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Identità

Adriatico crogiuolo di gioie e dolori/ Ma siamo davvero adriatici? Fuori i nomi

Un signore di Macerata ha inviato a “Repubblica” una lettera che esalta il libro dell’analista geopolitico americano Robert D. Kaplan (“Adriatic: A Concert of Civilizations at the End of the Modern Age”), definito “un fausto ritorno di interesse per la porta del Levante, attraverso la quale da sempre entrano tutte le gioie (un tempo seta e spezie, oggi petrolio e gas) e tutti i dolori d’Europa”.

Gli risponde da par suo Francesco Merlo che cita due grandi esperti: lo slavista e linguista Sante Graciotti, che dava “all’adriaticus una identità plurale, plurilingue e transnazionale”, e il geografo Roberto Almagià che definiva “persino la fisiognomica adriatica in tante facce corsare e nervose, storte e sognatrici, con colori cangianti e caratteri slavi”.

Merlo abbozza poi una lista di adriatici (Enrico Mattei (Matelica), Raul Gardini (Ravenna), Umberto Saba, Italo Svevo e Claudio Magris (Trieste), Hugo Pratt (Venezia), Sergio Endrigo (Pola) Ennio Flaiano (Pescara), Fred Bongusto (Campobasso), Domenico Modugno (Polignano), Vito Laterza (Bari), Giuseppe Di Vittorio (Cerignola), Ottavio Missoni (Zara), Leo Valiani (Fiume), Pannella (Teramo), Fellini (Rimini), Antonioni (Ferrara)… senza contare Marco Polo, Lorenzo Lotto e Giacomo Leopardi).

E una lista di “sognatrici” adriatiche (Eleonora Duse (Chioggia), Maria Montessori (Chiaravalle), Leonor Fini (Trieste), Alida Valli e Rossana Rossanda (Pola), Renata Tebaldi (Pesaro), Donatella Di Pietrantonio (Arsita), Mariateresa Di Lascia (Rocchetta Sant’Antonio), Isabella Santacroce (Riccione), Silvia Ballestra (Grottammare), Liliana Cavani (Carpi), Margherita Sarfatti (Venezia), Marina Cicogna, (Venezia), Gigetta Tamaro (Trieste), le sorelle Nonino (Bassano del Grappa), Moira Orfei (Codroipo), Elisabetta Sgarbi (Rho Ferrarese), Lina Merlin (Padova), Laura Boldrini (Macerata), Tina Anselmi (Castelfranco Veneto), Barbara Jatta (Ruvo di Puglia); Nancy Dell’Olio (Bisceglie), Rosanna Fratello (San Severo), Livia Pomodoro (Molfetta), Vladimir Luxuria (Foggia), Valentina Vezzali (Jesi).

Avrete però notato che nella lista manca un genio come Jacovitti che più adriatico non si può, mentre l’unico molisano citato è Fred Bongusto il quale, a dispetto delle sue adriaticissime “Rotonde sul mare”, era un tirrenico addirittura stanziale con casa-rifugio a Ischia.

Visto se siamo davvero una regione adriatica, dovremmo includere anche i molisani delle Mainarde, patria dei nostri amati zampognari? E a Isernia e Venafro ci si sente forse apolidi, né zuppa né pan bagnato in mare?

E che dire infine del risvolto “geopolitico” legato alla “Operazione Tomastella” sul Molisannio? Avremo una destra filo-tirrenica e una sinistra filo Adriatica, nel senso di Macroregione?

Rimane comunque aperto il quesito di quanto orgoglio e identità adriatica e transnazionale possiamo vantarci. E non potendoci inorgoglire soltanto di Jacovitti, ci appelliamo dunque a lettori e ricercatori (De Fanis dove sei?) affinché sortiscano più nomi di moli-adriatici da non dimenticare.

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