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Chernobyl, l’incubo nucleare oltre le bombe. Sforzi moltiplicati per i piccoli malati oncologici

A distanza di 36 anni dal gravissimo incidente nucleare, la centrale ucraina torna a fare paura. Il racconto di Adelmo Di Lembo, fondatore di ‘Solidarietà senza confini’: “La nostra associazione è nata dopo quel disastro”, racconta. “All’ospitalità si è aggiunto l’aiuto dal punto di vista sanitario: tanti bambini si sono ammalati di leucemie, tumori all’apparato genitale o al cervello”. Nuovo appello alle donazioni

Trentasei anni. Ne sono trascorsi tanti dal devastante incidente di Chernobyl. I timori di un nuovo disastro si sono acuiti negli ultimi giorni: la guerra in Ucraina ha provocato interruzioni della rete elettrica al sistema di raffreddamento della centrale nucleare più grande d’Europa. E le autorità ucraine hanno rilanciato i rischi legati alle possibili radiazioni.

Ricorda benissimo quanto accaduto il 26 aprile del 1986 Adelmo Di Lembo, il fondatore di ‘Solidarietà senza confini’: da quella drammatica esperienza è nata l’associazione che oggi si è rimessa in moto e ha riattivato il sistema dell’accoglienza per ospitare le persone in fuga dalla guerra. “Ricordo che, nel 1986, dopo l’esplosione e l’incendio di uno dei reattori di Chernobyl ci fu un allarme generalizzato: ad esempio, non si potevano mangiare le verdure a foglie larghe, né bere il latte (anche l’Italia fu raggiunta dalla nube tossica che si era sprigionata nello scoppio, ndr). Le persone vennero sfollate dai villaggi che si trovavano nel raggio di circa 40 chilometri dalla centrale nucleare e iniziarono a insorgere patologie gravissime che non hanno risparmiato i bambini: leucemie, tumori all’apparato genitale o al cervello”, racconta Di Lembo. “Dopo quel disastro, leggendo un articolo sul giornale con mia moglie, ci è venuta l’idea di creare un’associazione. Ne abbiamo parlato anche con alcuni amici e abbiamo formato il gruppo che ha costituito l’associazione ‘Solidarietà senza confini’.

Per oltre 15 anni, con i nostri progetti di accoglienza, abbiamo ospitato oltre mille bambini provenienti dalla zona di Chernobyl in altrettante famiglie. Poi è iniziata la collaborazione con la onlus Soleterre a Kiev per il sostegno a distanza di bambini ucraini malati di tumore”. Inoltre, “anche la nostra associazione ha contribuito alla costruzione di una Casa di accoglienza a Kiev, la Dacha, per i bambini malati oncologici”. Senza le strutture realizzate dalle associazioni di volontariato, i più piccoli non avrebbero potuto ricevere adeguate cure sanitarie. “In quel Paese l’assistenza sanitaria è quasi inesistente”.

La paura di quello che potrebbe succedere alla centrale nucleare si lega in maniera più tragica al conflitto in corso, nel quale non vengono risparmiati nemmeno gli ospedali pediatrici.“La situazione è molto pericolosa e precaria, abbiamo saputo – aggiunge Adelmo Di Lembo – che Soleterre è stata costretta ad evacuare due ospedali pediatrici di Kiev a causa dei bombardamenti. I piccoli sono stati trasferiti al San Matteo di Pavia e all’Istituto dei Tumori di Milano”.

L’associazione ‘Solidarietà senza confini’, grazie anche all’intervento di Soleterre, è riuscita ad ottenere il trasferimento dall’ospedale di Varsavia a Roma di un bambino malato di leucemia, il fratellino di una delle ragazze attualmente ospitate proprio da Adelmo di Lembo. “Il piccolo – spiega – potrà essere curato meglio a Roma, anche se non sappiamo in quale ospedale sarà ricoverato”. Gli sforzi dell’associazione quindi si sono moltiplicati per aiutare i piccoli pazienti oncologici, oltre ai rifugiati che in Molise sono già arrivati o che lo faranno nelle prossime ore. A casa Di Lembo si sta ospitando una famiglia di cinque persone. Tutto in maniera volontaria.

Più di quaranta ucraini sono invece giunti in Molise e ospitati tra Campobasso, Jelsi, Termoli, Torella del Sannio e altri paesi della provincia. “Abbiamo ricevuto tantissime risposte dopo aver lanciato l’appello per chiedere la disponibilità di alloggi in cui ospitare i profughi dall’Ucraina. In più ricordo che è attiva una raccolta fondi per i beni di prima necessità. Abbiamo scelto un garante esterno, il sindaco di Campobasso, in qualità di figura istituzionale che farà da garante sulla raccolta e sull’utilizzo dei fondi destinati all’accoglienza”, conclude il presidente dell’associazione ‘Solidarietà senza confini’.

Chi possiede appartamenti vuoti, alloggi di qualunque genere da mettere a disposizione dell’accoglienza temporanea dei profughi può scrivere o chiamare questo contatto telefonico: 3397196749. Invece le donazioni possono essere fatte all’Associazione Solidarietà Senza Confini, utilizzando l’IBAN IT29T0306903805100000014496 –con causale: accoglienza profughi ucraini.

(foto Facebook Soleterre)