatto non sono riusciti più ad accedere alle prestazioni. Nel 53,1% dei casi i tempi di attesa si sono allungati per gli interventi chirurgici e gli esami diagnostici, nel 51% dei casi per le visite di controllo e nel 46,9% per le prime visite specialistiche. Seguono le liste d’attesa per la riabilitazione (32,7%) per i ricoveri (30,6%) e quelle per attivare le cure domiciliari-ADI (26,5%) e l’assistenza riabilitativa domiciliare (24,4%). “Con la sospensione durante l’emergenza delle cure cosiddette non essenziali e non ‘salva vita’, si sono allungati a dismisura i tempi di attesa massimi di alcune prestazioni”, osservano da Cittadinanzattiva.

Il monitoraggio dell’associazione rivela “una situazione molto critica quasi ovunque” e sono considerati insufficienti le misure per arginare il fenomeno delle liste bloccate. Nessun provvedimento in tal senso è stato preso in Molise, così come in Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna e Toscana. Hanno fatto meglio solo Basilicata (una regione che spesso viene accostata al Molise dal punto di vista sanitario, ndr), Marche, Trentino Alto Adige e Umbria. Per Cittadinanzattiva è “urgente introdurre misure di maggiore trasparenza sul blocco delle liste d’attesa”.

Lo scorso anno l’11% delle persone ha dichiarato di aver rinunciato a visite ed esami per problemi economici o legati alle difficoltà di accesso al servizio (Rapporto Bes Istat 2021). Una percentuale superiore in Molise e nel Lazio: la quota è pari al 13,2% con un aumento di circa 5 punti percentuali rispetto a due anni prima. Il picco in Sardegna dove la percentuale sale al 18,3% (con un aumento di 6,6 punti percentuali rispetto al 2019) e in Abruzzo dove la quota si stima pari al 13,8%.

Il Molise poi non raggiunge la sufficienza per gli screening oncologici organizzati e che restano al di sotto della soglia prevista nei Lea (Livelli essenziali di assistenza). Un problema già noto, tanto è vero che tra gli obiettivi fissati dal neo commissario Donato Toma c’è il potenziamento degli screening oncologici (“ne facciamo pochi”).

Ma non va meglio nel resto del Mezzogiorno. In base allo studio svolto da Cittadinanzattiva (ma questa volta i dati sono del 2019), oltre alla nostra, non raggiungono i punteggi sufficienti previsti nella Griglia LEA tutte le regioni del Sud – Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata – ma anche la Lombardia. Solo l’Umbria mostra un miglioramento.

Nei due anni di pandemia, la riduzione del numero di persone esaminate (-35,6% cervice, -28,5% mammella, -34,3% colon retto) è piuttosto consistente per tutti e tre i programmi di screening con percentuali più contenute per lo screening mammografico. Le difficoltà, riconosce Cittadinanzattiva, sono anche legate alle prenotazioni di visite ed esami perchè i Cup (i centri per le prenotazioni) sono carenti. Un problema che in Molise conosciamo bene.

Un altro problema riguarda la campagna vaccinale, ma non quella per immunizzarsi dal Covid. “In Basilicata, Lombardia, Molise, Piemonte e Sardegna ci sono state criticità nell’avvio della campagna vaccinale antinfluenzale”, scrive Cittadinanzattiva. Un problema probabilmente legato al fatto che la somministrazioni dei vaccini anti-Covid non ha mai preso veramente piede nella nostra regione nonostante gli accordi con i medici di famiglia (a Campobasso vennero distribuite negli studi medici pochi dosi del vaccino Jansenn ad esempio) e con i farmacisti.

Il rallentamento della campagna vaccinale ha riguardato anche le somministrazioni ai più piccoli: il Molise è indietro nell’inoculazione delle dosi contro la rosolia e il morbillo ad esempio.

Criticità di cui dovrà tenere conto il governatore e commissario alla sanità Donato Toma che si sta confrontando con sindaci, associazioni e sindacati per la stesura del Piano operativo sanitario 2022-2024. Ieri sera (4 maggio) a Palazzo Vitale sono stati convocati i rappresentanti di Fials-Confsal, Fsi-Usae, Ugl e Usb.

“Vogliamo costruire un sistema sanitario che non venga calato dall’alto ma, al contrario, parta dal basso, tenga conto delle reali esigenze dei molisani e offra loro assistenza e cure appropriate”: le parole del presidente della Regione. “Certo, dobbiamo ancora fare i conti con le maglie strette del DM 70 (il decreto Balduzzi, ndr). Nella proposta che formuleremo in sede di Tavolo tecnico interministeriale ci saranno la conservazione dell’attuale tipologia ospedaliera, con eventuali potenziamenti, e una funzionale integrazione tra pubblico e privato. Grazie alle risorse Pnrr, poi, abbiamo previsto investimenti su reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale, grandi apparecchiature e digitalizzazione ospedaliera, interventi per la messa in sicurezza”.

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