Racket a campobasso

Estorsione per conto di “amici di Napoli”, imprenditore si ribella e denuncia

Per mesi ha subito le minacce di due persone che ogni settimana si presentavano al negozio del capoluogo avanzando richieste di soldi. I due sono stati fermati dalla squadra mobile durante la cessione di 5mila euro da parte del titolare dell'attività commerciale. Accusati di estorsione aggravata, è pronto a partire il processo

Due persone fermate dalla squadra mobile ed un processo che il 6 aprile inizierà davanti al tribunale collegiale di Campobasso. L’accusa è di estorsione aggravata. La vittima è un imprenditore di Campobasso che dai due uomoni, entrambi della provincia di Latina ma in città “per conto di alcuni di amici di Napoli”, ha subito minacce e ritorsioni affinché consegnasse loro 55mila euro.

Una brutta storia di minacce ed intimidazioni che si è consumata in lunghi mesi di indagine dopo la denuncia dell’imprenditore che a quelle richieste di denaro e a quelle sopraffazioni ad un certo punto si è ribellato. Un giorno, dopo l’ennesimo ricatto, ha bussato agli uffici della questura di via Tiberio e ha vuotato il sacco raccontando l’incubo che stava vivendo dopo che, nel suo percorso imprenditoriale, aveva deciso di rilevare un’azienda. E’ stato proprio l’ex titolare di quell’azienda ad iniziare lo stillicidio di richieste di denaro che con il tempo sono diventate sempre più pressanti.

Le indagini della squadra mobile sono state coordinate dalla Procura di Campobasso e il clou delle minacce e della consegna dei soldi che l’imprenditore è stato costretto a fare è stato immortalato dalle immagini dei sistemi di video sorveglianza.

Si presentavano settimanalmente a Campobasso nell’attività commerciale della vittima, ed  erano soliti farsi annunciare come “gli amici di quelli di Napoli”. In sostanza si dichiaravano creditori per conto di altri. Dinamiche che avrebbero generato nell’imprenditore campobassano anche paura e terrore per la sua famiglia.

La somma per “stare tranquillo” doveva essere di 55mila euro. Ma l’esercente d’accordo con la polizia riesce ad ottenere una rateizzazione. Quindi si accorda con i due estorsori per una prima quota di 5mila euro. Si incontrano, l’imprenditore consegna la busta con i soldi ed è qui che la polizia esegue il fermo in flagranza di reato.

Il 6 aprile inizia il processo davanti al tribunale collegiale di Campobasso. L’imprenditore si è costituito parte civile, a rappresentarlo c’è l’avvocato Giuseppe Fazio. Uno dei due imputati ha scelto il rito abbreviato ed è stato condannato in via definita a due anni e due mesi di carcere.

“E’ un 629 consumato” dice in gergo l’avvocato Fazio. Significa che è un’accusa (provata da immagini e pedinamenti) di estorsione avvenuta mediante violenza e minacce. E se l’imprenditore non avesse avuto il coraggio di parlare probabilmente a quest’ora si rischiava di raccontare epiloghi diversi. L’imputato a processo rischia una pena che va dai 5 ai 10 anni di reclusione.

leggi anche
usura ed estorsione
Lo studio
Usura e racket, sempre più aziende a rischio. Un imprenditore su tre non sa che fare
commenta