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Sanità, bilancio amaro e futuro nebuloso: “Rischiamo di fallire Pnrr”. E sulle cure: “Vuoto assistenziale che produrrà effetti dannosi”

I progetti andranno presentati entro fine mese ma da più parti alla conferenza indetta dall'associazione 'Salutequità', e in primis dall'Ordine dei Medici, si denuncia la mancata condivisione e l'assenza ad oggi di un tavolo ad hoc per il Pnrr. Impietose poi le analisi sul sistema sanitario e sul diritto alla cura, quest'ultimo aggravatosi particolarmente in tempo di pandemia. "Abbiamo assistito, impotenti, a un vuoto assistenziale che nel tempo produrrà dannosi effetti, in termine di morbilità, mortalità e aumento della spesa”.

È un bilancio davvero amaro quello emerso nell’incontro promosso da Salutequità, tenutosi negli scorsi giorni al Circolo Sannitico di Campobasso. “In Molise – la nefasta sintesi – l’articolo 32 della Costituzione non gode di buona salute”.

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I lavori si sono aperti con il saluto istituzionale del sindaco del capoluogo Roberto Gravina (il Comune di Campobasso ha patrocinato l’evento, ndr), che ha subito annunciato ai presenti l’accoglimento da parte del Consiglio di Stato del ricorso contro l’ultimo POS della Regione Molise, specificamente riguardo alla trattazione di chi è colpito da ictus emorragico.

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La parola è poi andata al referente dell’associazione ‘Salutequità’, il dottor Tonino Aceti, che ha tenuto una esaustiva relazione sull’adempimento della nostra regione rispetto a precisi indicatori sanitari nazionali. “Il Molise è dal 2019 la penultima regione per i LEA, con particolare riguardo a screening oncologici e assistenza ospedaliera, situazione inevitabilmente in peggioramento durante la pandemia”. Sul punto l’analisi è stata forte e chiara: “Ciò non è ascrivibile a un problema economico, dal momento che siamo in linea con i finanziamenti nazionali, ma a mancata organizzazione e inadeguata allocazione delle risorse”.

E ancora: “Anche per l’ADI (assistenza domiciliare integrata, ndr) la nostra Regione non è messa bene, con 9 ore di assistenza rispetto alle 50 di altri territori; per la Telemedicina abbiamo avuto una sola esperienza prima del Covid, il Fascicolo sanitario elettronico è stato avviato ma poco utilizzato, per mancanza di comunicazione efficace e capillare. Abbiamo perso negli ultimissimi anni oltre mille unità di personale sanitario, risultando al momento solo 7,5 unità per 1000 abitanti rispetto ai 10,7 della Valle D’Aosta: ciò contribuisce a registrare la mobilità passiva più alta d’Italia, a fronte di ben 142 milioni di risorse a disposizione, non utilizzate”. E ancora: “Per il recupero delle prestazioni ambulatoriali non erogate ai pazienti cronici durante la pandemia, il crono programma molisano di fine anno 2022 è insufficiente”.

Un’analisi impietosa, anche in termini prospettici: “In tale scenario potrebbero quindi fallire i progetti regionali relativi al PNRR: sappiamo che il termine per la loro presentazione è stato fissato al 28 febbraio, con possibilità di erogazione di ben 50 milioni come prima trance, ma a oggi non è stato ancora costituito un Tavolo ad hoc, non sono stati sentiti gli operatori sanitari, anche tramite i loro Ordini professionali, le Associazioni e tutti gli attori disponibili per processi riorganizzativi condivisi”.

Quindi il riferimento alla vicenda giudiziaria legata al Programma Operativo Sanitario. “Il POS, anche per mancata condivisione, è stato recentemente impugnato dal Comune di Campobasso” e, appunto, abbiamo visto come è andata al Consiglio di Stato, dopo un primo rigetto del Tar Molise. Tonino Aceti ha concluso evidenziando come, proprio per l’assenza di ogni confronto, il PNRR sia per il Molise una grande incognita, mentre in una regione piccola costituirebbe una sfida importante. “Paghiamo probabilmente lo scotto di carenza in Regione di professionalità e competenze e non abbiamo la cultura delle scelte condivise e giuste per tutti i cittadini. Nello stesso tempo dovremmo sollecitare la nomina del Sub-Commissario ad Acta, trovare soluzioni alla grave carenza di personale, ma soprattutto occuparci di PNRR senza accantonare tutto il resto”.

