Prova del Dna, luminol e scanner: il Ris ricostruisce il delitto seguendo il sangue
Iniziano oggi gli esami con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, per studiare la forza utilizzata da Giovanni De Vivo nell’aggressione a Cristiano Micatrotta, la possibile sequenza dei fatti considerando i movimenti degli attori della scena, la posizione assunta della vittima e come ha agito l’indagato
Ris al lavoro su indumenti, armi e tracce ematiche fotografate sul luogo del delitto. Oggi i carabinieri del reparto scientifico di Roma entrano nel vivo dell’esame scientifico per ricostruire l’omicidio di Natale a Campobasso.
Si entra nel vivo della cosiddetta Bloodstain Pattern Analysis (Bpa) vale a dire nello studio delle macchie di sangue e dunque della loro interpretazione su quanto rilevato in via Giambattista Vico a Campobasso. Esame che servirà ad offrire informazioni, con certi margini di accuratezza, sulla criminodinamica.
Un metodo – quello della tecnica Bpa – che in Italia ha preso piede circa 20 anni fa con l’omicidio di Novi Ligure ma di cui si trova riscontro negli Stati Uniti già alla fine del 1800 e che è stato poi introdotto anche nel nostro Paese come ulteriore forma d’indagine diretta che viene ad affiancarsi alle risultanze medico-legali e al tradizionale sopralluogo, al fine di permettere agli inquirenti una stima su: forza utilizzata dall’aggressore, la possibile sequenza dei fatti considerando i movimenti compiuti dall’aggressore, la posizione assunta dalla vittima e come ha agito l’aggressore.
Tutto questo oggi è sotto lo scanner dei carabinieri del Ris di Roma che alla fine degli accertamenti, in base alle risultanze, relazioneranno sulla dinamica del delitto che ha visto la morte del giovane geometra di Campobasso.
Va detto che la Bpa non serve a ricondurre alla responsabilità dell’aggressore, oppure la sua presenza in un dato luogo, che invece viene stabilita dalla tipizzazione del profilo genetico con lo studio delle impronte digitali (che pure sarà effettuato) ma rappresenta invece un valido supporto per gli inquirenti che sulla scorta delle risultanze medico-legali, e dello stato dei luoghi dove il reato si è consumato, possono ricostruirne la scansione degli accadimenti.
Va detto che la Procura di Campobasso ha acconsentito all’utilizzo della tecnica Bpa su richiesta dell’avvocato Mariano Prencipe che difende Giovanni De Vivo, in carcere per omicidio volontario, ma anche su istanza degli avvocati Fabio Albino e Domenico Fiorda, che rappresentano invece la famiglia di Cristiano Micatrotta. I legali hanno nominato peraltro i propri consulenti di parte che parteciperanno agli esami avviati nella giornata odierna: il generale Luciano Garofano (ex comandante del Ris di Parma) per la famiglia De Vivo e la genetista Marina Baldi per la famiglia di Cristiano Micatrotta.
Dagli esami sul sangue potrebbero venire risposte utili a diradare i dubbi emersi finora, anche in merito alle testimonianze rese ai carabinieri dalle due persone presenti sulla scena del crimine e che probabilmente hanno tuttora ricordi poco chiari su quei momenti, considerando che ambedue dicono di non aver visto il coltello se non quando Cristiano è stato purtroppo raggiunto dal fendente mortale.
E proprio il sangue repertato sugli indumenti e sull’asfalto di via Vico potrebbe offrire risposte sui “comportamenti” direttamente correlati all’azione aggressiva, in funzione della forza con cui l’unico colpo mortale è stato vibrato su Cristiano e alla posizione delle parti. E, in buona sostanza, tutto ciò sarà possibile grazie a uno studio tridimensionale che riguarderà la “crime scene”, la direzione del fendente, con un dato angolo di impatto, senza dimenticare la forza di gravità sul movimento del flusso di sangue.
Dunque la Bpa – così come le risultanze dei dati estrapolati dai quattro telefoni cellulari – servirà a confutare oppure confermare anche le dichiarazioni dei testimoni (oltre che dell’indagato) che potrebbero non essere coerenti con quanto emergerà dai fatti evidenti.


