Molisannio, i sindaci frenano l’entusiasmo di Toma: “Decide da solo a un anno dalle elezioni”
Se per il sindaco di Campobasso è uno “spot elettorale”, il primo cittadino di Isernia apre all’ipotesi del Molisannio “purché non celi l’incapacità di mettere in piedi un vero progetto di sviluppo”. Sibillino Roberti di Termoli: “Tema che non mi appassiona”
La domenica del governatore Donato Toma trascorsa col sindaco Clemente Mastella si è conclusa con un annuncio ufficiale sulla sua intenzione di allargare i confini della nostra regione alla provincia beneventana.
“I tempi sono maturi e noi facciamo sul serio” hanno detto ai microfoni delle testate locali. Il presidente della giunta molisana, tornando a parlare del Molisannio, questa fusione del Molise col versante sannita della Campania, ha snocciolato i pregi di questa nuova entità territoriale in cui Campobasso resterebbe capoluogo e ci sarebbe un aumento considerevole della popolazione che passerebbe dagli attuali 290 mila a più di mezzo milione di abitanti. La sola provincia di Benevento, infatti, conta quasi come tutto il Molise (secondo gli ultimi dati Istat è abitata da 266716 persone).
Più abitanti dunque più servizi, ricchezza e soprattutto più peso nel quadro generale delle influenze territoriali.
Per ora che il Molisannio sia un’idea tutta nella testa di Donato Toma e Clemente Mastella è confermato dallo stesso presidente molisano che infatti sempre ieri ha detto: “Ne parlerò coi miei e con tutte le forze politiche”. Ergo: fino a questo momento Toma ha fatto tutto da solo, in perfetto stile ‘one man band’ che è stata in più occasioni la cifra della sua azione politica.
Che sia partito in quarta senza dire niente a nessuno è talmente vero che il sindaco di Termoli, Francesco Roberti, casca dal pero quando stamane a Primonumero ha ammesso di non conoscere i contenuti e dunque di non poter dare giudizi aggiungendo, però, che l’argomento “non mi appassiona”. Escludendo che il sindaco non abbia aperto un giornale nell’ultima settimana, il suo atteggiamento sembra più che altro celare una strategia politica di non mettersi in una posizione scomoda col vertice regionale a un annetto dalle elezioni.
Elezione per le quali Toma ha già dato disponibilità ad una sua ricandidatura molti mesi fa. Se con Forza Italia e il neo sposo Silvio Berlusconi non è dato saperlo, ma certo questa improvvisa passione per Mastella che recentemente ha fondato un suo partito è quantomeno sospetta.
Chi sembra non temere affatto di essere all’opposto della barricata, invece, è il primo cittadino di Campobasso.
Per Roberto Gravina tirare fuori dal cilindro “la vecchissima storia del Molisannio, che fa il paio con l’altra idea, quella della Maldaunia, che rispunta spesso e volentieri a ridosso di scadenze elettorali, è assurdo. Sbagliato parlarne in questi termini senza prima aprire un confronto. E sbagliato ancor di più questo tentativo di far passare il messaggio che un aumento di popolazione porterebbe a indubbi vantaggi per esempio sul piano della ripartizione del fondo sanitario. I testi – lo dico spesso – non sono inviolabili, le norme vengono fatte dal parlamento e possono essere cambiate se c’è la volontà politica. Mi viene il dubbio che questa estensione dei nostri confini nasconda una voglia della provincia di Benevento di rivendicare un peso istituzionale, del resto sappiamo che la provincia beneventana ha quasi lo stesso numero di abitanti dell’intero Molise e questo le permetterebbe di lanciare un’opa sul Molise e sulla città capoluogo. L’iter legislativo per una annessione, poi, sarebbe lunghissimo, quello che invece è importante fare oggi è impegnarsi sul piano delle riforme strutturali, è lì che va focalizzata l’attenzione e non su operazioni che hanno il gusto di una ennesima trovata elettorale che non porterà vantaggi neppure a chi la propone”.
Un concetto simile lo ha espresso anche il sindaco di Isernia Piero Castrataro che in premessa dice: “Non siamo stati coinvolti dal presidente Toma ma voglio dire subito che non sono un fautore delle piccole regioni quindi ben venga discuterne. Forse, però, prima di parlare del Molisannio dovremmo parlare di un progetto di sviluppo regionale. Calare dall’alto decisioni come questa sembra un modo per nascondere l’incapacità di affrontare con serietà i problemi dello spopolamento e di sviluppare una idea che possa sopravviverci”.