Presente anche il Dg Asrem Oreste Florenzano che ha preso la parola dichiarando che gli adempimenti indicati sono appannaggio della Struttura Commissariale (al momento manca, come detto, un Sub-Commissario), ribadendo che al suo arrivo ha trovato una situazione peggiore di quella evidenziata, che si è sempre mosso nell’obiettivo di risanare il bilancio e che sono in fieri i concorsi a Direttore di unità ospedaliere.

Vari gli interventi, tra cui quello della Consigliera Micaela Fanelli, che ha messo in evidenza le criticità di un annoso commissariamento scellerato e della nuova legge Balduzzi in un territorio così parcellizzato e con gravi carenze di risorse umane. La capogruppo Pd in Consiglio regionale ha poi denunciato un sistema a scarsa trasparenza nella recente vendita di una struttura accreditata (Gemelli Molise, ndr), e ha invitato i decisori a una pronta concertazione sul PNRR e all’integrazione dei servizi socio-sanitari, in cui la parte sociale rappresenta in Molise la “cenerentola” della Sanità.

La Presidente dell’Ordine delle Professioni infermieristiche, Cristina Magnocavallo, augurandosi una tempestiva chiamata di collaborazione, ha parlato di Telemedicina e del ruolo degli infermieri durante il Covid, che con abnegazione hanno fornito al paziente, a domicilio prestazioni sociali oltre quelle sanitarie, evidenziando così i loro reali bisogni sul territorio.

Il Dottor Giovanni Di Nucci, Direttore della Medicina ospedaliera di Agnone, si è dichiarato preoccupatissimo invece per le aree interne, dove a breve saranno carenti i servizi ospedalieri e territoriali, senza nemmeno la possibilità per i cittadini di ricorrere al privato, come attualmente avviene nei centri più grandi.

Per l’Ordine dei Medici (Omceo) di Campobasso, guidato dalla dottoressa Carolina De Vincenzo, è stato confermato il “mancato coinvolgimento del nostro Ente nell’elaborazione dei progetti per il PNRR, che segue al mancato riscontro negli anni di sollecitazioni, proposte e analisi delle criticità del Servizio sanitario regionale, inoltrate alla dirigenza regionale e aziendale. Fin dall’inizio della pandemia avevamo più volte espresso la preoccupazione per la drastica riduzione delle prestazioni per le patologie non-Covid, acute e croniche, suggerendo anche percorsi facilitati e alternativi nella specialistica ambulatoriale, essenziali per la cura dei pazienti che avevano difficoltà di accesso in ospedale.

In tempo di pandemia – prosegue la Presidente dell’Ordine – diventava essenziale rispondere sul territorio ai numerosi bisogni di salute del cittadino, non certo azzerati dal Covid; abbiamo assistito invece, da osservatori privilegiati ma impotenti, a un vuoto assistenziale che nel tempo produrrà dannosi effetti, in termine di morbilità, mortalità e aumento della spesa”.

Dunque l’amara chiosa: “L’’art. 32 della Costituzione in Molise non gode affatto di buona salute: la causa maggiore della mancanza di equità e del diritto alle cure è sicuramente riconducibile al perdurare di un CUP non in linea con le direttive ministeriali, ormai vecchie di anni, che, unico in tutta Italia, non garantisce le prestazioni urgenti e assegna tempi biblici a quelle programmabili, tanto che sarebbe meglio affermare responsabilmente che in Molise non si può fare diagnosi sul territorio, essendo venuta meno la possibilità di eseguire qualsiasi esame strumentale in tempo utile.

La maggior parte dei cittadini molisani è atavicamente rassegnata e non pienamente consapevole delle ripercussioni dannose sulla propria salute, molti trovano risposte nelle regioni limitrofe, quelli che possono permettersi di spendere ricorrono alla sanità privata”.

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