La ricostruzione, i dubbi, il progetto

Energia pulita dal biometano, chi c’è dietro il faraonico progetto della nuova centrale di Riccia?

Se lo chiedono il sindaco Pietro Testa e la capogruppo del Pd in Regione Micaela Fanelli. Una piccolissima società casertana ha già ottenuto quasi tutte le autorizzazioni per realizzare un mega impianto milionario per la produzione di gas nelle campagna del Fortore. Al momento il progetto è congelato "ma fare ostruzionismo non serve e se hanno le carte in regola e sono seri potremo fare ben poco per impedirglielo” questa la replica del primo cittadino al comitato “Borgo pulito” che si sta opponendo all’iniziativa. Sulla stessa Piana della Melia è al vaglio anche un secondo progetto relativo all’eolico.

Un capitale sociale di appena mille euro, due soci, uno napoletano l’altro genovese, e un progetto imponente stimato in circa 12 milioni di euro per la produzione di biometano nelle campagne del Fortore.

Sono due anni che si lavora per realizzare una centrale a energia pulita a Riccia: una vasta iniziativa imprenditoriale sulla Piana della Melia è stata avanzata al Municipio anche se i dettagli sono emersi solo nelle ultime settimane, precisamente da quando il neonato comitato spontaneo Riccia Borgo pulito ha cominciato a opporsi al progetto.

Quello energetico è un tema centrale nelle politiche europee, italiane e degli enti locali. In un momento in cui la ‘fame’ di fonti rinnovabili, pulite e di gas, in particolare, è parecchio sentita, cresce anche il dibattito sugli impianti di produzione. Con tutte le conseguenze del caso.

Riccia è un esempio straordinario per descrivere questa fase che vede interessi contrapposti: da un lato la tutela del territorio e del paesaggio, dall’altro la richiesta crescente di energia pulita volta alla riduzione delle emissioni, all’indipendenza energetica e allo sfruttamento delle reti già presenti in Italia.

progetto biomasse riccia
riccia biomasse

La Piana della Melia, questa vasta campagna fortorina al confine con la Campania, è attraversata dalla rete nazionale del metano e dunque è molto appetitosa per la Agrimetano sud, una minuscola società di Dragoni (provincia di Caserta) nata esattamente due anni fa per volontà dei soci Alberto Battiloro e Raffaele Pendolino che con 500 euro ciascuno l’hanno costituita a marzo del 2020 come leggiamo sulla loro visura camerale.

Cosa farà la Agrimetano sud a Riccia è scritto nero su bianco nella loro procedura abilitativa semplificata (la Scia per intendersi) presentata al Suap che è andata molto avanti in questi due anni anche se – ed è notizia di ieri – al momento è tutto congelato a causa di una Valutazione di incidenza (VIncA) ancora da ottenere dalla Regione Campania. L’impianto, infatti, dovrebbe sorgere molto vicino a un sito di interesse comunitario, il bosco di Castelpagano e il torrente Tammarecchia, e siccome la giunta campana ha reso più stringenti i criteri per il rilascio della Valutazione di incidenza la Scia della Agrimentano è, al momento, inefficace.

Una volta sanata questa carenza non sarà semplice “impedire l’iniziativa imprenditoriale”, questo diceva qualche giorno fa il sindaco Testa affermando pure “che la società ha le carte in regola e non possiamo fare ostruzionismo”.

L’intero impianto, compreso di strade di accesso, vasche e prefabbricati occuperà meno di 5 ettari di terreno. Sarà interamente recintato, avrà due comignoli, uno sempre acceso dal quale usciranno continuamente fumi di combustione, l’altro da utilizzare saltuariamente. La centrale prenderà le biomasse agricole e zootecniche (e cioè le colture dedicate, i sottoprodotti, gli scarti agricoli e le deiezioni di animali quali suini, ovini e bovini) dalle aziende e dalle stalle locali. Le biomasse finiranno in un digestore anaerobico da quale verrà fuori biogas che alimenterà l’impianto di biometano (che avrà una capacità produttiva inferiore ai 500 standard metri cubi), cioè gas da immettere nella rete nazionale.

Non si tratta di rifiuti ma di biomasse, e questa è una differenza importante, tanto che è una attività consentita anche sulle zone agricole come è per l’appunto classificata dal piano regolatore la Piana della Melia. Le biomasse che alimenteranno la centrale dovranno provenire “prevalentemente dei territori limitrofi”, questo significa che saranno le stesse aziende agricole del Fortore a fornire sottoprodotti per la produzione di biometano. Mentre i proprietari dei terreni potranno mettere gli stessi a disposizione della società per gli scarichi.

