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Nuove ombre sulla sanità

Cardarelli-Gemelli, Toma rilancia integrazione. Poi annuncia: “Roma vuole chiudere Punto nascita di Termoli”

Per il governatore-commissario alla sanità "è possibile un'integrazione dal punto di vista dei servizi" tra i due ospedali del capoluogo. Nuove ombre invece sul nosocomio di Termoli: "Valutazioni preoccupanti da parte del tavolo tecnico, sono stato sollecitato a chiudere Punto nascite", sottolinea in Consiglio regionale rispondendo alle interrogazioni di Micaela Fanelli e Gianluca Cefaratti

L’integrazione tra l’ospedale Cardarelli di Campobasso e la ex Cattolica e il Punto nascite del San Timoteo di Termoli al centro del dibattito sulla sanità in Consiglio regionale.

La prima, lo ricordiamo, era uno dei punti chiave del Programma operativo 2015-2018. Un progetto poi naufragato e che ora il governatore-commissario ad acta Donato Toma riporta in auge. Lo ha fatto ieri – 5 aprile – rispondendo ad un’interrogazione del capogruppo Pd Micaela Fanelli sulla ‘Vendita del Gemelli Molise S.p.A’, acquistato dalla società di investimenti Responsible Capital che lo scorso 4 marzo ha annunciato i primi obiettivi.

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Peccato che in realtà il ‘nuovo’ Gemelli Molise spa non ha firmato il contratto con la Regione Molise che dagli operatori privati acquista prestazioni sanitarie.

I contratti per le prestazioni sanitarie da erogare nel 2021 – spiega il presidente Toma – non sono stati sottoscritti né da Gemelli né da altre strutture private perché i tetti di spesa sono ritenuti troppo bassi rispetto al lavoro svolto”. Il capo della Giunta regionale ricorda al tempo stesso anche ci sono stati anche dei ricorsi “sfavorevoli ad alcune strutture”. Poi annuncia che “l’integrazione (tra Cardarelli e Gemelli, ndr) sarà oggetto di ulteriori approfondimenti perché il quadro è cambiato” riferendosi al socio di maggioranza del Gemelli “che potrebbe rendere quel progetto di integrazione fisica previsto nel Pos 2015-2018 non attuabile”. Quindi, è impossibile trasferire i reparti del Cardarelli nel vicino ospedale di Largo Gemelli.

Piuttosto, esplicita il governatore-commissario ad acta, “penso che sia attuabile solo un’integrazione funzionale non quella fisica, ossia dobbiamo attuare un’integrazione dal punto di vista dei servizi“. Nell’attuale Pos “il Gemelli partecipa dal punto di vista dell’integrazione dell’offerta ospedaliera” e per definire nuovi accordi è necessario il via libera del tavolo tecnico romano, composto da Ministero dell’Economia e da Ministero della Salute.

Ad ogni modo, le interlocuzioni con la nuova proprietà che di recente ha acquisito l’ospedale privato del capoluogo sono state avviate: “Vogliamo capire il programma che la Gemelli spa vuole attuare: ho incontrato la nuova proprietà e siamo in attesa del nuovo piano industriale”, dice ancora il presidente della Regione che a giugno dovrebbe presentare la prima bozza del nuovo Programma operativo 2022-2024 e che a Roma ha chiesto l’abolizione del commissariamento.

Il capo della Giunta parla anche del nosocomio adriatico rispondendo all’interrogazione del consigliere Gianluca Cefaratti su “Chiarimenti in merito al punto nascita dell’ospedale San Timoteo di Termoli“. “Il punto nascita di Termoli, in forza delle decisioni del Tar, è aperto – sottolinea Toma – e non procederò alla chiusura anche se ho ricevuto sollecitazioni per la chiusura: il tavolo tecnico ha fatto valutazioni preoccupanti a causa del numero dei parti inferiore al numero previsto di 500 l’anno (previsto dal decreto Lorenzin, ndr). Valuteremo questa situazione al tavolo tecnico del 12 aprile”.

La battaglia delle mamme e i ricorsi di associazioni e comitati potrebbero essere cancellati da Roma con un colpo di spugna. La deroga concessa all’ospedale termolese questa volta non potrebbe tenere. Probabilmente non solo a causa dei parametri numerici che non vengono rispettati, ma anche per la costruzione del nuovo ospedale di Vasto dove vengono già assistite molte mamme residenti in Basso Molise.

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