Dopo la relazione dia

Le mafie nell’economia legale molisana: “Pnrr e caro vita, i rischi aumentano”

La Cgil Abruzzo e Molise avverte sui crescenti pericoli per le attività economiche e le famiglie e bacchetta i comuni: "Poche richieste ai bandi per i beni confiscati"

L’ultima relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia ha messo in luce come la criminalità organizzata sia sempre più presente nella cosiddetta economia legale anche in Molise e in Abruzzo. Non solo quindi spaccio di droga, estorsioni o usura, le infiltrazioni criminali sono sempre più visibili dal settore della ristorazione e dell’accoglienza a quello dell’energia, passando chiaramente per l’edilizia.

Per questo che oggi la Cgil di Abruzzo e Molise rimarca la necessità di alzare l’attenzione ma al tempo stesso mette in risalto come non ci sia stata risposta adeguata un’adeguata risposta dalle nostre parti ai bandi legati al Pnrr per il reimpiego dei beni confiscati alle mafie.

“L’ultimo rapporto della Direzione Investigativa Antimafia, pur riferendosi al primo semestre 2021 – scrive la Cgil -, fornisce molti elementi che confermano una situazione non tranquilla sulle infiltrazioni delle mafie e del malaffare nel tessuto economico dell’Abruzzo e del Molise.

Fino a non molti anni fa, l’immagine relativamente tranquilla in queste due regioni ha trasmesso spesso l’impressione che ci trovassimo di fronte ad isole felici o poco pervase da fenomeni mafiosi. A torto si è sempre cercato di dire che tutto sommato i segnali e gli eventi, che pur ci sono stati, erano marginali rispetto al resto del Paese.

Temi come il riciclaggio e il reinvestimento in settori commerciali, immobiliari, del turismo o l’usura sono sempre più frequenti e preoccupanti”.

Per il sindacato “l’analisi della Direzione Investigativa Antimafia mette in risalto come l’Abruzzo e il Molise, già in uno stato di preoccupante crisi economica, vivono ormai un crescendo di azioni e di infiltrazioni malavitose sempre più estese nel loro tessuto produttivo e sociale secondo le indagini e le inchieste. Un problema che con la pandemia si è acuito ancora di più, interessi che vanno dal turismo alla ristorazione, dal settore sanitario a quello dei rifiuti, dagli appalti e dall’energia, fino alla grande finanza”.

Ma l’analisi di Francesco Spina, segretario regionale di Cgil Abruzzo e Molise, va oltre. “A tutto questo occorre aggiungere altri due fattori. Il primo riguarda l’ulteriore crisi che si sta determinando per le famiglie e le imprese dovute all’aumento delle materie prime, dell’inflazione e del caro bollette che potrebbe ulteriormente far espandere gli interessi economici delle mafie, la seconda deriva dalle ingenti somme destinate agli appalti legati ai fondi Pnnr che saranno spesi.

Occorre vigilare su possibili interessi delle mafie e soprattutto avere la capacità di cogliere le opportunità per tutti i territori, specie quelli delle aree interne, di programmare e spendere i finanziamenti europei creando occupazione e lavoro, affinché l’economia produttiva sana sia sostenuta e crei benessere sociale che contrasta il malaffare. È alquanto paradossale il mancato utilizzo dei fondi che lo stesso Pnnr mette a disposizione sul reimpiego dei beni confiscati alle mafie.

Tranne qualche rara eccezione, nelle nostre regioni il bando dedicato alla valorizzazione economica e sociale dei beni confiscati alle mafie, non ha trovato riscontro. L’Avviso dispone di una dotazione finanziaria di 250 milioni di euro per la realizzazione di progetti nelle otto Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia), ma sono talmente poche le richieste che l’Agenzia per la Coesione territoriale ha prorogato i termini di scadenza, già previsti a febbraio, a fine marzo e poi di nuovo prorogati al prossimo 22 aprile. Eppure sono molteplici i beni confiscati tra Abruzzo e Molise”.

Un rapporto dello scorso dicembre evidenziava almeno 11 beni confiscati alla criminalità organizzata. Il Pnrr ha messo a disposizione i fondi, ma dai Comuni le risposte sono state insufficienti.

“La legalità è un bene troppo prezioso che non possiamo perdere – conclude Spina -. Bisogna impegnarsi per battere i pericoli di infiltrazioni mafiose e di corruzione, serve che ci sia una idea complessiva di contrasto alla povertà e rilancio economico sociale delle nostre regioni. Se non saremo in grado di programmare, avere una visione di sviluppo, costruire un agire comune, per creare lavoro e bloccare da un lato la probabile desertificazione delle attività produttive e dall’altro lo spopolamento a partire dai giovani, anche tutte le risorse disponibili per i prossimi anni dalla programmazione ordinaria e straordinaria europea, o non saranno spese o saranno investite con logiche vecchie e senza costrutto.

Oggi più che mai c’è urgente bisogno di unire le forze istituzionali, del partenariato sociale e di tutti coloro che operano nel campo sociale per costruire certezze e non promesse a partire dal lavoro e dal rispetto della legalità”.

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