A dare l’ok (ciascuno per le proprie competenze) sono stati già i Vigili del fuoco, l’Arpa e c’è già anche il nulla osta idrogeologico. Associazioni ambientaliste, almeno fino a questo momento, non si sono opposte, l’unica è Italia Nostra che infatti è intervenuta anche all’incontro organizzato da comitato Borgo pulito mercoledì 16 marzo (Ristorante Jezza ore 19).

locandina riccia

Quali ricadute avrà tutto questo sul territorio di Riccia?

Per il sindaco “ci sarà qualche posto di lavoro in più e un vantaggio economico per le aziende agricole e zootecniche del posto che conferiranno nell’impianto. Se la società si dimostrerà seria potrà creare un po’ di sviluppo nella zona e poi, sorgendo a un chilometro di distanza dalle prime attività (un ristorante e un salumificio) non penso che il problema dell’odore sgradevole lamentato da alcuni imprenditori del posto sarà particolarmente impattante. Ho visitato un impianto simile, la puzza è quella che si sente vicino alle stalle. Forse un impatto lievemente superiore lo avrà il traffico di camion (Riccia non ha una tangenziale quindi i camion dovrebbero transitare nel centro abitato come ha denunciato il comitato civico, ndr). Ho sentito Legambiente, Wwf, Università, Coldiretti e non sono contro il progetto. Non vorrei, come temo, che si stai utilizzando l’argomento per farne un attacco politico nei confronti della mia maggioranza utilizzando le legittime preoccupazioni dei cittadini.

pietro testa sindaco riccia

Semmai l’aspetto che dovrebbe preoccuparci è il rischio che la società impieghi biomasse qualificate come rifiuti (per esempio l’umido) ma in quel caso dovrebbe ottenere apposita autorizzazione. Il timore più grande riguarda la possibilità che chi ha fatto le richieste passerà di mano il progetto a qualche multinazionale subito dopo aver ottenuto il lasciapassare e vorrei sapere nel caso a chi visto che abbiamo il diritto di conoscere con chi abbiamo a che fare realmente”.

Che la Agrimetano sud sia solo un tramite per concludere l’affare lo sospetta anche la consigliera regionale Micaela Fanelli la quale è contraria al progetto. Lei, che per dieci anni ha guidato il Municipio riccese, ha detto no all’impianto di produzione di biometano “non perché sia contro le fonti energetiche alternative, mai come in questo momento in cui a tutti è evidente la necessità di diversificare la produzione e rendersi energeticamente autonomi. Ma perché la localizzazione di questi due impianti (è contraria anche al parco eolico, ndr) non è ‘neutra’ e si vorrebbero realizzare in aree ad alto pregio naturalistico ed ambientale e a rilevanti evidenze culturali che potrebbero porsi in contrasto con le necessità di tutela ambientale e soprattutto in contrasto con le esigenze delle imprese, delle produzioni agroalimentari di qualità e delle strutture ricettive e turistiche presenti”.

Sta di fatto che se davvero la Agrimentano sud riuscirà nel suo intento imprenditoriale dimostrandosi una società seria e in grado di saper cogliere le sfide energetiche del futuro “chi – come teme il sindaco Testa- ha solo cavalcato l’onda di questo dissenso per fini personali si ritroverà con un danno di immagine reale. Non bisogna fare allarmismo ma stare ai fatti”.

A generare i timori nella popolazione è anche l’impianto eolico (sette pali da 180 metri l’uno) per il quale è in corso l’iter amministrativo. Parco che dovrebbe sorgere ancora sulla bellissima Piana della Melia. Contro l’eolico anche Cercemaggiore che ha avviato una petizione per dire no a questo progetto. 

L’avvocato Gianluigi Ciamarra, presidente di Italia Viva, ne ha parlato mercoledì sera a Riccia: “Stiamo facendo delle osservazioni per questo progetto, qualcosa di simile era stato avanzato anni fa e il Consiglio di Stato ha respinto  l’istanza autorizzativa valutando le caratteristiche ambientali e paesaggistiche del posto. Confidiamo che accadrà qualcosa di simile per questa nuova richiesta. L’effetto cumulo tra centrale a biometano e parco eolico ci preoccupa”.

 

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